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Bce, l’Europarlamento dice sì a Christine Lagarde

Bce, l’Europarlamento dice sì a Christine Lagarde

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La commissione Econ del Parlamento Europeo ha approvato la candidatura di Christine Lagarde a presidente della Bce con 37 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astenuti. Il trattato prevede comunque che la nomina spetti al Consiglio Europeo, per tutti e sei i membri del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, che comprende sia il presidente che il vicepresidente, più altri 4 membri.

Il Consiglio Europeo decide sulla base di una raccomandazione del Consiglio e consulta anche il Parlamento Europeo e il consiglio direttivo della Bce (composto dei sei membri del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali dei 19 paesi della zona euro). Il Consiglio Europeo decide quindi tramite una votazione a maggioranza qualificata.

All’ordine del giorno per la neo-presidente una politica monetaria “altamente accomodante” per un “prolungato periodo di tempo”.

Iran, terza fase ritiro da accordo nucleare

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Il presidente iraniano Hassan Rohani ha annunciato l’avvio della terza fase di ritiro dall’accordo sul programma nucleare, che sarà “senza limitazioni” a partire da venerdì. “Nella terza fase – ha spiegato il presidente – l’agenzia nucleare iraniana inizierà venerdì ad attuare senza limiti tutto quello che è necessario per l’ampliamento della tecnologia nucleare interna e per la ricerca scientifica”. Rohani ha però assicurato che le parti dell’accordo nucleare avranno ancora due mesi di tempo per rispettare i termini dell’intesa: se questo avverrà, l’Iran farà marcia indietro e tornerà a rispettare l’accordo.

In giornata, il presidente aveva detto che “malgrado molte delle differenze con l’Europa siano state risolte” restano ancora dei nodi che non sono stati sciolti ed è improbabile che “oggi o domani” saremo in grado di raggiungere un accordo finale”.

Scaduto il secondo ultimatum posto agli europei per salvare l’intesa, la Repubblica islamica andrà avanti con la terza fase di disimpegno dal Jcpoa, ha proseguito Rohani, che ha preso la parola durante il Consiglio dei ministri. “Il terzo passo forse potrebbe non essere sorprendente in apparenza ma è estremamente importante e accelererà considerevolmente le attività dell’Organizzazione per l’energia nucleare del Paese” ha dichiarato, aggiungendo che, “a mio avviso, questo passaggio è il più importante che prenderemo ed il suo impatto sarà enorme”.

Il presidente iraniano ha quindi concesso altri “due mesi” di tempo ai Paesi europei firmatari dell’accordo del 2015 – Francia, Gran Bretagna e Germania – per proteggere l’Iran dalle sanzioni americane che sono state reimposte alla Repubblica islamica dopo il ritiro unilaterale di Washington dal patto. Rohani ha sostenuto che i colloqui con l’Europa “andranno avanti”, mentre l’Iran procede con il disimpegno dal Jcpoa.

Caos Brexit

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La Camera dei comuni britannica, con 327 voti a favore e 299 contrari, ha approvato in via definitiva la legge che impedisce la Brexit senza accordo. Il testo dovrà ora passare alla Camera dei Lords.

Dopo il via libera della Camera dei comuni, come anticipato, il premier britannico Boris Johnson ha approvato una mozione per lo scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate il 15 ottobre. La legge anti no-deal approvata ai Comuni “mette effettivamente fine ai negoziati” con Bruxelles e “trasferisce il potere all’Ue”, ha denunciato Johnson, secondo cui quel testo “è destinato a rovesciare” il risultato del referendum del 2016, quando il 52% dei britannici votò per lasciare l’Unione europea.

Di “ultima chance per evitare il no deal e dobbiamo coglierla” ha parlato invece Keir Starmer, portavoce per la Brexit del Partito laburista, durante il dibattito ai Comuni. I due voti ai Comuni sono stati resi possibili grazie alla mozione d’urgenza approvata martedì con la quale è stata definita l’agenda parlamentare dei prossimi giorni.

In merito al via libera al disegno di legge contro un’uscita dall’Ue senza accordo, disegno di legge di resa – così lo chiama il premier britannico – Johnson ha detto che “pregiudicherà la capacità negoziale del Paese” impegnato a trattare un accordo di divorzio con l’Unione europea.

Verranno intanto espulsi dal gruppo parlamentare i 21 ’ribelli’ tories che hanno votato contro la linea del premier. Voto con cui hanno permesso l’approvazione da parte della Camera dei Comuni della mozione che ha avviato l’iter del progetto di legge che punta a impedire la Brexit senza accordo, obbligando il governo a chiedere all’Unione europea un rinvio fino al 31 gennaio 2020. I 21 espulsi, spiega la ’Bbc’, non potranno candidarsi alle prossime elezioni con i conservatori. Tra i ribelli ci sono esponenti di spicco dei tories come Kenneth Clarke, ex cancelliere dello Scacchiere nel governo Major e veterano dei Comuni, che ha affermato di non riconoscersi più nel partito.

Hong Kong ritira legge su estradizione ma protesta prosegue

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha ritirato formalmente la proposta di legge sull’estradizione in Cina, tra le principale cause delle proteste che stanno scuotendo l’ex colonia britannica. A giugno la Lam aveva annunciato la sospensione della legge, ma il provvedimento non era stato sufficiente per fermare le manifestazioni.

E anche questa volta la protesta non si fermerà, annunciano gli organizzatori delle manifestazioni. Per Bonnie Leung, del Fronte dei diritti umani e civili, la semplice rinuncia alla legge non sarà sufficiente perché nel corso dei mesi le richieste degli studenti sono andate aumentando.
“E’ lo slogan che è risuonato nelle strade, come il 18 agosto quando 1,7 milioni di persone hanno scandito. ’Cinque richieste non meno’”, ha dichiarato, ricordando che la folla vuole le dimissioni del capo dell’esecutivo, la creazione di una commissione indipendente che indaghi sulle violenze politiche, la cancellazione dell’accusa di sommossa per i manifestanti arrestati, riforme politiche ed elezioni democratiche.

“Senza un’indagine indipendente, la nostra società semplicemente non potrà andare avanti perché ciò che vediamo ora è la polizia che pesta indiscriminatamente le persone ogni giorno. Fanno uso eccessivo della forza, si servono di armi letali contro i manifestanti tutti i giorni”.

Secondo quanto rivela la ’Bild, i leader della protesta di Hong Kong hanno chiesto aiuto e un incontro alla cancelliera tedesca Angela Merkel alla vigilia della partenza di quest’ultima per la Cina. Il quotidiano cita una lettera aperta dell’ex leader studentesco Joshua Wong al capo dell’esecutivo tedesco che allerta sul rischio di una escalation delle violenze.

“Ci troviamo di fronte ad un potere dittatoriale che non consente l’esercizio delle libertà individuali e ricorre a misure sempre più violente che vanno nella direzione di un nuovo massacro come quello compiuto in Piazza Tienanmen”, scrive. Nella lettera, i leader studenteschi si rivolgono a Merkel, che – per via del suo passato nella Repubblica democratica tedesca – ha un’esperienza di prima mano dei regimi dittatoriali e può pertanto comprendere la posizione di manifestanti, argomentano, e chiedono al capo del governo tedesco di affrontare il tema della situazione a Hong Kong nel corso del suo viaggio in Cina, una visita di tre giorni in programma a partire dal 5 settembre.

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Data:

4 Settembre 2019