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BIRMANIA, BLITZ DELL’ESERCITO ALLA STAMPA

Attacco al potere. Anzi, al quarto potere. Si potrebbe utilizzare il titolo della famosa trilogia (futura quadrilogia) di film d’azione con Gerard Butler e Morgan Freeman (composta da Olympus Has Fallen, London Has Fallen e Angel Has Fallen, e che continuerà con Night Has Fallen, ndr) per descrivere quanto accaduto in Birmania: un nuovo attacco dei militari golpisti contro la stampa. I soldati hanno fatto irruzione nel quartier generale di Kamayut Media a Rangoon, città più demograficamente densa del paese: Han Thar Nyein (cofondatore dell’agenzia di stampa) e Nathan Maung sarebbero stati arrestati, secondo quanto riportato dal portale Myanmar Now e rimbalzato dall’AGI. I militari hanno bissato l’operazione anche per l’ufficio di Mizzima, una delle cinque testate la cui licenza di pubblicazione e trasmissione di informazione era stata revocata nella giornata di lunedì. Siamo dunque alle drastiche ma inevitabili, per certi versi, conseguenze. Ovviamente le “vittime” non hanno per nulla accettato di buon grado lo sviluppo degli eventi: Mizzima ha sottolineato una volta di più la sua volontà “a continuare a combattere contro il colpo di stato militare e il ripristino della democrazia e dei diritti umani in Myanmar”, non rinunciando a chiudere anche i portali digitali e i social media, ormai principale mezzo di trasmissione delle informazioni.

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Non è tutto. Anche i lavoratori delle ferrovie, tra i partecipanti più attivi alle manifestazioni di protesta contro i militari al potere (posizione che hanno ottenuto dopo il golpe del primo febbraio, quando fu deposta la leader Aung San Suu Kyi), sono finiti sotto attacco. Centinaia di agenti di polizia e soldati dell’esercito si sono schierati intorno gli edifici dove risiede chi lavora alla stazione Ma Hlwa Gone, nella parte est di Yangon.

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Secondo quanto raccontato dall’agenzia France Press, i militari impediscono ai lavoratori di uscire e forzano gli ingressi per entrare negli appartamenti: gli 800 circa lavoratori della stazione partecipanti al movimento di protesta contro il regime stanno astenendosi dal lavoro da più di un mese, impedendo che la vita economica della Birmania prosegua regolarmente. L’idea generale, anche se ardita, è promuovere uno sciopero generale che metta in ginocchio l’economia e il golpisti al potere con le spalle al muro. I militari avevano dato ordine ai lavoratori di tornare al lavoro da lunedì, pena il licenziamento e l’esposizione a rappresaglie. Che effettivamente ci sono state: in giro per la capitale vari militari hanno fatto diminuire i manifestanti, con massicce operazioni di repressione.

Data:

10 Marzo 2021