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Bassetti: “Morti senza pietà come al fronte” (Altre News)

Coronavirus, Bassetti: “Morti senza pietà come al fronte”

(Elena Davolio) – I morti da coronavirus come “i morti sul fronte, senza pietà”. Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, in una intervista all’Adnkronos, riflette sulla drammatica situazione che vive il Paese nell’emergenza coronavirus e lancia anche un appello all’unità al mondo della politica: “Non è tempo di scontri dialettici né di campagne elettorali, siamo in guerra e la battaglia si vince insieme o si perde tutti”.

Stamani il presidente dei Vescovi italiani, che è anche arcivescovo di Perugia, è andato a pregare in un cimitero della città per ricordare, come tanti colleghi Vescovi dal nord al sud del Paese, i tanti morti per coronavirus nella solitudine e senza un conforto. Il porporato pensa a quanti sono in prima linea in questi giorni: “I sacerdoti mi ricordano i cappellani in guerra. Al cimitero ho riflettuto sul fatto che in questa terribile guerra, medici, infermieri, operatori sanitari, penso anche a chi guida le ambulanze, ai sacerdoti, sono sulla prima linea del fronte. Medici e sacerdoti sanno perfettamente il rischio che corrono e che possono pagare con la vita ma lo fanno ugualmente. Questa è una testimonianza bella e importante”.

Il presidente della Cei riflette con l’Adnkronos sulle vittime da Covid-19: “Qui in Umbria ci sono stati venti morti ma quei pochi o quei tanti sono dei morti in guerra e possono diventare dei militi ignoti. Allora proprio perché non diventino tali, insieme ai Vescovi del Paese abbiamo pensato ad un momento di preghiera oggi per ricordare i medici morti, gli anziani, i morti intubati, i giovani deceduto senza una carezza , senza due occhi che ti guardano con amore come tutti ci augureremmo di avere nella morte. E’ stato tolto loro tutto come ai morti al fronte e allora un segno di pietà dalla Chiesa italiana. Il cimitero per noi in Toscana e in Umbria è il camposanto: luogo sacro come la chiesa”.

Il presidente della Cei rivolge quindi un appello alle istituzioni: “C’è bisogno che i nostri politici diano esempio di unità. Questo non è il momento della dialettica o di campagne elettorali. Questa battaglia la vinciamo insieme o siamo tutti a perdere. Tutti uniti, o insieme vinciamo o insieme periamo”.

Il cardinale Bassetti scuote gli italiani chiusi in casa dal coronavirus: “Per i credenti questa deve essere una reclusione attiva non passiva come quella del carcere. E il momento per riallacciare tanti rapporti che si erano sfilacciati, tra coniugi, figli. E il momento del dialogo, della collaborazione, della condivisione fra generazioni. Ho parlato con psicologi che mi dicono che sono soprattutto i più anziani a deprimersi. Escono quasi più anziani che giovani perché i ragazzi con i social hanno costruito un loro mondo virtuale. Poi con Skype gli studenti seguono lezioni coi loro insegnanti. Noi cerchiamo di dare sussidi, supporti con raccomandazioni. Ma sono gli anziani i più fragili. Richiedono attenzione, sostegno”.

Il pensiero del presidente della Cei va anche al Papa. In Vaticano si stanno registrando diversi casi di coronavirus. C’è preoccupazione per la salute del Pontefice. “Il Papa – dice Bassetti – dimostra di non avere paura per la sua persona. Pensiamo poi al coraggio con cui stasera pregherà davanti al Crocifisso miracoloso che i romani portarono in processione nel 500. Fu anche il crocifisso della Gmg del duemila con Wojtyla per chiedere la grazia per il nuovo millennio”.

” Sarà un momento di grande conforto – osserva il presidente della Cei parlando della preghiera di stasera a San Pietro – e al tempo stesso sarà impressionante vedere il Papa, solo, davanti all’immensa spianata di piazza San Pietro deserta. Mi fa venire in mente un’immagine: c’è tutto un popolo che sta combattendo e Mosè con le braccia allargate al suo popolo. Il Papa svolge la sua missione sempre, ma in questo momento sta diventando un Mosè per tutta l’umanità con la sua fede e l’amore profondo per ogni uomo”.

Coronavirus, Gismondo: “Basta numeri su positivi, è un dato sporco”

“Non bisogna più comunicare il numero delle persone positive” al nuovo coronavirus. “Scientificamente è un dato ’sporco’”, che come tale rischia di “falsare” non solo i calcoli sulla dimensione e la letalità della pandemia di Covid-19, ma anche di dare ai cittadini un’impressione sbagliata, condizionandone “la psiche e il comportamento”. E’ l’appello che la microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, lancia attraverso l’AdnKronos Salute “alle autorità deputate a comunicare giornalmente i numeri” del contagio.

Di fronte alle cifre diffuse – che ieri hanno allarmato la Lombardia e l’Italia intera per una risalita inattesa dopo giorni di speranza – “io veramente rabbrividisco”, afferma Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze del Sacco. Per questo “lancio un appello a non comunicare più il numero dei positivi” al Sars-CoV-2. “E’ un dato da un punto di vista scientifico ’sporco’ – spiega l’esperta – innanzitutto perché ogni giorno varia il numero di persone che vengono sottoposte a tampone”. Succede così che “i dati sui positivi si riferiscono a una campionatura molto poco omogenea”. Un insieme che ormai comprende l’esito di tamponi fatti a “sintomatici, asintomatici, personale sanitario” e a volte anche “i tamponi rifatti per la seconda o la terza volta allo stesso soggetto”.

Il numero reale dei positivi al coronavirus “potrà essere dato solo dopo uno studio epidemiologico serio”, ammonisce Gismondo che avverte: “Gli unici numeri attendibili oggi sono quelli dei pazienti ricoverati, in terapia sub intensiva e intensiva, e quelli dei decessi”. Di conseguenza, chiarisce la virologa, “oggi si può parlare solamente di percentuale di decessi sui ricoverati. Tutti gli altri numeri sono falsati” e come tali “falsano anche l’impressione delle persone”, producendo inoltre un impatto pericoloso “sulla psiche. Stiamo dando cifre – conclude Gismondo – che possono alterare l’andamento delle misure prese e condizionare il comportamento dei cittadini”.

Coronavirus Lombardia, 541 morti in un giorno

Continua a salire il numero dei morti in Lombardia a causa del Coronavirus. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 541 decessi nella Regione, come reso noto dall’assessore al Welfare, Giulio Gallera, in una diretta facebook. Sale quindi a 5402 il totale delle vittime in Lombardia. “Le statistiche -ha spiegato Gallera- ci dicono che il numero dei morti è quello che scenderà per ultimo”.

I positivi sono 37298, con una crescita di 2409 in un giorno. Le persone ricoverate sono 11137 (+456), quelle in terapia intensiva sono 1292 (+29). Tra i dati positivi vi è quello che riguarda le persone dimesse: 200 nelle ultime 24 ore per un totale di 8001.

Per quanto riguarda le province, a Bergamo i positivi sono 8060 (+602), a Brescia 7385 (+374), a Como 816 (+54), a Cremona 3496 (+126) che “ha dimezzato rispetto a ieri”, fa notare Gallera. E ancora Lecco 1210 (+51), Lodi 2006 (+38) con un solo caso a Codogno primo focolaio del coronavirus, Monza e Brianza 1948 (+198), Milano 7469 (+547, “in città l’aumento dei positivi è 261”), Mantova 1398 (+148), Pavia 1712 (+27), Sondrio 362 (+37), Varese 711 (+209) e 805 in fase di verifica.

Coronavirus, 51 i medici morti in Italia

Sono 51 i medici deceduti per Covid-19. In poche ore sono stati registrati altri 5 nuovi decessi: due medici di famiglia di Piacenza, Abdel Sattar Airoud e Giuseppe Maini e Luigi Rocca, pediatra sempre di Piacenza, Maurizio Galderisi, cardiologo e professore di Medicina interna all’Università Federico II di Napoli e Leone Marco Wischkin, medico internista a Pesaro-Urbino. A comunicarlo è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che cura una pagina del suo sito listata a lutto.

Annamaria Focarete, presidente della sezione lecchese della Simg (Società italiana di medicina generale e delle cure primarie), consigliere provinciale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e già consigliere dell’Ordine provinciale dei medici di Lecco, si è spenta questa mattina all’alba nella Rianimazione dell’ospedale di Merate. “Ci aveva illuso Anna – è la testimonianza pervenuta all’AdnKronos Salute e firmata da Marino Lafranconi, segretario Fimmg Lecco – Con la tempra di sempre aveva dato segni di ripresa, sembrava scamparla anche al Covid. Poi una superinfezione ce l’ha portata via ed è volata. Anna ora vola in alto!”, è l’addio commosso del collega

Scuola:’’Chiusa oltre 3 aprile, no lezione a luglio’’

“Sicuramente ci sarà una proroga: si andrà oltre la data del 3 aprile, l’obiettivo è garantire che gli studenti ritornino a scuola quando è stra-certo e stra-sicuro che possano tornare. La salute è prioritaria”. Lo ha affermato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a ’La vita in diretta’. “Si tornerà a scuola solo quando le autorità sanitarie diranno che si può rientrare e non prima – ha ribadito- la priorità è la salute degli studenti e del personale scolastico”.

“Notizie sulla didattica a distanza a luglio non hanno alcun fondamento: significherebbe dire che il personale della scuola non sta lavorando e non è cosi’. Se la didattica a distanza funziona come sta funzionando non c’è alcun motivo per andare a luglio o agosto: le strutture scolastiche non sono idonee tra l’altro. Se ci sarà necessità lo si farà in un secondo momento. Scenari troppo oltre sono irresponsabili, bisogna guardare gli scenari attuali e poi assumere decisioni”, ha detto ancra la ministra sottolineando che “si permetterà di recuperare gli apprendimenti, laddove fosse necessario. Sono decisioni che stiamo vagliando sulla base di quando e se si tornerà a scuola. Esiste l’autonomia scolastica, i docenti conoscono molto bene i loro studenti. Il percorso di uno studente è lungo, se parliamo dei maturandi è iniziato 5 anni fa, gli apprendimenti degli studenti i docenti sanno valutarli perfettamente”

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28 Marzo 2020