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Attacchi alla stampa, Zingaretti a M5S: “Chiedete scusa”

Attacchi alla stampa, Zingaretti a M5S: “Chiedete scusa”

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Sono contento che Virginia Raggi sia stata assolta. Lo sono dal punto di vista personale e umano. E lo sono politicamente perché ho sempre sostenuto nella mia vita il rifiuto totale di scorciatoie giudiziarie per affrontare nodi e battaglie che sono politiche. Ora tutti si aspettano che, comunque, a Roma si volti pagina perché così non si può andare avanti. Noi siamo pronti a dare una mano. Ma, per cortesia, vergognatevi per la vostra aggressività questa volta verso i giornalisti’’. Così in un post su Facebook il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, facendo riferimento agli attacchi alla stampa di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.

’’Siete stati voi che, anche a Roma, in occasione dell’avvio di qualsiasi indagine giudiziaria, vi siete comportati come delle iene feroci calpestando la normale dialettica politica e aggredendo con una violenza inaudita tutti coloro che erano anche solo oggetto di inchieste, con squallide conferenze stampa e sceneggiate. Addirittura utilizzando le arance per mortificare e umiliare le persone in carcere. E si era solo a un livello di indagine e non di processo. Danneggiando in questo modo anche la tranquillità con la quale le indagini giudiziarie devono giustamente svolgersi. Lo avete fatto calpestando quella dignità di relazioni che ora, in maniera sfacciata, pretendete per voi stessi. Quindi da voi attendiamo l’unica cosa seria che ancora non avete fatto: chiedete scusa’’, ha aggiunto Zingaretti.

Preoccupato per il clima illiberale e per gli attacchi alla stampa è anche il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. “Se si continua così, siamo davvero all’anticamera di una dittatura…”, ha detto il Cavaliere. A tranquillizzarlo arriva Matteo Salvini: “Nessuna dittatura, con la Lega ci sarà sempre la democrazia”.

Salvini a Berlusconi: “Io non mollo”

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Salvini non ci sta. Dal palco della scuola politica della Lega replica a Silvio Berlusconi che aveva parlato di “un clima illiberale”. “In Italia non c’è nessun rischio dittatura – assicura il ministro dell’Interno Matteo Salvini -, semmai una velata dittatura, fondata sulla paura, sulla precarietà, sulla mancanza di speranza e ce l’hanno consegnata i governi precedenti”. Respinge al mittente anche l’idea, prospettata dal Cavaliere, di una durata breve del governo gialloverde. “Sono convinto” che questo “esecutivo non potrà durare 5 anni” ha detto Berlusconi, ma Salvini lo gela: “Io non mollo di un centimetro, saranno altri a mollare”. “Se firmo un impegno con gli italiani lo rispetto e non passo all’incasso, io sto qui e governo per i prossimi cinque anni”. “Il centrodestra mi aveva dato mandato per provare a mettere in piedi un governo con i 5 stelle: sto rispettando questo mandato penso portando alta la bandiera anche di molte battaglie che c’erano nel contratto di governo del centrodestra”. Tante le riforme da fare. “Dovremo rimettere mano a quella della scuola e dell’Università. Negli ultimi anni la scuola e l’università sono stati serbatoi elettorali e sindacali” attacca il ministro dell’Interno, annunciando tra le “questioni da affrontare” anche “l’abolizione del valore legale titolo di studio”.

Si tira fuori con eleganza dalla polemica, nata dagli attacchi alla stampa del M5S. “A noi i giornalisti stanno simpatici, anche perché ci trattano sempre bene – dice sornione dal palco del Carroccio -. Noi siamo dei signori”. E torna ad attaccare la politica economica europea. “Se tutte le manovre dei geni che ci hanno preceduto a cui Juncker batteva le manine hanno massacrato l’economia, non abbiamo il diritto ma abbiamo il dovere di fare l’esatto contrario”. D’altra parte il governo sarà chiamato a dare una risposta all’Unione europea a proposito della manovra e su questo, assicura, “non andiamo lì cocciuti, dicendo o è così o è pomì”. “Manca” solo “l’ispettore Derrick e il tenente Colombo e poi ce li abbiamo tutti” dice riferendosi all’ipotesi che gli ispettori Ue possano arrivare a Roma e ’aprire’ una procedura contro l’Italia per eccesso di debito. Salvini non si lascia scappare alla fine l’ennesima stoccata al presidente della Commissione europea. “Io la letterina l’accetto da Babbo Natale non da Juncker – avverte -. Babbo Natale è più vero di lui, mangia castagne e beve vino brûlé, ma pochino…”.

Pd verso il Congresso

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Nicola Zingaretti è partito da tempo. Marco Minniti scioglierà in settimana. E Maurizio Martina, ieri all’assemblea degli under 35 dem, per la prima volta ha smesso i panni del segretario ’unitario’ tenuto in questi mesi e si è proposto con un intervento, nei toni (con un duro attacco a Matteo Renzi) e nella sostanza (con una precisa piattaforma programmatica) che molto somiglia a una discesa in campo. Del resto, si fa sapere, è forte la pressione sul segretario uscente per una candidatura che “provi a salvare l’unità del Pd, aprendo a nuove energie del centrosinistra ed evitando le derive estreme e lo scontro renziani-antirenziani”.

Insomma, a una settimana dall’assemblea nazionale che darà il via ufficiale al congresso Pd, la griglia di partenza va delineandosi. E le premesse sono quelle di un confronto che rischia di essere aspro per i dem, se non lacerante visto lo ’sfogatoio’ dei renziani a Salsomaggiore. C’è stata l’evocazione della scissione in quella riunione, il possibile addio a un partito che “rischia di tornare al Pds” in caso di vittoria di Zingaretti. Lo hanno accennato Roberto Giachetti, Beppe Fioroni, Sandro Gozi, Luigi Marattin e anche Ettore Rosato.

Al di là dello sfogo, la sintesi della riunione (’non è una corrente’, ripete l’ex premier) è che per ora si sta nel Pd e si partecipa al congresso sostenendo Minniti. Senza troppa enfasi, però. L’assenza del probabile candidato non è piaciuta a molti in platea. “Lo dovremmo sostenere e nemmeno si presenta”, il commento in sala. Andrea Marcucci ha posto alcune ’condizioni’ per l’appoggio a Minniti: una piattaforma riformista in continuità con le politiche di Renzi e una lista d’area al congresso. Per i renziani, però, la vera cartina tornasole saranno le Europee. Il posizionamento del Pd in quella competizione sarà decisivo. Ed è lo stesso Renzi a lasciarlo intendere quando dice rivolgendosi alle “anime belle delle sinistra”: “Macron non è il nostro avversario ma il nostro principale alleato” contro i sovranisti.

Dice Renzi: “La Merkel è debole, in Spagna c’è un governo di minoranza, la Gran Bretagna è fuori: se in questo quadro l’avversario è Macron, come vorrebbe Salvini, significa che non capiamo che Macron è il nostro principale alleato per un’Europa di valori democratici”. “Lo vorrei dire chiaramente alle anime belle della sinistra: io tra Macron e Le Pen non ho alcun dubbio da che parte sto”. Viceversa, “se la sinistra europea sono Corbyn e Melenchon, io non sono la sinistra europea”.

E poi più specificamente sul congresso, l’ex segretario frena i malumori dei suoi: “Il mondo non inizia con questo congresso e non finisce con questo congresso. Non mi interessa sconfiggere Zingaretti, ma la barbarie del pensiero grillo-leghista. Cosa ci spinge a muoverci? L’idea di organizzare una corrente? No, è la passione per la politica” e “tutto quello che contribuisce a difendere il riformismo è benvenuto”.

“Noi non vogliamo costruirci uno strapuntino dentro il Pd ma ravvivare in noi la politica come luogo di confronto”. “Non dico di azzerare la discussione interna, né chiedo cose contronatura come non preoccuparsi del congresso ma diamo importanza alla bellezza della politica avendo l’entusiasmo e la dignità di chi sa di aver fatto un bel pezzo di strada e che il meglio deve ancora venire”.

A Roma, intanto, mentre Renzi riuniva i suoi a Salsomaggiore, Zingaretti e Martina hanno partecipato all’assemblea ’CentoFiori’ degli under 35 dem. Ed entrambi non hanno avuto parole tenere per l’ex premier, entrambi non chiedono abiure ma nello stesso tempo vogliono un Pd che cambi pagina. Nessun continuismo con l’era renziana. “Una delle tragedie del Pd alle nostre spalle è stata un’idea autoritaria del confronto, si andava a distruggere le persone che avevano idee diverse. Ora possiamo aprire una pagina nuova e questa può partire solo dal confronto”, attacca Zingaretti.

E Martina: “Il congresso deve segnare l’inizio di una nuova stagione”. “Non possiamo presentarci dopo il 4 marzo e dire che non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Ma che risposta è? Ma che arroganza? Non perché io abbia in testa abiure ma proprio perché sono geloso del lavoro fatto, io voglio capire cosa non è andato. Il congresso sarà lo strumento per rimettere a fuoco un progetto, un campo, le parole d’ordine” anche “radicali”.

Dentro al Pd “abbiamo un problema di rapporti umani. Come può essere credibile un partito che non trasferisce all’esterno un senso di amicizia, di umanità”. E infine su Renzi, Martina si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “Non deve accadere mai più che quando si chiude la Festa nazionale dell’unità, ci sia chi in un’altra parte d’Italia faccia altro. Non deve accadere mai più che prima della Direzione, uno va in tv a decidere per gli altri. Non deve accadere mai più che quando il partito presenta una contromanovra, altri ne annuncino un’altra ancora”.

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12 Novembre 2018