Il caffè pedagogico

Il gioco e l’arte come mezzi per educare: Bruno Munari

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"Complicare è facile; la semplificazione è il segno dell’intelligenza". È il motto di un artista, intellettuale e pedagogista, la cui genialità è vestita di semplicità nell’animo e nel metodo: Bruno Munari.

Personaggio talentuoso e poliedrico, considerava l’arte un mezzo per esprimersi col sorriso, essendo l’artista mago, scienziato e bambino canalizzatore di tutto lo stupore che viene dall’incantesimo delle forme, dei colori delle più ardimentose avventure percettive.

La sua arte ha una funzione ben precisa: nasce dal bisogno di comprendere i meccanismi dell’esistenza, generando nuovi spazi dell’abitare infiniti mondi dell’immaginazione, collezioni di oggetti non convenzionali, territori del gioco e del disorientamento, racconti utopici e poetici affinando, come la più scaltra delle chiavi, lo spirito ancestrale della creatività.

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Munari nasce a Milano nei primi del ‘900. E’ stato uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design della grafica del XX secolo. La sua attività artistica ha contribuito ad arricchire diversi campi dell’espressione visiva: dalla pittura alla scultura, dalla cinematografia al disegno industriale e alla grafica. Non è tutto, poiché ritroviamo Munari nell’ambito della scrittura, della poesia della didattica (l’espressione cosiddetta non visiva), ed è proprio la didattica e l’aspetto educativo delle sue “creazioni” che approfondiremo.

«Conservare l’infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare. – egli afferma- I bambini di oggi sono gli adulti di domani, aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili, un bambino creativo è un bambino più felice». La creatività dunque è fondamentale per educare, secondo uno dei pensatori più moderni e attuali in campo pedagogico. Munari individua negli stereotipi e pregiudizi il vero ostacolo alla formazione del bambino e allo sviluppo della sensibilità di colui il quale sarà l’uomo di domani.

Dal primo laboratorio, svoltosi nella Pinacoteca di Brera, sono trascorsi circa quarant’anni. In questa sede furono poste le basi di una Didattica dell’arte: egli ebbe l’intuizione creativa di trasformare il museo da luogo di passiva contemplazione dell’arte a luogo d’esperienza, in cui prenda vita la partecipazione attiva dei bambini nell’utilizzo degli strumenti e delle principali tecniche dell’espressione artistica. Ciò rappresenta il naturale approdo delle azioni dissacranti nei confronti dell’arte attuate dal Munari artista, ed ha come sottofondo la riflessione sulla democratizzazione dell’arte.

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Quanto all’aspetto prettamente pedagogico, l’artista pensò di aderire al cosiddetto Attivismo pedagogico, movimento internazionale che ha interessato educatori, formatori e operatori della scuola in vista di una riqualificazione culturale dell’istituzione educativa nelle società moderne. Ha posto alla base del lavoro scolastico la mente e la personalità del bambino, con i suoi interessi e le sue caratteristiche cognitive, con i suoi bisogni (di attività, di comunicazione, di gioco), ma anche una nuova idea di cultura, che salda insieme mente e mano, logica e fantasia; una cultura che si organizza secondo il principio della ricerca, che esige strumenti di lavoro totalmente diversi da quelli tradizionali (biblioteche, laboratori) e la presenza di un insegnante che sia la guida e il sostegno di un’attività collettiva, piuttosto che il promotore unico delle attività scolastiche.

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Munari ebbe inoltre una lunga collaborazione con uno dei più importanti esponenti della letteratura contemporanea per ragazzi, Gianni Rodari, educatore anch’egli.

Il fil rouge che li unisce è la creatività: per quest’ultimo essa poggia sull’immaginazione, che è una capacità comune a tutti gli uomini, e può essere incrementata attraverso l’educazione. La sua radice è sempre la realtà, il suo punto di partenza è l’esperienza, ma, proprio per questo, è necessario che il bambino “possa crescere in un ambiente ricco di impulsi e di stimoli, in ogni direzione”.

Diverse sinergie, tuttavia, legano Rodari a Munari, entrambi attenti al mondo dell’infanzia e alla necessità di fornire ai lettori, con le parole e con le immagini, una nuova e diversa sensibilità nel guardare le cose. Munari, quando illustra i testi di Rodari, accentua il lato fantastico e non puramente descrittivo delle azioni e delle dinamiche narrative messe in campo, soprattutto attraverso la creazione di spaesamenti e situazioni fantastiche. I laboratori di Munari “Giocare con l’arte” si poggiano su solidi fondamenti pedagogici, malgrado egli non abbia mai avuto la pretesa di essere considerato, oltre che un designer, anche un pedagogista. Lo si può certamente ritenere un progettista e uno sperimentatore che ha attraversato molti ambiti apportando delle innovazioni in ognuno di essi, frutto di collaborazioni significative e di una straordinaria creatività anticonformista. Tuttavia, ha posto ugualmente l’accento su alcune componenti fondamentali dell’apprendimento: le caratteristiche soggettive di colui che apprende, il suo ruolo attivo nel processo di apprendimento e la figura dell’educatore quale animatore delle attività volte alla padronanza dei saperi.

La metodologia utilizzata nei laboratori Giocare con l’arte è rivolta alla comprensione di tecniche e strumenti, alla manipolazione di materiali attraverso cui il bambino diventi protagonista attivo nella scoperta di regole, limiti e possibilità degli strumenti e delle caratteristiche peculiari dei materiali stessi.

Munari è attratto dalla naturale curiosità del bambino ed è su questo tratto caratteristico che basa la sua metodologia: comprendere le caratteristiche fondamentali della comunicazione visiva mediante azioni che stimolino la curiosità del bambino, in cui l’educatore e lo stesso artista siano di supporto all’autonoma attività di comprensione. L’adulto si spoglia della funzione di trasmettere passivamente nozioni, diventando un animatore, un facilitatore dell’attività del bambino, in quanto ha il compito di aiutarlo mostrando le tecniche e il modo di utilizzarle.

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In questo, Munari si è avvicinato al “Metodo Montessori” e, come la Montessori, ha profondamente segnato, modificandola, l’idea di educazione, offrendo degli spunti quanto mai attuali e un metodo che ancora oggi viene utilizzato nelle nostre scuole.

Lucia D’Amore

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