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Barcellona, terroristi preparavano attacco con ’madre di Satana’

cms_7021/barcellona_ramblas_polizia_afp.jpgMohammed Houli Chemlal, il 21enne rimasto ferito nell’esplosione di una casa ad Alcanar, ha confermato oggi in tribunale quanto aveva già dichiarato alla polizia catalana sul progetto di un attentato ancora più grave di quello di giovedì scorso a Barcellona. Comparso in aula assieme agli altri tre arrestati, Chemlal ha parlato per oltre un’ora e ha risposto a tutte le domande, hanno riferito fonti giudiziarie citate dai media spagnoli.

Secondo le rivelazioni di Chemlal, il gruppo terrorista stava preparando un attentato dinamitardo a Barcellona. Per compierlo, il gruppo stava realizzando dell’esplosivo a base di perossido di acetone (Tatp), noto anche come ’madre di Satana’ e utilizzato anche in altri attentati rivendicati dallo Stato Islamico. L’esplosione che ha distrutto la casa di Alcanar ha costretto il resto del gruppo a ripiegare sull’attacco con il furgone.

Chemlal ha poi raccontato ai giudici che il piano dei terroristi era colpire la basilica della Sagrada Familia e altri luoghi simbolo di Barcellona, e che l’imam Abdelbaki Es Satty era l’ideologo del gruppo e voleva immolarsi. Anche gli altri tre arrestati hanno confermato il ruolo dell’imam, morto nello scoppio del covo di Alcanar.

Houli Chemlal è stato interrogato per primo. Successivamente è stato interrogato Driss Oukabir, che ha cambiato la prima versione fornita agli inquirenti. Inizialmente aveva accusato il fratello minore, poi rimasto ucciso a Cambrils, di avergli rubato il passaporto per affittare il furgone con il quale è stato compiuto l’attacco terroristico sulla Rambla. Oggi ha ammesso di aver affittato lui il furgone, ma ha aggiunto che credeva servisse per un trasloco per altri tre membri del gruppo. A seguire sono stati interrogati Mohamed Aallaa e Salah El Karib.

La procura ha chiesto la conferma del carcere cautelare per tutti e quattro con l’accusa di partecipazione a gruppo terrorista, omicidio, strage e possesso di esplosivi.

Kim agli Usa: “Ritorsione sarà spietata”

cms_7021/kim_schermo_afp.jpgSe gli Stati Uniti andranno avanti con le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud ci saranno ’ritorsioni spietate’. Pyongyang torna a minacciare Washington all’indomani dell’avvio delle manovre di carattere difensivo delle forze americane e sudcoreane sul mare orientale.

Potrebbe esserci una “spietata rappresaglia e punizione“, ha detto un portavoce militare del regime nordcoreano all’agenzia ufficiale Kcna. “Gli Stati Uniti – ha aggiunto – saranno ritenuti del tutto responsabili delle conseguenze catastrofiche che scaturiranno da manovre di guerra così aggressive e sconsiderate, in quanto hanno scelto un confronto militare con la Repubblica popolare di Corea”.

Le manovre militari, denominate ’Ulchi Freedom Guardian’, vedranno per i prossimi 11 giorni circa 50mila militari sudcoreani e circa 17.500 americani impegnati in una simulazione al computer di una guerra nella penisola coreana.

Con le esercitazioni quindi si vuole “assicurare che siamo pronti a difendere la Corea del Sud e i nostri alleati”, ha affermato il capo del Pentagono, James Mattis.

L’ammiraglio Harry Harris, capo delle forze armate americane nel Pacifico, ha sottolineato tuttavia che, quando si tratta di risolvere le “sfide” presentate dal regime nordcoreano, “il punto di partenza più importante è un punto di partenza diplomatico”.

Afghanistan, Trump ci ripensa: “No a ritiro, combatteremo per vincere”

cms_7021/trump_afp.jpgIl suo istinto lo avrebbe portato a ritirarsi dall’Afghanistan, ma quando sei presidente le cose sono diverse, per cui ha deciso che i soldati americani resteranno nel Paese per non lasciare spazio ai terroristi. In un discorso di 20 minuti pronunciato da Fort Myer, in Virginia, per annunciare la nuova strategia per l’Afghanistan, durante il quale non ha però specificato quanti altri soldati saranno mandati, Donald Trump ha detto: “Le conseguenze di un’uscita rapida sono prevedibili e inaccettabili. Un ritiro affrettato creerebbe un vuoto che i terroristi, tra cui l’Is e i Talebani, riempirebbero immediatamente”.

Il mio istinto iniziale era di ritirarmi, e, storicamente, io seguo i miei istinti – ha sottolineato il presidente, condividendo la “frustrazione” del popolo americano per “la guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti, 17 anni” – Ma in tutta la mia vita ho sentito che le decisioni sono molto diverse quando siedi nello Studio Ovale”.

Per questo gli Stati Uniti non si ritireranno, “le nostre truppe combatteranno per vincere – ha scandito – Combatteremo per vincere. D’ora in poi, la vittoria avrà una chiara definizione: attaccare i nostri nemici, distruggere l’Is, schiacciare Al Qaeda, impedire ai Talebani di prendere l’Afghanistan e fermare gli attacchi terroristici contro l’America”.

“Ma per proseguire questa guerra, dobbiamo imparare dalla storia“, ha sottolineato il presidente, annunciando i pilastri della nuova strategia per l’Afghanistan e l’Asia del Sud messa a punto con il segretario alla Difesa James Mattis e con il Consiglio per la sicurezza nazionale. “Il pilastro fondamentale della nostra nuova strategia – ha spiegato – è il cambiamento ad un approccio basato sul tempo ad uno basato sulle condizioni: le condizioni sul terreno, non scadenze arbitrarie guideranno d’ora in poi la nostra strategia. I nemici dell’America non dovranno mai conoscere i nostri piani o credere di poter aspettare che ce ne andiamo”.

Secondo Trump, il secondo pilastro della nuova strategia è “l’integrazione di tutti gli strumenti della potenza americana, diplomatici, economici e militari, per il successo” della missione. Poi, ha annunciato il presidente, il cambio di strategia riguarderà anche l’approccio con il Pakistan. “Non possiamo più restare in silenzio sui rifugi sicuri per le organizzazioni terroristiche in Pakistan, i Talebani ed altri gruppi che pongono una minaccia alla regione e oltre – ha accusato il presidente – Diamo al Pakistan miliardi e miliardi di dollari mentre loro ospitano gli stessi terroristi che noi stiamo combattendo. Ma questo cambierà e cambierà immediatamente. E’ tempo che il Pakistan dimostri il suo impegno per la civiltà e la pace”.

Corollario del nuovo approccio nei confronti di Islamabad sarà “l’’ulteriore sviluppo di una partnership strategica con l’India“, nemico numero uno del Pakistan. “Noi apprezziamo l’importante contributo dell’India alla stabilità dell’Afghanistan”, ha sottolineato Trump, che ha definito il Paese “la più grande democrazia del mondo e un partner chiave degli Stati Uniti per la pace e la sicurezza”.

Infine, preannunciando che Washington “chiederà ai nostri alleati della Nato e partner globali sostegno alla nostra nuova strategia con truppe aggiuntive e un aumento dei fondi in linea con il nostro stesso impegno”, il presidente ha assicurato che gli Stati Uniti “non useranno più la loro potenza militare per costruire democrazie in terre lontane e non cercheranno più di ricostruire altri Paesi a loro immagine”.

LA MINACCIA DEI TALEBANI – L’Afganistan diventerà “il cimitero” delle truppe americane, hanno minacciato i talebani alla decisione di Trump di inviare nuovi soldati nel Paese. I talebani continueranno a lottare “fino all’ultimo respiro”, si legge in un comunicato a firma di Zabiullah Mujahid, un portavoce dei talebani. “Fino a quando gli Stati Uniti non ritireranno le loro truppe dall’Afghanistan – hanno avvertito – il Paese diventerà un nuovo cimitero per questa superpotenza del 21mo secolo. I leader americani devono saperlo”. “Finché ci sarà anche un solo soldato americano sul nostro territorio e finché proseguiranno a imporci la guerra – si legge ancora nella nota – proseguiremo la nostra jihad con piena determinazione”.

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23 Agosto 2017