Traduci

Bauman, il grande vecchio muore ma il nuovo non è nato

Lucidità, analisi, profondità di pensiero. Erano solo alcune delle caratteristiche del professor Zygmunt Bauman, scomparso da poco all’età di 91 anni. Nelle sue numerosissime pubblicazioni, Bauman ha avuto sempre il pregio di affrontare la modernità con un occhio attento e con pacata lucidità attraverso un’analisi spesso giustamente impietosa e poco rassicurante delle nuove angosce contemporanee.

cms_5317/2.jpg

A torto definito pessimista (au contraire potrebbe benissimo essere definito altamente realista), il teorico della società liquida negli ultimi anni si è spinto ad analizzare anche un fenomeno legato profondamente alla nostra quotidianità: i social network. Internet non è vista come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità, nonostante le sue enormi potenzialità, ma è analizzata da Bauman nella sua duplice veste di medicina contro la solitudine e di contaminazione continua con il resto del mondo circostante. La facilità dei rapporti, la rapidità di accesso e il processo di disintermediazione della rete portano con sé anche dei problemi legati ai nuovi rapporti tra le persone creatisi grazie a internet.

cms_5317/3.jpg

Il sociologo polacco invita tutti a una maggiore riflessione sui social network, habitat quotidiano di miliardi di persone ogni giorno. Oggi, secondo Bauman, confondiamo sempre più spesso la vita su Facebook con quella vera e così facendo provochiamo in noi stessi la crescita di un’ennesima fobia, la paura di non essere notati dagli altri.

cms_5317/4.jpgCitando il famoso romanzo di Orwell 1984, lo scrittore polacco aveva rilevato la grande potenzialità della rete e dei social media ogni qualvolta facciamo uso del cellulare, un’azione famigliare ma che porta conseguenze pericolose per la nostra privacy e di enorme vantaggio invece per la politica e l’economia. Il dato preoccupante è però che non temiamo per nulla questo controllo, ma al contrario siamo ben disposti a cedere parte della nostra privacy a favore di una maggiore libertà di comunicazione e di movimento. E non solo. La paura di ritrovarci da soli ci porta a incrementare sempre più il nostro traffico dati verso altre solitudini in attesa di conforto. Non temiamo tanto i virus infettivi o quelli dannosi per il nostro pc, quanto quello della solitudine e del senso di abbandono. In questa lotta al senso di isolamento ad avvantaggiarsene sono solo i social network che fomentando questa paura, incrementano i loro guadagni in termini di traffico, di utenti ed economici.

cms_5317/5.jpg

La modernità per Bauman si è impelagata in una fase di interregno gramsciano, un’epoca cioè in cui le vecchie e solide certezze sono state abolite e non ancora sostituite da nuove. Il collante che teneva uniti nazione, identità, cultura e morale è andato distrutto e travolto da una società di diaspore, terreno fertile per l’avanzare dilagante dei social nelle nostre vite, confuse e prive di consapevolezze. Alle piattaforme di condivisione è demandato dunque il compito di creare nuove pseudo-identità a seconda dei bisogni del momento, subito eliminabili con un click.

cms_5317/6.jpgLa tesi di Bauman è che a causa di identità liquide e non sostenute da solide comunità, i social media non fanno altro che contribuire solo a cambiare il nostro modo di relazionarci, rendendoci inevitabilmente più fragili e divisi tra l’essere online ed essere offline. Esili, fobici, incerti, tendiamo a non fare programmi a lunga durata perché siamo sempre più consapevoli che gli eventi della nostra vita sono imprevisti e imprevedibili. Quello che ci rimane sono eventi istantanei (Life is now), regalatici dalla rivoluzione digitale attuata anche grazie all’impero dei social media e al processo di “superficializzazione” dei media in generale. Il successo, oggi, è essere visti da quante più persone possibili, la tirannia dell’auditel, sia a livello di media generalisti che a livello di singoli utenti. Per Bauman però il futuro è roseo, perché per assicurarsi un domani migliore basterà una maggiore esposizione al dialogo con l’altro, prendere consapevolezza della crescente ineguaglianza globale e puntare a far crescere i germogli della cultura all’interno delle istituzioni scolastiche, lì dove matureranno gli uomini di domani.

Data:

14 Gennaio 2017