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Articolo 18 affossato

cms_7791/montecitorio_aula_deputati_fg.jpgAffossata ancor prima di essere votata. La proposta di legge sul ripristino dell’articolo 18, presentata da Mdp e Sinistra italiana è tornata in Commissione alla Camera, che ieri, per 26 voti di differenza, ha approvato il rinvio proposto dalla relatrice Pd, Titti Di Salvo. E le reazioni non sono tardate ad arrivare. A partire da Roberto Speranza, coordinatore di Articolo uno-Mdp, che su Twitter si è scagliato contro il Pd: “Il Pd getta la maschera e affossa la nostra proposta che riafferma le garanzie dell’articolo 18. Finte aperture” ha cinguettato.

A fargli eco anche il deputato di Sinistra italiana-Possibile Giorgio Airaudo, relatore di minoranza e firmatario della proposta di Sinistra italiana e Mdp per ripristinare l’art.18, per il quale “il problema non sono le porte aperte nei rapporti tra le forze politiche”. “Il Pd – ha rimarcato – insabbiando la nostra proposta di ripristinare e allargare l’art. 18, ha tenuto aperte le porte girevoli per il licenziamento dei lavoratori”.

Al coro di protesta si è poi unito Pier Luigi Bersani, che ha affermto lapidario: “il rinvio in commissione alla Camera della proposta della sinistra sull’articolo 18 è la pietra tombale sul dialogo con il Pd”. E non ha certo esitato il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni a parlare di “un’altra brutta pagina nella vita di questa legislatura parlamentare“. Anche Lucrezia Ricchiuti, senatrice di Articolo 1 – Mdp, ha definito il rinvio “una scelta con la quale la Camera dà uno schiaffo a mano aperta ai lavoratori italiani, a chi sul lavoro patisce soprusi e salari insufficienti”.

Reddito inclusione, al via dal primo dicembre

cms_7791/poverta_fg.jpgPrende corpo la rete dei servizi sociali cui spetterà, tra l’altro, la concreta attuazione del reddito di inclusione (REI), la nuova misura unica di contrasto alla povertà che sarà operativa dal primo dicembre. Come ricorda l’Inps in una circolare, il REI “prevede un beneficio economico erogato attraverso l’attribuzione di una carta prepagata emessa da Poste Italiane SpA ed è subordinata alla valutazione della situazione economica e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Il beneficio economico sarà erogato per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) percepite”. La somma partirà da un minimo di 187 euro per le famiglie composte da una persona, e arriverà fino a 485 euro per quelle con 5 componenti o più.

Chi richiede il sostegno “dovrà soddisfare specifici requisiti di residenza e anagrafici, economici, di composizione del nucleo familiare e di compatibilità, specificamente dettagliati nella circolare. L’ammontare dell’importo è correlato al numero dei componenti del nucleo familiare e tiene conto di eventuali trattamenti assistenziali e redditi in capo al nucleo stesso. In ogni caso, l’importo complessivo annuo non può superare quello dell’assegno sociale”.

Oggi, a Napoli, alla presenza del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, degli assessori regionali alle politiche sociali, di sindaci e assessori di città metropolitane e comuni in rappresentanza dell’Anci, è stata costituita la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, che avrà la funzione di favorire una maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni e di definire linee guida per gli interventi, in coerenza con l’obiettivo di rafforzare in maniera uniforme nel paese i servizi sociali, in rete con gli altri servizi territoriali (lavoro, salute, scuola, casa), coinvolgendo le parti sociali, il Terzo Settore e tutte le forze produttive e sociali della comunità al fine di migliorare i processi di accompagnamento verso l’autonomia delle persone più fragili.

“In questo modo – sottolinea il ministro Poletti- poniamo le basi per la costruzione di una vera e propria infrastruttura sociale, riconoscibile sul territorio, e con la partecipazione più ampia della comunità, a protezione dei suoi componenti più fragili”.

Uno strumento necessario in quanto, con la riforma del Titolo V della Costituzione, in materia di politiche sociali allo Stato rimane solo il potere di definire livelli essenziali delle prestazioni: le Regioni hanno la competenza su legislazione e programmazione, ma la gestione è affidata ai Comuni, eventualmente coordinati a livello di ambito territoriale.

A fronte del rischio che la mancanza di un organismo con poteri di indirizzo, in un sistema frammentato ed eterogeneo, produca una cristallizzazione delle differenze nella qualità e quantità degli interventi (la spesa sociale differisce tra le Regioni in un ordine di grandezza da 1 a 10 tra il minimo e il massimo), a volte anche tra Comuni limitrofi, la Rete rappresenta un organismo rispettoso delle competenze dei diversi livelli di Governo, configurandosi come un forum di decisioni condivise e di programmazione partecipata, attraverso un confronto continuo con le parti sociali e con i soggetti rappresentativi del Terzo Settore.

Pensioni, stop aumento età per 14mila lavoratori

cms_7791/industria2_lavoro.jpgNel 2019 saranno esonerati dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni 14.600 persone impegnate in lavori ’gravosi’. E’ quanto si legge nella relazione tecnica all’emendamento del governo sulle pensioni con i sindacati. Si prevede per il primo anno un costo di 100 milioni e nel triennio fino al 2021 quasi 385 milioni. Nella tabella della relazione tecnica si stimano gli effetti fino al 2027 quando lo stop riguarderà 20.900 lavoratori per 166,2 milioni di euro.

L’elaborazione del governo arriva fino al 2027 anno in cui la platea sfiorerà i 21mila lavoratori e la spesa salirà a 300 milioni di euro di cui 166 milioni di spesa pensionistica, 44,6 di minori entrate fiscali e 89,4 milioni di oneri per maggiori versamenti datoriali. Confermata inoltre la deroga per i lavori gravosi sia dal requisito anagrafico per il pensionamento di vecchiaia che da quello contributivo relativo alla pensione anticipata e confermati i ’paletti’ per l’accesso all’esenzione: 30 anni di contributi e l’aver svolto mansioni gravose in almeno 7 anni nei dieci precedenti.

IL PACCHETTO – In 13 commi l’articolo 21-bis dunque ricalca il pacchetto di interventi predisposto dall’esecutivo. Si va dall’esenzione per le 15 categorie di lavori gravosi dell’aumento di età a 67 anni per il pensionamento dal 2019 alla riforma del meccanismo che lega le aspettative di vita al tetto di età pensionabile. E’ prevista anche l’istituzione della commissione tecnica scientifica per la definizione di attività gravose e di una commissione che dovrà sancire la separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale. Individuate anche nuove norme sulla tassazione dei premi e contributi versati dagli ’statali’ per la previdenza complementare.

LA COPERTURA FINANZIARIA – Dal punto di vista finanziario la scheda tecnica, allegata dal governo all’emendamento, spiega come per quel che riguarda la deroga per i lavori gravosi questa “non altera strutturalmente la sostenibilità di medio e lungo periodo della spesa pensionistica, della finanza pubblica e del debito” perché “i relativi oneri trovano, infatti, “piena compensazione nell’ambito dei saldi programmati a seguito del presente dl di Bilancio”.

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24 Novembre 2017