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Basse emissioni e zero sprechi, il futuro dell’economia europea è circolare

cms_6370/sviluppo_sostenibile_riciclo_ftlia-kqYE--1280x960@Produzione.jpgL’Europa deve ripartire e per reinventare la propria industria deve puntare sull’economia circolare, dove il rifiuto è risorsa e gli sprechi non esistono. E’ questo in sintesi il messaggio lanciato dal Financial Times Circular Economy Summit che si è svolto a Londra dove è stato esaminato come le imprese stanno trasformando i cicli di vita dei prodotti e le infrastrutture organizzative per diventare più sostenibili.

Non ha dubbi Karmenu Vella, commissario europeo all’Ambiente, secondo cui l’economia circolare “è il futuro” ma “ha bisogno di investimenti” e in questo contesto la finanza gioca un ruolo fondamentale. In particolare, spiega Vella, “abbiamo bisogno di importanti investimenti per facilitare ad esempio la transizione energetica e procedere verso un futuro a basse emissioni di anidride carbonica”.

Ma cosa vuol dire adottare il modello dell’economia circolare? Lo spiega bene l’amministratore delegato di Novamont, Catia Bastioli: significa “ri-ottimizzare e sviluppare i siti deindustrializzati, utilizzando tecnologie a basso impatto e fortemente innovative che siano collegate con i territori e con la loro cultura, con le materie prime e gli scarti del territorio”.

Uno sviluppo, sottolinea Bastioli, che “premi la diversificazione dei territori e punti sulla qualità differenziata e non sulla quantità indifferenziata”. Insomma, il futuro è ’circolare’ come dimostrano anche le politiche adottate dall’Unione europea che, spiega Vella ci porteranno verso un’economia competitiva, a basse emissioni, capace di usare le risorse in modo efficiente e creare lavoro.

Va proprio in questa direzione, infatti, il pacchetto europeo sull’economia circolare che adesso è in fase di negoziazione tra Consiglio, Parlamento e Commissione europea. In ballo ci sono obiettivi ambiziosi, come: il 70% del riciclo per i rifiuti urbani e 80% per gli imballaggi entro il 2030 e l’obbligo generalizzato di separazione della frazione organica.

Il lavoro fatto prima dalla Commissione europea e poi quello dal Parlamento europeo “spingono ad obiettivi traenti, che sono quelli che occorrono in questo momento, sia per rilanciare l’economia sia per attaccare il problema della decarbonizzazione e dello sviluppo sostenibile”, afferma l’amministratore delegato di Novamont.

Il Consiglio Ue, invece, in rappresentanza dei Paesi membri, “ha frenato perché, come al solito, ci sono diversi Paesi con diverse esigenze”. Secondo l’indagine a livello europeo guidata da European Environmental Bureau (EEB), Friends of the Earth Europe and Zero Waste Europe, a cui ha contribuito anche Legambiente, tra i Paesi che si oppongono maggiormente alla proposta ci sono la Danimarca e la Finlandia ma ci sono anche Ungheria, Lituania e Lettonia.

Secondo la Bastioli, però, adesso è arrivato il momento di gettare le basi per il cambiamento: ora “occorre coraggio. Abbiamo parlato di ambiente e di sviluppo sostenibile per decenni e poi la realtà è che le tecnologie ci sono, ma non vengono usate nella maniera giusta”.

E l’Italia in questo campo può giocare un ruolo da protagonista con ampie possibilità di sviluppo. Un esempio è quello dei rifiuti organici, la cui raccolta in Italia è più che raddoppiata nel corso di un decennio, a partire dal 2006, passando da 2,6 milioni di tonnellate a più di 6 milioni di tonnellate di raccolta differenziata dell’organico.

“Se riuscissimo a portare tutta l’Italia allo stesso livello, cioè a zero rifiuto organico a discarica, potremmo contare su una decarbonizzazione ulteriore di 5 milioni di tonnellate di CO2, che è un valore molto importante”, sottolinea Bastioli. E già in Italia circa 550 Megawatt di energia vengono prodotti da biogas, vengono raccolte 1,7 milioni di tonnellate di compost di elevata qualità e 280mila tonnellate di carbonio di alta qualità vengono reimmesse nel suolo. Al momento, spiega l’amministratore delegato di Novamont si tratta di “un business da 1,7 miliardi di euro, con 9mila posti di lavoro che sono stati creati”.

Computer in tilt, aerei British Airways ancora a terra: “Non andate in aeroporto”

cms_6370/aerei_british_airways_code_afp.jpgLa British Airways si augura di poter “tornare alla normalità” stamane allo scalo di Gatwick e di “riprendere la maggior parte dei voli” a quello di Heathrow dopo i seri problemi registrati al sistema informatico che gestisce gli scali e che ieri ha costretto la compagnia a cancellare tutti i voli. Lo riporta la Bbc.Nel frattempo su Twitter la compagnia aerea invita i passeggeri a non recarsi in aeroporto a meno che non si abbia una prenotazione confermata.I passeggeri descrivono scene “caotiche” presso gli aeroporti, con le critiche alla compagnia aerea per la mancanza di informazioni. La British Airways si è scusata e ha predisposto il rimborso e il cambio di prenotazione per i clienti.

I computer sarebbero in tilt per un guasto elettrico e non per un attacco di hacker, ha precisato la British Airways. La stessa compagnia invita le persone in partenza di controllare lo stato del proprio volo sul sito www.ba.com prima di recarsi in aeroporto. Un portavoce BA ha detto: “Stiamo continuando a lavorare sodo per ripristinare tutti i nostri sistemi IT. Siamo estremamente dispiaciuti per l’enorme disagio causato ai clienti”.

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29 Maggio 2017