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Boeing, si dimette il ceo Muilenburg

Boeing, si dimette il ceo Muilenburg

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Dennis Muilenburg lascia il timone di Boeing a causa della crisi del B737 Max. Il top manager si è dimesso e al suo posto il board del colosso aeronautico ha nominato David Calhoun.

Le dimissioni di Muilenburg hanno effetto immediato e Calhoun, che sarà anche presidente, assumerà l’incarico dal 13 gennaio prossimo. L’interim sarà assunto dal o Greg Smith. “Il cambio della guardia al vertice è stato deciso – spiega Boeing – per ripristinare la fiducia nella compagnia impegnata a riparare i rapporti con i regolatori, clienti e tutti gli stakeholder. Con la nuova leadership, Boeing opererà con un rinnovato impegno alla trasparenza, inclusa una migliore e proattiva comunicazione con la Federal Administration Aviation, le autorità a livello globale e i clienti”.
“Credo fortemente nel futuro di Boeing. Sono onorato di guidare questo grande gruppo e i suoi 150 mila dipendenti che stanno lavorando duro per creare il futuro dell’aviazione”, dichiara Calhoun.

Popolare Bari, Visco: “Pronti a rispondere in tutte le sedi”

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’’Il compito di vigilare lo abbiamo svolto’’ e ’’siamo pronti a rispondere in tutte le sedi’’. Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, parla così della vigilanza sulla Popolare di Bari, in un’intervista al ’Corriere della Sera’. ’’Abbiamo fatto il nostro dovere e vigilato rispettando le regole’’, aggiunge il Governatore. Comunque ’’sono stati difesi correntisti e risparmiatori’’. La vicenda Tercas? La Popolare di Bari ’’paga la mancata trasformazione in società per azioni’’.

’’Intanto bisogna esaminare individualmente le due attività: quella di vigilanza e quella di gestione e risoluzione delle crisi, che sono cose diverse -spiega Visco-. La vigilanza sulle banche ha svolto il suo compito, con il massimo impegno e io reputo positivamente. La scelta di porre in amministrazione straordinaria questa banca è il risultato, come sempre in questi casi, di un’attenta analisi, è un atto possibile in termini di legge solo dopo aver rilevato gravi perdite o carenze nei sistemi di governo societario. Ma la vigilanza non può intervenire nella conduzione della banca, che spetta agli amministratori scelti dagli azionisti. La banca deve seguire delle regole, la vigilanza verifica che ciò effettivamente accada. Dal 2007 abbiamo posto in amministrazione straordinaria circa 80 intermediari: più della metà è tornata alla gestione ordinaria, per quelli liquidati o aggregati con altre banche, non vi sono state, nella generalità dei casi, perdite per depositanti e risparmiatori. La soluzione ordinata delle crisi bancarie, di per sé non semplice, è complicata dal nuovo approccio europeo in materia di gestione delle crisi e aiuti di Stato. Ma questo non ha niente a che fare con l’essere arbitro e giocatore’’.

Alitalia, firmato accordo per nuova Cigs

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Accordo fatto per il nuovo round di cassa integrazione straordinaria in Alitalia fino al prossimo 31 marzo. Le federazioni dei trasporti Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno firmato l’intesa per il ricorso alla cigs per 1020 dipendenti. Lo riferiscono fonti sindacali sottolineando come il numero sia sceso rispetto alla iniziale richiesta dell’azienda di 1180 unità. La misura interessa 70 comandanti, 310 assistenti di volo, 640 addetti di terra.

Al tavolo, informa il ministero del Lavoro in una nota, hanno preso parte i rappresentanti del Dicastero, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anpav. Il numero massimo dei dipendenti da collocare in cigs a rotazione, sospesi fino a un massimo di zero ore, sarà di 1.020 unità, in calo quindi, sottolinea, rispetto al precedente periodo.

Nel corso del nuovo periodo di cigs, la gestione commissariale di Alitalia si è impegnata, tra l’altro, ad adottare ’’le misure e le soluzioni di volta in volta maggiormente idonee a contemperare le esigenze, da un lato, di contenimento e ottimizzazione dei costi e, dall’altro, di continuità del servizio’’. Sul versante della formazione, Alitalia ha già avviato ’’percorsi di riqualificazione professionale per figure poste in cigs a zero ore o a rotazione tali da consentire, da una parte, una ricollocazione delle stesse nell’ambito della organizzazione aziendale più strettamente connesse alle funzioni operative di business e, dall’altra, un aggiornamento delle competenze professionali’’.

Autostrade, l’analisi: “Stop concessioni? 7mila posti a rischio”

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Stop agli investimenti in programma per circa 10,5 miliardi, 7000 posti di lavoro a rischio, mancanza di risorse per il ripagamento di circa 10,8 miliardi di debito con il conseguente fallimento della società. Sono questi gli effetti che deriverebbero dalla revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. E’ quanto emerge dall’analisi svolta da fonti finanziarie che hanno esaminato le conseguenze dell’eventuale decisione del Governo su questo fronte.

Autostrade per l’Italia ha in programma oltre 10,5 miliardi euro di investimenti, previsti dai piani concessori, alcuni già autorizzati e in corso di avvio, fortemente richiesti dal territorio (per esempio il Passante di Genova e il Passante di Bologna) che in caso di revoca per legge delle concessione ovviamente non potrebbero essere più finanziati con capitali privati e difficilmente potrebbero essere riaffidati in concessione attesa la sicura riluttanza a finanziare tali opere senza più dimostrata certezza contrattuale.

Sul versante occupazionale, la revoca per legge, calcolano le stesse fonti, metterebbe seriamente a rischio il posto di lavoro di 7.000 dipendenti in Italia (a cui si aggiungerebbe un indotto di altre decine di migliaia di dipendenti) disperdendo il know how di uno dei pochi campioni nazionali, rappresentando Autostrade per l’Italia un leader nel mercato europeo e internazionale.

Inoltre, prosegue l’analisi, per effetto della revoca senza indennizzo mancherebbero ad Autostrade per l’Italia le risorse per il ripagamento di circa 10,8 miliardi di euro di debito (salvo accollo del debito da parte dello Stato a spese dei contribuenti quale conseguenza della “nazionalizzazione” della concessione) con il conseguente fallimento della società. A catena l’impatto si ripercuoterebbe sul ripagamento di 5,3 miliardi di debito di Atlantia Spa (che controlla l’88% del capitale di Autostrade per l’Italia ed è garante di parte del debito della controllata).

L’ammontare di debito complessivo in default (oltre 16 miliardi) avrebbe serie conseguenze sui mercati obbligazionari e bancari europei visto che la maggior parte del debito è rappresentato da titoli quotati detenuti da grandi investitori di debito internazionali, oltre che da grandi istituzioni finanziarie europee (ad esempio, Banca Europea per gli Investimenti) e italiane ( Cassa Depositi e Prestiti, Banca Intesa, Unicredit,…), oggetto anche di prestiti Ltro della Banca Centrale Europea. Per altro Autostrade per l’Italia ha anche emesso un prestito obbligazionario retail (per €750 milioni) detenuto da circa 17.000 piccoli risparmiatori italiani.

Le agenzie di rating classificherebbero immediatamente il debito di Autostrade per l’Italia e Atlantia al livello “junk” con effetti negativi importanti anche per altre società del Gruppo Atlantia, come Aeroporti di Roma e il Gruppo Abertis, sui loro piani di investimenti e sull’occupazione. Le conseguenze a catena colpirebbero complessivamente un ammontare di debito sui mercati pari a circa €46 miliardi e oltre 31.000 dipendenti.

Verrebbe irrimediabilmente distrutto uno dei pochi gruppi italiani leader nel mondo, presente il 24 Paesi, costruito in 20 anni da una privatizzazione di successo. Il capitale di Autostrade per l’Italia è, inoltre, detenuto da grandi investitori internazionali, come il gruppo assicurativo Allianz (7% del capitale assieme ai suoi partner), nonché il fondo sovrano cinese Silk Road Fund (5% del capitale), oltre che da Atlantia, società quotata alla Borsa Italiana con una capitalizzazione di circa €17 miliardi che conta oltre 40.000 azionisti, fra cui il fondo sovrano di Singapore GIC (8,1% del capitale), la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (4,8% del capitale) e i maggiori investitori istituzionali internazionali del mondo (prevalentemente società di gestione di USA, Gran Bretagna, Francia, Germania e Australia) e i risparmiatori italiani.

Reddito, contratto di lavoro per 28mila

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Ad oggi sono 28.763 le persone che hanno avuto un contratto di lavoro dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza. E’ il dato registrato lo scorso 10 dicembre, segno dell’accelerazione che si è avuta nell’ultimo mese: +63,6% rispetto alla precedente rilevazione del 21 ottobre. E’ quanto si legge in una nota dell’Anpal Servizi.

Ecco le specifiche: il 67,2% ha un contratto a tempo determinato, il 18% a tempo indeterminato, il 3,8% in apprendistato; il 67,9% ha un’età inferiore ai 45 anni; il 58,6% sono uomini e il 41,4% sono donne. Non solo: al 13 dicembre sono stati attivati 422.947 beneficiari, convocati dai centri per l’impiego, per poter partecipare alla prima fase preparatoria del più ampio percorso finalizzato alla ricerca del lavoro e a ricevere un’offerta congrua nei prossimi mesi. E’ il 53% di un totale di 791.351 avviabili al lavoro, cioè quella parte dei beneficiari che risultano tenuti a sottoscrivere un Patto per il lavoro (gli altri vengono inviati ai Comuni per sottoscrivere il Patto per l’inclusione sociale).

Il percorso prevede la convocazione, il primo appuntamento, la verifica degli esoneri, la presa in carico (Patto di servizio), cui segue un percorso personalizzato di accompagnamento al lavoro (Patto per il lavoro). Ad oggi 331.614 (78% dei convocati) hanno iniziato questo percorso e si sono presentati alla prima convocazione. 44.166 gli esonerati, 7.713 i rinviati al Patto per l’inclusione, 15.016 indicati come sanzionabili. Sono stati sottoscritti 220.430 Patti di Servizio (67% dei presenti alla prima convocazione). La fase 2 del reddito di cittadinanza, quella in cui il beneficiario viene assistito in un percorso di accompagnamento al lavoro, sta uscendo dal periodo di rodaggio (le convocazioni sono cominciate a settembre) e sta progressivamente entrando a regime. Presto, entro gennaio, partirà anche la misura di politica attiva dell’assegno di ricollocazione.

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24 Dicembre 2019