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Batosta Sardegna, base M5S in rivolta

Batosta Sardegna, base M5S in rivolta

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(Antonio Atte) – La batosta elettorale in terra sarda è destinata a lasciare il segno sulla pelle del Movimento 5 Stelle locale e nazionale. Una parte della base M5S è in rivolta, pronta a far sentire la propria voce dopo il magro bottino ottenuto alle regionali da Francesco Desogus, il candidato grillino alla poltrona di governatore. E c’è chi è pronto a chiedere la ’testa’ di Mario Puddu: a molti, infatti, non è andato giù l’’attivismo’ dell’ex sindaco di Assemini – vincitore delle prime regionarie, ritiratosi dalla corsa a causa di una condanna per abuso d’ufficio – durante la campagna elettorale stellata. Il 10 marzo a Oristano si terrà una riunione del meetup con gli attivisti e alcuni portavoce locali. A quanto apprende l’Adnkronos, nel corso dell’incontro – convocato per analizzare l’esito del voto – sarà redatto un documento critico nei confronti dei vertici del Movimento per la gestione del M5S sardo.

Un j’accuse che mette nel mirino, oltre a Puddu, anche lo ’stato maggiore’ del M5S in Sardegna, da Emanuela Corda (deputata, capogruppo 5 Stelle in Commissione Difesa) a Pino Cabras. Tra i portavoce più critici si segnala Patrizia Cadau, consigliera comunale di Oristano già candidata alla carica sindaco del Comune sardo.
C’è uno scollamento tra la base e i portavoce nazionali – si sfoga Cadau con l’Adnkronos -. Ritengo che il 42% ottenuto alle politiche sia stato gestito malissimo: una forza politica che esprime 16 parlamentari in una Regione come la Sardegna avrebbe dovuto fare meglio. Certamente non ha giovato il metodo con cui si è scelto il primo candidato presidente né ci ha facilitato la seconda votazione…”. Per la consigliera, “Puddu deve andarsene” perché “politicamente divisivo”: “Bisogna avviare una riflessione per capire come riprendere contatto con la gente”, aggiunge.

Impietoso anche il commento di Guido Sbandi, consigliere comunale a Quartu Sant’Elena. “E’ indubbio – scrive su Facebook – che il Movimento 5 Stelle sardo perde il consenso popolare, perde perché sono stati traditi i principi ed i valori che ci hanno sempre contraddistinto. E’ mancata la trasparenza nelle votazioni e nelle inspiegabili eliminazioni di candidati, è mancato il rispetto delle regole interne e l’onestà intellettuale di coloro che non le hanno rispettate, è mancata la coerenza nei fatti di chi ha voluto decidere da solo senza il popolo, senza i portavoce ed i gruppi locali, è mancata la professionalità in una campagna elettorale di basso livello e non vissuta nelle piazze. Il popolo lo ha compreso e non ci ha votato”.

Intanto il capo politico Luigi Di Maio corre ai ripari accelerando sulla trasformazione del M5S. Il vicepremier respinge il confronto tra politiche e amministrative e saluta con favore l’ingresso del M5S nel Consiglio regionale sardo per la prima volta nella storia. “Il M5S è vivo e vegeto”, rimarca il leader grillino, che annuncia “importanti novità” tra domani e dopodomani per quanto riguarda la riorganizzazione territoriale del Movimento 5 Stelle.

Intanto però la fronda dei dissidenti torna ad alzare la voce. “La leadership di Luigi Di Maio certamente va rimessa in discussione”, dice all’Adnkronos la senatrice campana Paola Nugnes. “Non credo – insiste la parlamentare ’ribelle’ – che una riorganizzazione calata dall’alto sia la soluzione. Ci vuole una riflessione collettiva che porti ad una discussione profonda con proposte da valutare tutti insieme”. A Nugnes replica Sergio Battelli, tesoriere del M5S Camera e presidente della Commissione Politiche Ue: “Un consiglio: affronti e sfati la profezia di Fassino, si candidi lei per guidare il M5S. Non abbiamo bisogno di picconatori ma di visione e proposte”.

Salvini rassicura Di Maio

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“Non cambia nulla, si va avanti. Ho dato la mia parola e la mia parola vale cinque anni e non certo cinque mesi…’’. In collegamento telefonico con La7 speciale elezioni, Matteo Salvini assicura che la vittoria del centrodestra in Sardegna non cambia nulla nei rapporti con Luigi Di Maio e, quindi, continuerà a stare al governo con i Cinque stelle. “C’è un presidente del Consiglio che ha la mia totale fiducia e non chiedo né mezzo ministro in più, né mezzo sottosegretario in più…“, dice, escludendo pretese su premiership e ministeri chiave in caso di exploit della Lega alle europee.

Concetto poi ribadito a ’Quarta Repubblica’: “A livello nazionale non cambia nulla. La Sardegna come l’Abruzzo è un voto locale. Comunque non mi sento più forte io e Luigi non si deve sentire più debole… Nella vita si vince e si perde, anche la Lega nel passato ha avuto dei grossi problemi. Si tratta di lavorare, non vedo drammi. Magari i Cinquestelle pensavano a un risultato migliore, ma non vedo drammi…’’. Ci sarà un vertice notturno con Di Maio? “Non sono in grado di fare vertici con nessuno, se il Milan fa bene domani sera magari il vertice lo facciamo domani sera”, replica poi il vicepremier a Nicola Porro con riferimento alla febbre che lo ha colpito in giornata. A quanto si apprende, dovrebbe comunque tenersi domani nel pomeriggio a Palazzo Chigi un vertice tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier.

Nelle parole di Salvini c’è poi spazio per una stoccata all’alleato azzurro – “In Abruzzo qualche partito litiga per un assessore in più o in meno. Ogni riferimento a Fi non è casuale… Ma la pazienza ha un limite. La Regione deve cominciare a lavorare’’ – e all’opposizione dem: “Quelli del Pd sono gli unici perdenti che festeggiano…Contenti loro. Spero che continuino a stappare champagne per altre sconfitte…’’.

Il vicepremier torna poi sul caso latte: “Spero di chiudere questa settimana la vicenda dei pastori, vediamo di dar loro ragione, perché fanno un lavoro faticoso”, spiega.

E a chi gli chiede di una possibile alleanza in Europa con il Ppe, Salvini risponde: “Sicuramente non posso allearmi con i socialisti, con la sinistra. Chi mi da una mano a riportare al centro il lavoro, la famiglia, le nostre radici…si può fare, visto che non lo posso fare con la sinistra, non posso farlo da solo, lo faccio con chi ci sta”.

Trasporti, sanità e lavoro: le priorità di Solinas

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Trasporti, sanità, lavoro, turismo, infrastrutture ed energia. Sono stati questi i temi sui quali Christian Solinas, neo presidente della Regione Sardegna, ha parlato nella sua prima conferenza stampa. “Centralità della Sardegna in Europa – ha detto – sia nei rapporti con lo Stato che con l’Ue. Bisogna fermare l’emigrazione dei nostri giovani costruendo opportunità. Queste arrivano dal turismo, dalla sanità, dalla zona franca”.

“La Sardegna è una piattaforma naturale per i trasporti, dobbiamo intercettare le opportunità che arrivano tramite il canale di Suez ristrutturando e ampliando il porto canale di Cagliari”, ha detto Solinas, per poi aggiunge: “Una sala Asl per tutta la Sardegna non basta. Dobbiamo raggiungere ogni territorio pensando agli anziani e ai paesi dell’interno”. Solinas ha poi rivolto un pensiero ai malati di Sla, “che devono potersi curare in tempi rapidi e con le professionalità che abbiamo”. Sui trasporti “c’è da rivedere le convenzioni con lo Stato, sia per le merci che per le persone”.

Poi la frecciata agli avversari: “Noi abbiamo girato la Sardegna con i nostri amici a testa alta, loro ci hanno accusato ma non avevano nessuno spendibile con cui andare in giro”.

Interrogatorio per i coniugi Renzi

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Tiziano Renzi e la moglie Laura Bovoli, genitori dell’ex premier Matteo Renzi, rispondono alle domande del gip del Tribunale di Firenze, Angela Fantechi, durante l’interrogatorio in seguito agli arresti domiciliari per i reati di bancarotta e fatture false relativamente al fallimento di alcune cooperative a loro riconducibili. L’interrogatorio del gip è avvenuto in modi separati per ciascuno degli imputati. La prima ad essere interrogata è stata Laura Bovoli, poi Tiziano Renzi. “Abbiamo chiesto la revoca degli arresti domiciliari per la totale insussistenza delle esigenze cautelari”, ha detto l’avvocato Federico Bagattini, difensore della coppia. Il pm Luca Turco, procuratore aggiunto titolare del fascicolo d’indagine, si è riservato di esprimere il suo parere sulla richiesta di revoca dei domiciliari avanzata dai coniugi indagati. Il pm presenterà il suo parere entro 48 ore. Dopodiché toccherà al gip Fantechi, decidere sulla richiesta entro cinque giorni. “Vorrei essere un po’ più ardito rispetto al senatore Renzi: perché andare a processo quando c’è un passaggio rispetto alla possibilità di archiviazione?”, ha poi risposto il legale ai cronisti che gli chiedevano un commento sul parere dell’ex segretario del Pd che aveva suggerito al legale di chiedere subito il processo per dimostrare l’infondatezza delle accuse nei loro confronti.

Di fronte al gip anche il terzo imputato finito agli arresti domiciliari, l’imprenditore ligure Mariano Massone, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Difeso dall’avvocato Luca Gastini, ha depositato una memoria difensiva che è stata consegnata al giudice durante l’interrogatorio di garanzia. Secondo quanto si è appreso, il legale dell’imputato ha chiesto anche una modifica della misura cautelare che lo ha portato agli arresti domiciliari. La difesa dell’indagato presenterà ricorso al Riesame.

L’interrogatorio di Bovoli è terminato intorno alle 17.40, ed è durato circa due ore e quaranta. Secondo quanto ha reso noto il collegio difensivo della donna finita agli arresti domiciliari, Bovoli ha risposto alle domande del giudice e ha presentato anche memorie difensive e documentazione aggiuntiva. Terminato intorno alle 19.35 l’interrogatorio di Tiziano Renzi, iniziato poco meno di due ore prima, alle 17.45. Anche Renzi senior, come in precedenza la moglie, sempre davanti al gip ha risposto “con la massima disponibilità” alle domande del giudice e dei pm. “Abbiamo depositato un’istanza di revoca della misura degli arresti domiciliari assistita da 11 documenti che dimostrano quando meno la totale l’insussistenza delle esigenze cautelari“, ha spiegato ancora l’avvocato Bovoli.

In mattinata, il collegio difensivo dei coniugi aveva fatto sapere che la coppia avrebbe offerto “la massima disponibilità a chiarire ogni aspetto e ogni contestazione nella massima trasparenza”. “I coniugi del resto hanno voluto fortemente questo interrogatorio e quindi risponderanno ad ogni domanda che verrà loro posta”, si è appreso dai legali della coppia.

Mafia Capitale, Alemanno condannato a 6 anni

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(Daniele Dell’Aglio) – E’ una condanna pesante quella decisa oggi dal Tribunale di Roma contro l’ex sindaco Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito nell’ambito di un filone del processo ‘Mafia Capitale’. L’ex primo cittadino della Capitale è stato condannato a 6 anni, un anno in più di quanto aveva chiesto il pm Luca Tescaroli. Si chiude così in primo grado la vicenda di una presunta corruzione in cui Alemanno è accusato di aver “piegato la sua funzione di sindaco” agli interessi dei “corruttori” Salvatore Buzzi, l’ex ‘ras’ delle cooperative, e dell’ex Nar Massimo Carminati, ottenendo in cambio, secondo l’accusa, circa 223.500 euro, considerato il prezzo del reato di corruzione, che sarebbe avvenuta tra il 2012 e il 2014. Una cifra aumentata oggi dai giudici, che hanno stabilito anche una confisca di 298.500 euro.

I guai giudiziari per Alemanno iniziano nel dicembre del 2014 quando gli viene notificato l’avviso di garanzia per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. L’anno dopo, nel dicembre del 2015, l’ex sindaco, accusato di aver ricevuto soldi da Buzzi e Carminati attraverso la sua fondazione ‘Nuova Italia’, viene rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito mentre rimane indagato per associazione di stampo mafioso. Un’accusa, quella di mafia, che cadrà in fase di indagini, quando il gip accogliendo la richiesta della stessa Procura, archivia la posizione dell’ex sindaco di Roma dall’accusa di associazione di stampo mafioso.

A settembre 2017 il processo stralcio ad Alemanno ricomincia da zero a causa di una diversa composizione del collegio dei giudici. Nell’ambito del procedimento, lo scorso dicembre, viene sentito in aula Salvatore Buzzi, collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo: l’ex ‘ras’ delle cooperative dice ai giudici di aver finanziato tutte le campagne elettorali, “da Rutelli in poi tutti” e dice di aver pagato le “tangenti” a Franco Panzironi, ex direttore generale di Ama: “Le tangenti le davo a Panzironi ma Alemanno non era da considerarsi ‘comprato, lui lo avrò incontrato una o due volte’”, dice Buzzi.

Si arriva quindi all’8 febbraio scorso, con la requisitoria del pm Luca Tescaroli che chiede la condanna a 5 anni (4 anni e mezzo per corruzione e 6 mesi per finanziamento illecito) accusando Alemanno di essere stato “l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008 – 12 giugno 2013” e rimanendo poi “punto di riferimento” di Buzzi, anche in qualità di consigliere comunale. Un’accusa accolta oggi dai giudici della seconda sezione penale di Roma che dopo circa due ore di camera di consiglio condannano Alemanno a sei anni di carcere. Una sentenza “sbagliata” per l’ex sindaco di Roma, che si dichiara innocente e annuncia ricorso in appello. “Dopo essere stato prosciolto dagli stessi pm nel processo Mafia Capitale oggi vengo condannato, non capisco”.

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26 Febbraio 2019