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BATTESIMO E TENTAZIONI DI CRISTO DI PAOLO CALIARI DETTO IL VERONESE – Arte e spiritualità

Vi presento «Battesimo e tentazioni di Cristo» del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese. Il dipinto faceva parte di una serie di opere realizzate dall’artista che Napoleone prelevò per portarle in Francia, causando la loro dispersione. La tela in questione, del 1582, oggi si trova a Milano nella Pinacoteca di Brera.

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Sulla sinistra si vede la grande figura di Gesù, appena battezzato da Giovanni nel fiume Giordano e nelle cui acque cristalline sono ancora immersi i piedi di Cristo. Il Battista è riconoscibile per le vesti di peli di cammello che indossa, la ciotola che ha utilizzato per versare l’acqua sul capo di Gesù e, infine, per il bastone con il cartiglio «Ecce agnus Dei», «Ecco l’agnello di Dio» (Gv 1,29): così infatti additerà Gesù indicandolo ai suoi discepoli.

Cristo è circondato da angeli che lo assistono: la loro presenza nella scena del battesimo non è menzionata né nei Vangeli sinottici né in quelli apocrifi, ma risale alla pratica liturgica antica dove un diacono assisteva il vescovo, tenendo il crisma e rivestendo i catecumeni con la veste bianca. Inoltre la loro presenza in questo caso può essere anche giustificata dall’episodio successivo a quello del battesimo: il Vangelo di Matteo narra infatti che, superate le tentazioni alle quali Gesù viene sottoposto dal demonio durante la sua permanenza di quaranta giorni nel deserto, «degli angeli gli si accostarono e lo servivano» (Mt 4,11). Probabilmente gli artisti hanno assimilato tra loro i diversi episodi evangelici anche in virtù del fatto che le tentazioni, seguendo il momento del battesimo e quindi quello che si può definire una vocazione o una epifania del Signore, sono quasi l’occasione della prova della fede che il catecumeno ha accolto con il rito battesimale. Si deve notare inoltre che gli angeli apparvero non solo dopo il battesimo, ma anche nel precedente avvenimento della nascita di Gesù, quando un angelo annuncia la lieta notizia ai pastori che stavano facendo la guardia al loro gregge nella città di Betlemme. Luca narra infatti che «subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio» (Lc 2,13). Il tema di Cristo servito dagli angeli è stato quindi assimilato all’evento del battesimo, nel momento in cui la natura di Cristo si rivela umilmente agli uomini.

Dall’alto una colomba luminosa, simbolo dello Spirito Santo, scende su Gesù e lo investe per la missione che gli è stata affidata di salvare ogni uomo, così come ricorda l’evangelista Giovanni: «Egli non è venuto nel mondo per giudicare il mondo, ma per salvarlo» (Gv 12,47).

Sulla destra si vede ancora Gesù, questa volta accompagnato dal diavolo, vestito da religioso. Il Vangelo infatti ricorda che subito dopo il battesimo Gesù affrontò le tentazioni nel deserto. Satana gli porge una pietra e lo invita a trasformarla in pane. La tentazione si presenta sempre come qualcosa di positivo. La parola diavolo significa “colui che si mette in mezzo, ostacola, intralcia il cammino”. Infatti, Gesù è diretto verso la città munita di torri che si vede sullo sfondo per annunciare la parola di Dio, ma il diavolo cerca di distoglierlo, proponendogli un cammino diverso da quello che il Padre gli ha chiesto: dare la vita per la salvezza dell’uomo. Il male consiste proprio nel sottrarsi allo sguardo amorevole di Dio che vuole guidare l’uomo verso il suo vero bene, lasciarsi corteggiare e perdersi volontariamente dietro colui che Gesù ha definito il «padre della menzogna» (Gv 8,44). Non a caso, Veronese pone il tentatore in ombra e con il volto coperto, a differenza di Gesù aureolato e immerso nella luce. Come ha scritto papa Francesco la «tentazione ti porta a nasconderti dal Signore e tu te ne vai con la tua colpa, col tuo peccato, con la tua corruzione, lontano dal Signore».

La scena evangelica, esemplificata da Veronese nella sua opera, ricorda che nella vita di tutti i giorni lo scontro con il male non manca: c’è una grande battaglia da combattere e nessuno si può tirare indietro! Spesso il male si rafforza a causa della nostra incapacità di contrastarlo; vive nella nostra inerzia e ignavia, gode del nostro delegare ad altri, del nostro non avere tempo, del nostro continuo trovare scuse. Spesso nella storia l’uomo ha scelto vie più facili, quella che sembrava più elegante, più applaudita, più di moda, più politicamente corretta. Ciò ha lasciato campo al male, quello che si insinua nelle pieghe del bene e si confonde con esso: non a caso, il tentatore rappresentato da Veronese ha l’abito da religioso.

Il Figlio di Dio si è trovato a vivere l’esperienza della tentazione, ha dovuto affrontare la scelta tra il bene e il male. E lui ha scelto! In senso lato potremmo dire che ha scelto entrambi…ha scelto il male per sé e il bene per tutti gli uomini: l’Eterno ha scelto di morire per donare all’uomo l’eternità!

Data:

3 Febbraio 2024