Traduci

“Avanti verso il cambiamento”, M5S risponde all’Ue

“Avanti verso il cambiamento”, M5S risponde all’Ue

cms_10919/m5s_bandiera_ftg.jpg

“Le ricette basate sull’austerità non funzionano”. Così i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Politiche Ue, in una nota. “Eppure la Commissione europea – aggiungono – ha bocciato la nostra Manovra. Sembrerebbe che la nostra colpa sia quella di aver messo a bilancio delle misure che finalmente andranno ad aiutare concretamente i più poveri, ristabiliranno regole giuste per andare in pensione e rilanceranno gli investimenti che servono per far ripartire l’Italia”.

“La scusa con la quale ci hanno detto di no – avvertono – è quella dell’alto debito pubblico del 2017. Ricordiamo che il vero debito è stato accumulato dai governi precedenti, proprio per andare dietro ai sacrifici che ci chiedeva l’Europa. Delude constatare che, nonostante gli esempi portati avanti dalla storia recente, a Bruxelles ci sia ancora chi testardamente consideri sbagliate le manovre espansive. Noi, restiamo convinti delle nostre previsioni: continuiamo a puntare alla crescita e al rinnovamento del Paese”, concludono.

Anticorruzione, Conte: “Testo cambierà, ok a dicembre”

cms_10919/conteFTG.jpg

Si cerca una soluzione dopo che ieri il governo è andato sotto alla Camera su un emendamento alla legge anticorruzione votato a scrutinio segreto che depotenzia il reato di peculato. La proposta di modifica presentata dall’ex M5S Catello Vitiello era identica a un emendamento targato Lega e ritirato in Commissione. Stamattina il vicepremier Luigi Di Maio ha riunito i gruppi M5S e i lavori in Aula, su richiesta dei pentastellati, sono stati sospesi tra le contestazioni dell’opposizione. Alla ripresa dell’esame, l’Assemblea di Montecitorio all’unanimità ha dato il suo ok all’eliminazione dal testo del provvedimento dell’obbligo di arresto in flagranza per il reato di corruzione.

Per affrontare la questione si è svolto questa mattina un vertice alla Camera, presso la Sala del Governo, tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Dovevamo risolvere e trovare una soluzione all’incidente di percorso che c’è stato ieri: proseguiremo nella valutazione degli emendamenti, poi correggeremo al Senato” e quindi il testo tornerà alla Camera per la terza lettura, spiega Conte. “Avevamo previsto l’approvazione per gennaio 2019, la notizia – dice – è che verrà approvato alla Camera in terza lettura per la fine di dicembre”.

Di Maio, secondo quanto apprende l’Adnkronos, durante il vertice ha detto che con l’ok al ddl anticorruzione entro dicembre “avremo un Natale senza corrotti“. Fonti M5S dopo il vertice riferiscono: “Abbiamo trasmesso alla Lega l’urgenza di cambiare il provvedimento. Da parte di Salvini non c’è stata resistenza. La Lega ha capito subito che andava trovata una soluzione. Ha capito – aggiungono – la gravità di quello che è avvenuto ieri”.

Salvini, commentando stamattina il passo falso della maggioranza, ha detto: “La norma sul peculato verrà corretta si tornerà al testo originario.” “Quello che è accaduto ieri ha aggiunto – non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima. Con il voto segreto – che io eliminerei, perché chi vota deve metterci la faccia – è facile inciampare”. Salvini ha detto di non temere che una ’rappresaglia’ sul dl sicurezza. “Non ci penso proprio – ha ribattuto – corruzione a antiterrorismo sono troppo importanti per essere oggetto di giochi e giochini”. “Smentisco che nel voto di ieri ci sia stata la volontà della Lega di mandare un segnale di voler costruire una nuova maggioranza… ho smesso di leggere i giornali per non doverli smentire ogni giorno”, ha continuato Salvini aggiungendo sulla fiducia al dl sicurezza: “L’importante è che passi“.

Berlusconi: “A rischio i soldi degli italiani”

cms_10919/Berlusconi_serio_Afp.jpg

Silvio Berlusconi attacca ancora il governo gialloverde. E mette in guardia dal rischio di possibili manovre speculative nei mercati. “Quello che vediamo è un crescente pericolo per il risparmio degli italiani e per il futuro delle imprese” ha detto in una nota al termine di un vertice con lo stato maggiore di Forza Italia a Palazzo Grazioli. “Non soltanto si allontana sempre più ogni prospettiva di crescita e quindi di calo della disoccupazione, ma la diffidenza degli investitori internazionali mette in fuga i capitali e ci espone a manovre speculative’’.

Renzi attacca i tecnici del governo

cms_10919/renzi23_fg.jpg

Matteo Renzi attacca i tecnici del governo Conte. “Con tutto il rispetto possibile io credo che Tria e Moavero – dice l’ex presidente del Consiglio intervistato oggi sul ’Foglio’ da Claudio Cerasa – oggi siano persino peggio di Salvini e Di Maio. Salvini e Di Maio corrispondono a due visioni politiche che combatto. Tria e Moavero invece sono stati individuati come i custodi della tenuta istituzionale del paese”.

“La classe dirigente o presunta tale li ha scelti. Ma un ministro dell’Economia che ha perso credibilità – osserva – non serve più a nulla. E un ministro degli Esteri che dopo averci regalato il Fiscal compact, ai tempi di Mario Monti, e dopo aver contribuito a farci perdere l’Ema a Milano, ai tempi di Paolo Gentiloni, oggi riduce un vertice internazionale, il cui esito è stato cancellato più velocemente di una conversazione su Snapchat, a una photo opportunity sulla Libia, beh, è un ministro che non mostra attenzione al servizio dello Stato ma mostra solo servilismo al nuovo potere“, rimarca il senatore dem.

L’ex segretario dem torna poi ad attaccare i vicepremier. “E’ un bluff Salvini così come è un grande bluff il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, che tra Ischia, i condoni e l’alleanza con il partito che porta i soldi in Tanzania, ha perso tutta la sua presunta verginità”. “In soli sei mesi”, rimarca ancora Renzi, “i populisti al governo hanno dimostrato che la politica delle fake news non funziona perché è incompatibile con la realtà – e anche gli elettori del Movimento 5 Stelle se ne stanno rendendo conto”.

“Dopo di che, sì, io penso che se la Lega volesse andare alle elezioni – dice – il Pd dovrebbe accettare la sfida e dovrebbe provare a battere i populisti alle urne, ma ho come l’impressione che questa mia idea sia minoritaria all’interno dei gruppi parlamentari. Il Movimento 5 Stelle non vuole le elezioni, la Lega neppure e se Salvini dopo le europee cercherà di rompere gli equilibri di questo governo non cercherà i voti in Italia ma li cercherà in questo Parlamento”, conclude il senatore Pd.

Tutti per Minniti

cms_10919/minniti_fg_1203.jpg

In attesa che vengano risolte le questioni regolamentari (oggi la prima riunione della Commissione congresso) e venga fissato il giorno delle primarie, le truppe Pd si schierano. In particolare, è nei gruppi parlamentari che è scattata la ’conta’ in ottica gazebo. Al puzzle dei candidati manca solo Maurizio Martina, con l’annuncio della sua discesa in campo ormai solo da formalizzare.

I più attivi in queste ore sono i sostenitori di Marco Minniti: la raccolta di firme tra i parlamentari a sostegno della candidatura dell’ex ministro dell’Interno era stata avviata prima dell’ultima Assemblea e ha subito uno ’stand by’. Ma, assicurano i promotori, è a buon punto e verrà presentata in settimana. A coordinare il lavoro sono Lorenzo Guerini, Luca Lotti e Ettore Rosato.

I numeri, assicurano i renziani, sono netti: per Minniti avrebbe già firmato o sta per firmare oltre il 60% dei 162 parlamentari dem. In particolare, sarebbero tra 32 e 34 i senatori pro Minniti, a partire dal capogruppo Andrea Marcucci. Alla Camera, invece, si parla di circa 60 deputati per l’ex ministro dell’Interno. A palazzo Madama, però, qualche ’freddezza’ tra i renziani non sarebbe mancata al momento di formalizzare il sostegno a Minniti. Per esempio Tommaso Nannicini (già con Renzi a palazzo Chigi e poi autore del programma elettorale del partito) sarà con Martina, così come Vanna Iori.

A quanto apprende l’Adnkronos, spunta l’ipotesi Luca Lotti coordinatore della campagna di Minniti al congresso. Ipotesi sulla quale si starebbe lavorando in queste ore. Accantonata l’opzione del ticket con Teresa Bellenova sarebbero forti le pressioni dell’area renziana sull’ex-sottosegretario. Del resto, Lotti sta dando una mano già da un po’ all’ex-ministro dell’Interno. Lo ha fatto nella raccolta di firme dei sindaci a sostegno della candidatura di Minniti (oltre 500) e lo sta facendo nei gruppi parlamentari: circa 70 alla Camera e 30 al Senato. Un impegno diretto di Lotti potrebbe garantire un apporto più compatto della componente renziana alla corsa di Minniti per la segreteria.

L’area di Matteo Orfini intanto resta in attesa dell’annuncio del segretario uscente, quindi a senatori come Francesco Verducci e Valeria Valente manca la formalizzazione della loro posizione. Così come alla Camera, dove però deputati come Fausto Raciti sono pronti a schierarsi con Martina. Tornando al Senato, la pattuglia pro Zingaretti viene data con 11 nomi: tutti quelli di AreaDem (a partire da Luigi Zanda e Roberta Pinotti) e quelli dell’area Orlando (come Monica Cirinnà e Anna Rossomando) più qualche outsider. Matteo Richetti, nel gruppo a palazzo Madama, non avrebbe invece fatto proseliti.

Alla Camera il capogruppo Graziano Delrio sarà con Martina (sempre in attesa di annuncio ufficiale del segretario uscente). Altri posizionamenti sono noti da tempo (Dario Franceschini e Paolo Gentiloni con Zingaretti, per esempio). Tra gli endorsement di oggi Roberto Morassut ha scelto il governatore del Lazio. Un ulteriore elemento di chiarezza lo fornirà poi Gianni Cuperlo, dato verso Martina, che in settimana annuncerà la sua posizione.

Capitolo governatori. Catiuscia Marini, presidente dell’Umbria, si è schierata ufficialmente con Minniti: “La sua è una proposta politica di un convinto uomo di governo e di un convinto riformatore, di cui credo il Pd abbia particolare bisogno”. In Calabria Mario Oliverio, già dato in quota del conterraneo Minniti, ha invece deciso di non prendere posizione. La mossa del governatore calabrese ha provocato un piccolo terremoto tra i sindaci a lui vicini che avevano già firmato l’appello a favore dell’ex ministro: alcuni di loro (come Nuccio Martire di Casali del Manco, Giuseppe Ranù di Rocca Imperiale e Luca Branda di Sant’Agata d’Esaro tra gli altri) hanno ritirato la firma dall’appello degli oltre 500 primi cittadini.

Autore:

Data:

22 Novembre 2018