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Biden: “Trump cercherà di rubare le elezioni” (Altre News)

Biden: “Trump cercherà di rubare le elezioni”

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“Questo presidente cercherà di rubare le elezioni”. E’ la pesante accusa rivolta a Donald Trump da Joe Biden che, intervistato al “The Daily Show with Trevor Noah.”, ha detto che garantire un processo elettorale equo “è la mia grande preoccupazione”.

Ma il candidato democratico ha poi ammesso che teme anche che Trump, in caso di sconfitta elettorale, si rifiuti di lasciare la Casa Bianca. Ma in questo caso si è detto convinto che potrebbe contare sull’appoggio dei militari per scortarlo fuori dalla residenza presidenziale: “Vi prometto, sono assolutamente convinto che lo scorterebbero fuori dalla Casa Bianca con grande sollecitudine”.

Si tratta delle dichiarazioni più forti fatte finora da Biden riguardo al timore, condiviso da molti democratici, che il presidente cerchi di interferire con le prossime elezioni. Due mesi fa Biden aveva detto che Trump avrebbe cercato “un modo di rinviare le elezioni, trovando un motivo per non farle svolgere”.

Biden ha attaccato poi Trump per la sua crociata contro il voto per posta. “Siamo di fronte ad un tipo che dice che tutto il voto per posta è una frode e lui stesso vota per posta – ha affermato – seduto alla sua scrivania compilando la scheda delle primarie”.

L’ex vice presidente ha detto che la sua campagna sta rafforzando la presenza di legali in tutti i distretti per controllare eventuali problemi al momento delle elezioni.

Ue, via limiti a circolazione interna entro 15 giugno

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La Commissione Europea “incoraggia con forza” gli Stati membri che non hanno già provveduto “a finalizzare il processo di rimozione dei controlli ai confini interni e delle limitazioni alla libera circolazione nell’Ue entro il 15 giugno 2020”, lunedì prossimo. Lo riporta la comunicazione, approvata oggi dalla Commissione, sulla “terza valutazione dell’applicazione delle restrizioni dei viaggi non essenziali verso l’Ue”. Diversi Stati membri, ricorda l’esecutivo Ue, “hanno già rimosso i controlli ai confini interni e le restrizioni al libero movimento all’interno dell’Ue, inclusi i requisiti di quarantena post-viaggio, e altri hanno in programma di fare altrettanto entro il 15 giugno”.

La Commissione Europea propone anche di prolungare l’applicazione delle restrizioni ai viaggi non essenziali verso l’Ue attualmente in vigore “fino al 30 giugno”. Il periodo da qui al 30 giugno dovrebbe essere utilizzato dalla Commissione e dagli Stati membri per “preparare una lista dei Paesi terzi per i quali le restrizioni di viaggio potranno essere rimosse a partire dal primo luglio”, lista che andrà “aggiornata regolarmente” secondo una serie di parametri.

“Per tutti i Paesi terzi che non saranno sulla lista entro il 30 giugno – si legge ancora – la Commissione raccomanda che gli Stati membri prolunghino le restrizioni ai viaggi non essenziali, finché non verranno inclusi nella lista”. L’esecutivo Ue raccomanda inoltre di rimuovere le restrizioni di viaggio, a partire dal primo luglio, per Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia, la cui situazione epidemiologica è analoga o migliore di quella dei Paesi Ue.

A quei Paesi che non hanno ancora deciso di mettere fine alle restrizioni di viaggio verso l’Ue, la Commissione raccomanda un ampliamento delle esenzioni. I cittadini Ue o degli Stati associati all’area Schengen legalmente residenti nell’Ue, come pure i loro familiari, dovrebbero essere esentati dalle restrizioni, a prescindere dal fatto che stiano tornando a casa o meno.

Gli Stati possono comunque adottare misure specifiche, come ad esempio richiedere l’autoisolamento o misure simili, quando i cittadini Ue o di altri Paesi Schengen fanno ritorno da un Paese terzo per il quale vigono ancora restrizioni di viaggio, a patto, specifica la Commissione, che impongano il medesimo obbligo ai propri cittadini.

Inoltre, le categorie di viaggiatori con funzione o bisogni “essenziali” devono essere ampliate, per includere anche i cittadini di Paesi terzi che viaggiano a scopi di studio e i lavoratori altamente qualificati, se il loro impiego è necessario “in una prospettiva economica” e se non possono rimandare il lavoro, né svolgerlo all’estero.

Brasile, nuova ondata di proteste contro Bolsonaro per gestione crisi coronavirus

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Un’ondata di proteste contro il presidente Jair Bolsonaro è in programma in diverse località del Brasile contro la sua gestione della crisi dell’epidemia di Covid che ha sminuito fin che ha potuto con il risultato che ora il Paese è il secondo più colpito dopo gli Stati Uniti. Il governo è stato costretto a tornare a pubblicare i dati sull’epidemia da una sentenza della Corte suprema dopo averli oscurati per alcuni giorni.

Manifestazioni, come quella della scorsa settimana a San Paolo, una mobilitazione permanente, un manifesto “Estamos Juntos” (siamo insieme) già firmato da 300mila persone, sono state indette da organizzazioni come il movimento “Somos Democracia”.

“Il nostro obiettivo è quello di dimostrare fisicamente che la maggioranza della popolazione è contro il governo” come ha dimostrato il recente sondaggio dell’Istituto Datafolha secondo cui solo il 33 per cento degli intervistati sostiene il Presidente, ha spiegato Danilo Passaro, uno degli attivisti di Somos Democracia.

Floyd, rilasciato su cauzione uno dei 4 agenti arrestati

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Thomas Lane, uno dei quattro agenti di polizia di Minneapolis arrestati per la morte di George Floyd, è stato rilasciato dopo aver pagato una cauzione di 750mila dollari. Lane era entrato in carcere il 3 giugno scorso con l’accusa di concorso in omicidio di secondo grado in relazione alla morte dell’afroamericano, deceduto dopo l’arresto durante il quale l’agente Derek Chauvin gli aveva tenuto il ginocchio sul collo per 8 minuti e 46 secondi.

Amazon vieta a polizia Usa sua tecnologia riconoscimento facciale

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Amazon vieta alla polizia l’utilizzo della sua tecnologia di riconoscimento facciale Rekognition. Il gigante dell’e-commerce ha spiegato di aver preso questa decisione per dare al Congresso degli Stati Uniti “tempo sufficiente per mettere a punto le regole appropriate” sull’uso etico di questa tecnologia. L’annuncio di Amazon è arrivato nel pieno delle polemiche sul rischio che i software per il riconoscimento facciale aumentino il rischio di violazioni dei diritti umani su base razziale, mentre negli Stati Uniti continuano le proteste per la morte di George Floyd. Già martedì la Ibm aveva annunciato un divieto simile di ricorso alle sue tecnologie, invocando “un dialogo nazionale” sull’utilizzo di queste piattaforme.

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11 Giugno 2020