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Avanza sistema tedesco, gelo Renzi-Alfano

cms_6378/arton10187.jpg“Sul voto in autunno Renzi non ha fatto date, del resto quello spetta al presidente della Repubblica, ma che la legislatura sia finita non c’è nemmeno bisogno di dirselo…”. Nicola Fratoianni alla Camera parla del colloquio oggi al Nazareno con il segretario dem. Uno dei tanti che hanno caratterizzato la giornata. Una girandola di incontri tra la sede del Pd e la Camera da cui emergono due punti fermi: una possibile maggioranza larga sul tedesco con la soglia al 5% e la volontà del Pd di andare al voto anticipato in autunno.E su quest’ultimo punto c’è ottimismo nel Pd. “Il patto con Forza Italia e 5 Stelle regge”, assicura un big dem. Del resto, un accordo di ferro è l’unica carta per il voto anticipato. Per votare il 24 settembre o ai primi di ottobre, occorre sciogliere le Camere entro luglio e questo comporta un ok alla legge elettorale rapido e senza intoppi. Intanto oggi i 5 Stelle hanno ribadito ufficialmente l’ok al tedesco nel colloquio con il Pd.

C’è anche l’accordo di Mdp, di Sinistra Italiana e domani i capigruppo dem vedranno Lega, Fdi e Forza Italia. La grana però è tutta interna alla maggioranza. Angelino Alfano e Ap chiedono una soglia più bassa. Ma sul punto non sembra ci siano margini di trattativa. E questo sarebbe stato ribadito dallo stesso Renzi ad Alfano in un faccia a faccia nel pomeriggio. “Renzi ci ha detto che c’è una convergenza con M5S e Forza Italia sul tedesco con la soglia al 5%, ha riferito il capogruppo di Ap, Maurizio Lupi, a Porta a Porta.

Terminato il giro di incontri con le forze politiche, Renzi riunirà la Direzione del Pd, domani alle 18, per ufficializzare la posizione dem sul tedesco. Mercoledì in commissione Affari Costituzionali, il relatore Emanuele Fiano potrebbe presentare un emendamento per ’trasformare’ il Rosatellum, attuale testo base, in tedesco. Quindi una marcia a tappe forzate in commissione per l’esame degli emendamenti e arrivare in aula il 5 giugno, come stabilito dalla capigruppo di Montecitorio.

Ai blocchi di partenza, dunque, potrebbe esserci una larga convergenza sul tedesco. Ci sono diversi aspetti però da chiarire e su cui trattare in corso d’opera. “I dettagli nella legge elettorale sono fondamentali -osserva Alfredo D’Attorre di Mdp- non sappiamo ancora come saranno i collegi, se ci sarà la possibilità di voto disgiunto e poi come si eleggono i parlamentari? Noi siamo contrari ai listini bloccati”.

Un iter che potrebbe sfilare consensi in corso d’opera ma nel Pd c’è ottimismo sul fatto che il patto con Fi e M5S reggerà permettendo un iter rapido con numeri solidi anche nel delicato passaggio del Senato e quindi andare al voto in autunno. “Così metteremmo a rischio la manovra? E perchè mai? Il governo metterà in sicurezza i conti e poi le scelte di politica economica le farà il nuovo governo”, dice Ettore Rosato ricordando che il ’Salva Italia’ di Mario Monti venne votato ai primi di dicembre.

La soglia del 5% spinge i ’piccoli’ ad organizzarsi e a sinistra del Pd i lavori sono già in corso. L’interlocuzione tra Mdp e Giuliano Pisapia è aperta da tempo ma non si è ancora concretizzata e al momento si registrano posizioni distanti sul punto della legge elettorale con i dempro favorevoli al tedesco e Campo progressista che invece lo critica.

“Noi -dice Nicola Fratoianni per Sinistra Italiana- siamo aperti al confronto con tutti. Partiti, movimenti, associazioni. Vedrò presto Roberto Speranza e siamo pronti a incontrare anche Pisapia. Giuliano ha avuto posizioni diverse dalle nostre, ad esempio sul referendum del 4 dicembre, ma non c’è nessuna preclusione”.

“L’importante -aggiunge- è mettersi d’accordo su un punto. Se ci mettiamo tutti insieme, lo facciamo per essere alternativi a Renzi adesso e anche dopo le elezioni”.

Riciclaggio, sequestrato a Fini 1 milione di euro

cms_6378/Gianfranco_Fini_mano_Fg.jpgI finanzieri del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 1 milione di euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma nei confronti dell’ex presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.”Il provvedimento cautelare reale – fa sapere il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza – segue altro sequestro preventivo già eseguito nei confronti di Giancarlo, Sergio ed Elisabetta Tulliani, in relazione a plurimi reati, tra cui episodi di riciclaggio e autoriciclaggio commessi in concorso con Gianfranco Fini. Si tratta di reati emersi nell’ambito di una più ampia attività d’indagine che ha già portato all’esecuzione, in data 13 dicembre 2016, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta, in quanto facenti parte di un’associazione a delinquere aggravata, a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, promossa e diretta da Francesco Corallo”.

I finanzieri spiegano inoltre che “è stata data anche esecuzione a un decreto di sequestro per equivalente di beni per un valore complessivo pari a 215 milioni di euro”. Secondo i finanzieri è emerso “un circuito economico fraudolento posto in essere dai sodali i quali si adoperavano, attraverso la costituzione di numerose società offshore, a trasferire, dall’Italia verso numerosi Paesi europei ed extraeuropei, somme di denaro oggetto di peculato, e sottratte alla pretesa impositiva erariale”.

“I proventi illeciti conseguiti dall’associazione capeggiata da Francesco Corallo – secondo quanto riferisce la guardia di finanza – sono stati utilizzati per attività economiche, finanziarie, ed acquisizioni immobiliari, tra cui l’acquisto dell’appartamento ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani”. Da quanto emerso dalle indagini dei finanzieri questo “negozio giuridico, realizzato alle condizioni concordate con Francesco Corallo ed i Tulliani, è stato deciso da Gianfranco Fini nella piena consapevolezza di tali condizioni”.

Secondo quanto ricostruiscono i finanzieri, inoltre, è emerso come “i membri della famiglia Tulliani dal 2008 abbiano ricevuto, per il tramite di società offshore riconducibili a Francesco Corallo, oltre sette milioni di euro, trasferiti su conti personali e su conti di società a loro direttamente o indirettamente riconducibili”. Già a febbraio il gip aveva emesso un “decreto di sequestro per equivalente relativo a beni immobili, mobili e conti correnti, della famiglia Tulliani, per un valore di oltre 7 milioni di euro”. Da ulteriori indagini, spiega la guardia di finanza, è emerso come “Gianfranco Fini sia stato artefice dei rapporti che si sono instaurati tra Francesco Corallo e i membri della famiglia Tulliani, rapporti in forza dei quali costoro hanno ricevuto dal primo le cospicue somme di denaro menzionate, in assenza di qualsiasi causale logica, ovvero in presenza di causali non collegabili a reali prestazioni effettuate”. Proprio sulla base di queste nuove indagini, è stato emesso il decreto di sequestro preventivo eseguito nei suoi confronti.

Manovra, ok a norma che ’salva’ direttori musei

cms_6378/deputaticamera_ftg.jpgVia libera alla norma che salva i direttori dei musei. La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al decreto legge di correzione dei conti pubblici, che consente di superare la sentenza del Tar, emessa lo scorso 25 maggio, che bocciava la nomina di dirigenti stranieri.”Con un colpo di mano la maggioranza ha approvato l’emendamento salva-musei. In questo modo provano a tappare alcune falle causate da loro stessi, ma la barca è tutt’altro che in salvo. Il ministro Franceschini sì è assunto la pesante responsabilità di aver presentato un emendamento che, a suo dire, rappresenta un’interpretazione autentica della norma”, affermano i parlamentari del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura di Camera e Senato.”Secondo il parere di molti, invece – continuano i parlamentari pentastellati – questo emendamento è del tutto innovativo e, dunque, è sottoposto a limiti stringenti rispetto a quella retroattività che è l’aspetto sul quale il governo voleva andare a incidere per sanare in parte il bando. Insomma, Franceschini pur di bypassare la sentenza del Tar si è arrischiato su un terreno scivoloso. Auspichiamo che questa forzatura non produca nuove conseguenze, perché questa volta sarebbe davvero impossibile per Franceschini fare scaricabarile rispetto alle brutte figure per il nostro Paese”.

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30 Maggio 2017