Traduci

Bagarre alla Camera, rivolta Pd contro Fico

Bagarre alla Camera, rivolta Pd contro Fico

cms_11821/camera_deputati_afp.jpg

Bagarre alla Camera durante l’esame del ddl di riforma costituzionale sul referendum propositivo. Il Pd ha abbandonato l’Aula, dopo che il presidente, Roberto Fico, aveva respinto la richiesta di espellere dall’Aula il deputato M5S Giuseppe D’Ambrosio, per aver mimato il gesto delle manette nei confronti dell’esponente Pd Gennaro Migliore. Mentre uscivano dall’Aula, Fico si è rivolto agli esponenti Dem con un “arrivederci”, visto che, ha spiegato, “mi state salutando”. A quel punto sono stati lanciati dei fogli contro il presidente dell’Assemblea, colpendo anche la segretaria generale Lucia Pagano, che ha deciso di sospendere la seduta. Fico aveva richiamato D’Ambrosio, aggiungendo che del caso se ne sarebbe occupato comunque il collegio dei Questori.

Il presidente della Camera ha poi chiesto “scusa al Pd per l’arrivederci”. “C’è stata tensione, il Partito democratico veniva qui sotto i banchi anche salutando e uscendo, chiedo scusa per aver risposto arrivederci. Mi sono lasciato andare, è totalmente sbagliato, chiedo scusa al Partito democratico senza alcun problema, è stato uno sbaglio, un mio errore, una mia colpa. Da questa presidenza quando sbaglia ci sono sempre le scuse” ha affermato Fico, prima di aggiornare la seduta sulle riforme a martedì prossimo.
Caso Diciotti, martedì il voto
cms_11821/diciotti_1_afp.jpg

Caso Diciotti, martedì si vota. La giunta delle elezioni e delle immunità si riunirà il 19 febbraio dalle 13.30 per votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Si inizia dalla dichiarazione di voto. “Torneremo a riunirci per le dichiarazioni di voto e immagino le votazioni martedì 19 febbraio alle 13.30, perché c’è Aula, oggi si è esaurita la discussione, con gli interventi di praticamente tutti i senatori della Giunta” ha detto il presidente della giunta delle elezioni e delle immunità Maurizio Gasparri, al termine della riunione di oggi dell’organismo.

Intanto, mente i Cinque stelle sembrano ormai pronti al ’no’ in Giunta, magari preceduto da una votazione on line, ieri in 15 pagine Gasparri ha spiegato la sua richiesta di non dare il via libera alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. A parere di Gasparri, dalle carte emerge come Salvini “ha agito per tutelare preminenti interessi di natura pubblica nel quadro di una azione di politiche di governo sul contrasto dell’immigrazione e di tutela della sicurezza nazionale che più volte il governo ha espresso nelle sedi parlamentari”. E quindi non bisogna concedere alcuna autorizzazione.
Rimane invece ancora ’nascosta’ la scelta che faranno i senatori dei Cinque Stelle, che si trincerano dietro la necessità di approfondire le carte. Ma lasciano capire che il no è dietro l’angolo. “La posizione del M5S la conoscerete martedì” ha annunciato il capogruppo pentastellato, Mario Michele Giarrusso, uscendo dalla giunta per le immunità del Senato.
Latte, Salvini: “Passi avanti nella trattativa”
cms_11821/Viminale_Latte_Adn.jpg

Latte, passi in avanti nella trattativa. In cinque ore di confronto al Viminale le parti si sono avvicinate. Sabato il tavolo sarà trasferito in Sardegna alla presenza del ministro Gianmarco Centinaio. Domenica, sull’isola, ci sarà Matteo Salvini. ’’Sono felice di aver passato la giornata di San Valentino in mezzo ai lavoratori e ai produttori. Le parti si sono avvicinate, il governo ha già messo a disposizione soldi e la possibilità di approvare un decreto urgente, contiamo che entro poco tempo la produzione riprenda e strade, stalle e aziende ritrovino la serenità’’, ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno.

Non abbiamo raggiunto l’accordo, ma il tavolo è rimasto aperto. Sabato e domenica viene (in Sardegna, ndr) il ministro Centinaio. Adesso tentano di mediare con la controparte per chiudere l’accordo”, è l’aggiornamento via Whatsapp tra i pastori, le organizzazioni di categoria e gli industriali del latte con il ministro degli Interni e dell’Agricoltura. I pastori presenti hanno lanciato sui gruppi l’esito del tavolo ministeriale per informare i colleghi, ma avvertono: “Dobbiamo mantenere i presidi fino a sabato e domenica. Siamo stanchissimi. Non c’è stato verso: sembrava chiusa – dice il messaggio audio – poi ad un certo punto si è bloccata. Adesso vediamo cosa fanno i ministri, che comunque sono stati molto bravi. Tenete la gente calma non sbagliamo adesso”, conclude il messaggio.

“I pastori e gli agricoltori italiani sono una forza motrice della nostra economia e del nostro prezioso made in Italy. Oggi rispondiamo concretamente alle loro istanze con un decreto legge che stanzia 20 milioni di euro per superare la cosiddetta ’crisi del prezzo’ del latte ovino e riparare ai danni causati dalle gelate in Puglia’’, comunicano i deputati e le deputate del Movimento 5 stelle in commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati. Questi problemi, si sottolinea in una nota, ’’non riguardano pochi cittadini, ma migliaia di imprese e aziende agricole che meritano di essere valorizzate e sostenute dopo anni di assenza da parte delle istituzioni’’. ’’Siamo al lavoro, anche alla Camera, per affiancare misure strutturali a questo primo importante intervento’’, si spiega. Il presidente della commissione Agricoltura di Montecitorio, Filippo Gallinella, sarà in Sardegna nei prossimi giorni, e lunedì 18 sarà il sottosegretario del M5s alle Politiche agricole, Alessandra Pesce, a incontrare gli allevatori per confrontarsi con loro sulle misure in cantiere. Quanto al settore olivicolo, la prossima settimana ci sarà un tavolo di confronto tra il vicepremier, Luigi Di Maio, e i frantoiani. ’’Nessuno deve rimanere indietro, è il nostro motto’’ sottolineano i deputati del Movimento 5 stelle. ’’Che vale ancor più se si tratta di chi crea valore e benessere con prodotti di qualità conosciuti e apprezzati in tutto il mondo’’, concludono.

In precedenza Salvini aveva detto: “Il latte deve passare da 60 centesimi a un euro al litro, non mi alzo dal tavolo finché non si arriva a questo’’. L’aumento del prezzo del latte di pecora, proposto al tavolo convocato al Viminale, di +10 centesimi per un prezzo di 70 centesimi al litro quindi, secondo quanto appreso da fonti partecipanti all’incontro, con l’auspicio che con il ritiro delle forme di pecorino entro 3-4 mesi si alzi ancora, non avrebbe soddisfatto i pastori. Il vicepremier avrebbe detto ai pastori: “E’ chiaro che i benefici economici del ritiro dei 67mila quintali di pecorino in eccedenza ci metteranno 3-4 mesi e dunque il prezzo del latte di pecora può arrivare entro 3 mesi a 1 euro”.

Nel frattempo l’Antitrust ha avviato un’istruttoria sui prezzi del latte ovino in Sardegna, nei confronti dei produttori di pecorino romano Dop.

Sindacati denunciano Boeri
cms_11821/boeri7.jpg

“Comportamento antisindacale”. E’ l’accusa che i sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Cida rivolgono al presidente dell’Inps, Tito Boeri. Nel mirino dei sindacati, secondo quanto risulta all’Adnkronos, la Determinazione numero 153 del 30 novembre scorso relativa al piano dei fabbisogni di personale e ai relativi provvedimenti collegati.

I ricorrenti, assistiti dall’avvocato Emanuele Pagliaro, chiedono al tribunale del lavoro di Roma di ordinare all’Inps “di cessare dalla condotta antisindacale denunciata e di rimuoverne gli effetti, provvedendo ad annullare o disapplicare il provvedimento”, di condannare la parte resistente “al pagamento delle spese e compensi di giudizio” e di “dichiarare antisindacale la condotta attuata dall’Inps, in persona del legale rappresentante pro tempore, nei confronti delle organizzazioni sindacali ricorrenti”.

Nel dettaglio i sindacati contestano a Boeri di aver adottato il Piano triennale dei fabbisogni “senza la preventiva informazione sindacale alle organizzazioni rappresentative e firmatarie del contratto nazionale area VI”. I sindacati nel ricorso sottolineano che il provvedimento, di fatto, “impedisce o comunque limita fortemente l’esercizio della libertà e dell’attività degli organismi locali delle organizzazioni sindacali nazionali”.

Nel merito del piano i sindacati, dopo aver evidenziato che nell’attuale contratto relativamente ai professionisti dell’Istituto sono previsti due livelli differenziati di professionalità, con un contingente pari al 60% per il I livello e 40% per il II livello della dotazione organica, sottolineano che “tale proporzione è stata violata con la programmazione triennale del fabbisogno per gli anni 2018/2020 approvata dall’Inps”.

Infatti, si legge nel ricorso, come emerge chiaramente dalla lettura del piano dei fabbisogni, l’Inps prevede che “con riferimento al fabbisogno complessivo dei professionisti in Istituto, le stime effettuate evidenziano la necessità del seguente contingente di personale: 40 professionisti del ramo statistico – attuariale – 80 professionisti del ramo tecnico edilizio e 323 professionisti del ramo legale…”.

Tuttavia nella ripartizione delle posizioni tra i professionisti di I livello e quelli di II livello non sono state rispettate le proporzioni previste dalla contrattazione collettiva del 60% per il I livello e del 40% per il II livello. Infatti dalla lettura della prima tabella allegata emerge che, ad esempio, per i professionisti del ramo statistico – attuariale sono stati previsti nella programmazione n. 30 posti di I livello invece di n. 24 corrispondenti al 60% e n. 10 posti di II livello invece di n. 16 corrispondenti al 40%. Analoga situazione è riscontrabile per gli altri professionisti (come ad esempio per quelli del ramo tecnico per cui sono previsti nel II liv. 27 posti invece di 32).

Anche sotto tale profilo il provvedimento con il quale l’Istituto ha adottato la programmazione dei fabbisogni per gli anni 2018-2020 -spiega il ricorso – appare contrastante con le disposizioni contrattuali vigenti per il personale dell’Area VI, personale rappresentato dalle organizzazioni sindacali ricorrenti ed ha rilevanza anche per il corretto svolgimento dell’attività sindacale a livello locale e generale in quanto impedisce alle organizzazioni provinciali di informare sul territorio i propri iscritti della programmazione triennale che l’Amministrazione intendeva adottare e dei profili di illegittimità ivi contenuti.

Zingaretti: “Conte attaccato perché Italia non conta nulla”

cms_11821/NicolaZingaretti_basito_fg.jpg

“Ho fatto il parlamentare europeo per quattro anni e la cosa drammatica dell’altro giorno era innanzitutto l’Aula vuota di fronte al fatto che parlava il presidente del Consiglio della Repubblica italiana: credo che non sia mai successa una cosa del genere. Il primo segnale che viene da quel Parlamento è il crollo della credibilità del nostro Paese”. A commentare l’attacco al premier Conte durante la plenaria di Strasburgo è Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd, oggi ospite di ’Circo massimo’ su Radio Capital.

“Dentro un dibattito parlamentare -ha aggiunto – mi sorprende che ora si lamentino per quella parola detta da Verhofstadt, perché da parlamentare europeo ricordo quando i leghisti contestarono il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un’Aula gremita, perché l’Italia di Ciampi e del centrosinistra era un’Italia che veniva guardata con rispetto e contava molto di più dentro l’Europa e nelle dinamiche intergovernative”.

“Quindi – ha ribadito Zingaretti – il dato dell’intervento del presidente del Consiglio Conte non è questa sceneggiata che ora stanno facendo perché qualcuno esprime ancora in maniera libera le proprie opinioni, ma il fatto che dopo 8-9 mesi di governo l’Italia, quando si presenta in contesti internazionali, non conta più niente“.

Csm, condanna disciplinare per Emiliano

cms_11821/Emiliano_Michele_fg.jpg

La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha condannato alla sanzione dell’ammonimento, la più lieve prevista, il governatore della Puglia Michele Emiliano, accusato di avere violato il divieto per le toghe di iscriversi a un partito politico e partecipare alla sua attività, anche se in aspettativa o fuori ruolo, come nel caso di Emiliano. Il collegio ha quindi accolto la richiesta della procura generale della Cassazione.

La richiesta era stata riformulata nella precedente udienza, il 24 gennaio, dal sostituto pg Carmelo Sgroi, richiamando la sentenza della Consulta, davanti alla quale il precedente collegio giudicante del Csm aveva fatto ricorso, che ha ribadito il divieto di iscrizione delle toghe ai partiti, e a seguito della quale Emiliano non ha rinnovato la tessera del Pd. Nell’udienza di oggi il collegio della disciplinare, presieduto dal laico M5S Fulvio Gigliotti, ha respinto la richiesta, formulata da uno dei difensori di Emiliano, l’avvocato Isabella Lojodice, di acquisire i precedenti disciplinari di altri magistrati in politica, ritenuti ’’non rilevanti ai fini della decisione’’, e ha deciso di sanzionare il governatore pugliese con l’ammonimento. Ora i difensori di Emiliano, oltre al l’avvocato Lojodice l’ex procuratore di Torino Armando Spataro, decideranno se impugnare la sentenza.
“Accetto la meno grave delle sanzioni disciplinari previste per i magistrati con serenità e con rinnovata determinazione nello svolgimento del mio incarico di Presidente della Regione Puglia. La sanzione è la più tenue e non ha alcun effetto pratico sull’esercizio delle mie funzioni, ma ciononostante ritengo di non averla meritata’’, ha commentato Emiliano, annunciando che valuterà il ricorso contro la sentenza. ’’Essere il primo ed unico magistrato italiano al quale si è contestata nel pieno dello svolgimento di un mandato politico ad elezione diretta l’appartenenza ad un partito politico, mi fa sentire un caso da laboratorio ancora da approfondire’’, ha sottolineato Emiliano. ’’La complessità teorica della vicenda ha costretto il Csm a rimettere la questione alla Corte Costituzionale dopo undici anni dalla mia iscrizione al partito’’, ha ricordato il governatore pugliese, che si è detto ’’convinto, come tutti gli altri numerosi magistrati eletti, come me iscritti a un partito, che l’aspettativa, che mi è sempre stata regolarmente concessa per l’espletamento del mio mandato di sindaco e di presidente della Regione, mi rendesse a questi fini un cittadino eletto come tutti gli altri, abilitato a partecipare alla formazione dell’indirizzo politico degli enti da me governati all’interno dei partiti. Scopro oggi che ciò che vale per altri sindaci e presidenti, secondo il Csm non vale per me e, quindi, per tutti i magistrati eletti in incarichi politici”. ’’Questi – ha osservato Emiliano – dovranno costruire l’indirizzo politico con metodo innovativo rispetto alle previsioni della Costituzione, seguendo l’indirizzo della Corte Costituzionale che ha rimesso al Csm il compito di precisare fino a che punto si possa avere a che fare con i partiti da parte di un eletto magistrato. In modo dichiarato, la Procura Generale ha promosso l’azione disciplinare per conoscere l’indirizzo del Csm in materia che mai era stato chiarito in precedenza’’. ’’Valuterò la motivazione della sentenza ai fini della impugnazione nei successivi gradi – ha concluso Emiliano – nella speranza che questa vicenda sia occasione per il legislatore di intervenire per evitare gli equivoci sin qui verificatisi”.

Autore:

Data:

15 Febbraio 2019