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BIN LADEN: QUALE VERITA’?

E’ il 2 Maggio del 2011, quando i militari del Navy SEALS nel corso della cosiddetta Operation Neptune Spear nei pressi di Abbottad, (Pakistan) irrompono nel rifugio di Bin Laden e lo uccidono.

“Buonasera. Questa notte, posso riferire al popolo americano e al mondo intero, che gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione nel corso della quale è stato ucciso Osama Bin Laden, leader di al-Qaeda. Un terrorista, responsabile della morte di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti”.

Con questo discorso Barack Obama si presentò in tv nel cuore della notte per annunciare all’America e al mondo intero che l’incubo era finito.

Quella notte l’entusiasmo generale era alle stelle. La gente, in visibilio davanti alla Casa Bianca applaudiva, ballava e cantava a squarciagola. Giornali, Tv, radio, siti internet, social come tam-tam diffondevano la notizia e titolavano. “La mente dell’11 Settembre non c’è più, giustizia è stata fatta. Dieci anni di terrore, tremila morti nelle Torri Gemelle, altri migliaia nelle guerre Iraq- Afghanistan, le stragi di Madrid, Londra sono stati vendicati”.

I sondaggi che davano in vertiginosa discesa la popolarità di Obama, erano solo un ricordo. Barack, adesso poteva affrontare a testa alta la ricandidatura per il suo secondo mandato.

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I cittadini avevano bisogno di una prova tangibile della morte di Bin Laden. Furono mostrate solo alcune foto, subito smascherate come il frutto di una manipolazione digitale, un clamoroso “fake”. Prontamente il Presidente fece marcia indietro e disse: ” abbiamo deciso, di non diffondere le foto, per non impressionare i cittadini”.

In seguito un funzionario della Casa Bianca affermò che il corpo di Bin Laden era stato gettato in mare secondo la legge islamica. Arrivò una secca smentita: “la sepoltura in mare non è una pratica islamica”. Il governo americano non si perse d’animo aveva già pronta l’alternativa “b” e dichiarò che nessun paese voleva accettare i resti di Bin Laden, quindi erano stati costretti a gettarli in mare.

Dichiarazioni piene di contraddizioni, smentite, frettolose esequie, cadaveri fantasmi e foto manipolate. Una marea di stranezze, che non fecero altro che alimentare i dubbi.

La storia non stava in piedi e il mondo intero cominciò ad indagare e ad analizzare meglio i fatti.

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Il giornalista americano, premio Pulitzer, Seymour Hersh, paragonò il racconto inventato dalla Casa Bianca a una delle storie di Lewis Carrol, l’autore di Alice.

Secondo lui Bin Laden, già dal 2006, era prigioniero dell’intelligence di Islamabad che ha venduto le informazioni a Washington che, a sua volta, le avrebbe utilizzate a proprio vantaggio per accaparrarsi il merito della cattura. Non ci sarebbe stato nessuno scontro e il cadavere sarebbe stato bruciato.

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L’ex collaboratore della NSA, Edward Snowden, ricercato per spionaggio dagli Stati Uniti, ha detto invece di avere informazioni che dimostrerebbero che il miliardario saudita ex collaboratore della CIA non sarebbe morto, ma vivrebbe alle Bahamas con mogli e figli al seguito. Continuerebbe a ricevere oltre 100 mila dollari al mese, trasferiti attraverso alcune aziende direttamente sul suo conto in una banca di Nassau.

Il giornalista Jonathan Mahler, rileva come la verità dietro l’operazione per la cattura del terrorista sia stata sepolta sotto una valanga di ambiguità e bugie.

“Non è che la verità sulla morte di Bin Laden sia inconoscibile; è che noi non la sappiamo. E non possiamo nemmeno consolarci con la speranza che avremo presto risposte”.

Secondo RaiNews 24, alcune reti televisive mediorientali avrebbero smentito la notizia della morte di Bin Laden. Il governo USA è l’unica fonte.

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Cosa certa è che 23 membri su 25 del team Navy SEALS, quelli cioè che avrebbero scovato e ucciso Bin Laden, sono morti in circostanze piuttosto strane. 22 a bordo dell’elicottero CH-47 CHINOOK, schiantatosi al suolo in territorio afghano.

Il 23°, Brett D. Shadle 31 anni, morto durante un’esercitazione in Arizona.

Fidel Castro sosteneva che Osama fosse un dipendente della CIA e che il Presidente Bush lo utilizzasse come jolly, ogni qual volta l’America ne avesse bisogno. Wikileaks pubblicò i documenti relativi ai loro accordi e ricostruì la loro “liaison”.

La famiglia Bin Laden era originaria dello Yemen. Il patriarca Mohammed Bin Laden si trasferì in Arabia Saudita negli anni ‘30 dove fondò il suo impero. Già amico di Bush padre, morì in un incidente aereo nel 1968. Tutta l’eredità passò nelle mani del primogenito Salem, fratellastro di Osama. Un impero finanziario che interessava costruzioni, petrolio, trasporti aerei, banche, gioielli.

Nel 1975 George Bush terminò i suoi studi presso la Harvard Business School. Fra i suoi compagni d’avventura c’era il suo intimo amico James Bath, collaboratore della CIA e molto vicino alla famiglia reale saudita. Fu lui a rimetterli in contatto.

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George Bush fondò la società petrolifera “Arbusto Energy”. Investirono con lui due fedelissimi della corona di Riad: lo sceicco Salem Bin Laden e suo fratello Osama Bin Laden. Si unì a loro anche Khaled Bin Mahfouz banchiere, uomo chiave dello scandalo BCCI, ritenuto stretto alleato di Osama.

Sempre secondo Wikileaks, Bush durante il suo mandato come Presidente degli USA, fondò al-Qaeda per vincere la guerra in Afghanistan e vi mise a capo Osama uomo di grande cultura e con una mostruosa preparazione alla guerra e al terrorismo. A conflitto finito, al-Qaeda fu mantenuta in vita, trasgredendo gli accordi, da alcuni terroristi che ne assunsero il comando, continuando a seminare morti e terrore.

La Casa Bianca definisce queste asserzioni “completamente infondate”.

L’azienda di Bin Laden è ancora oggi un’azienda leader con 55.700 dipendenti. Una delle multinazionali più potenti al mondo. Nel 2014 ha messo le mani anche in Italia: è proprietaria del 50% della “Marmi Carrara” e di 26 cave di marmo nel mondo.

Quella notte del 2 Maggio 2011 oltre a comunicare la morte di Bin Laden, Obama riferendosi alla caduta delle Torri Gemelle disse: “le immagini peggiori sono quelle che il mondo non ha visto, una sedia vuota a tavola durante la cena. Bambini costretti a crescere senza una mamma o un papà. Genitori che non sentiranno più la sensazione dell’abbraccio dei loro figli”.

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“Quante volte le insegne del potere portate dai potenti di questo mondo sono un insulto alla verità, alla giustizia e alla dignità dell’uomo! Quante volte i loro rituali e le loro grandi parole, in verità, non sono altro che pompose menzogne, una caricatura del compito a cui sono tenuti per il loro ufficio, quello di mettersi a servizio del bene” rifletteva il papa emerito Benedetto XVI.

E’ per il ricordo di chi non c’è più, tacciano le mezze verità, le subdole bugie. Lascino il posto al silenzio, la più grande rivelazione.

Data:

10 Settembre 2016