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BOKO HARAM COLPISCE E UCCIDE

L’insicurezza continua a regnare in Nigeria, dove gli uomini armati di Boko Haram proseguono nel seminare la politica del terrore. Sale a 11 il bilancio delle vittime dell’ultimo attacco sferrato dal gruppo terroristico jihadista a Pemi, un villaggio a maggioranza cristiana nel nord-ovest della Nigeria, durante la vigilia della nascita di Gesù Cristo. Nessun riserbo naturalmente per la ricorrenza natalizia, che quasi per consuetudine è vissuta dalla comunità cristiana nigeriana all’insegna dell’orrore e della persecuzione. Le autorità locali riportano anche il rapimento di un sacerdote e il rogo di una chiesa e di una decina di case. Il nucleo armato aveva già colpito poche settimane prima con uno spaventoso assalto ai dormitori della scuola nella città di Kankara, nel nord-ovest del paese, facendo prigionieri 520 studenti, di cui 334 rilasciati dopo una settimana. Uno scenario che aveva riportato alla mente la triste vicenda delle studentesse sequestrate a Chibock, sei anni prima.

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L’ipotesi avanzata dagli esperti locali, considerando lo spiacevole susseguirsi di violenze, circoscritte nella stessa regione nord-occidentale, è quella del tentativo da parte di Boko Haram di dimostrare che il proprio raggio d’azione si sia già ampliato verso ovest. Nonostante si tratti di un gruppo di giovane formazione, convenzionalmente si riporta la comparsa dei nuclei armati di Boko Haram al vicino 2015, si tratta di un fenomeno ben radicato.

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A prescindere dagli aspetti legati all’estremismo religioso infatti, l’organizzazione è riuscita a sfruttare situazioni di profonda instabilità politica e un malcontento dovuto a povertà e disoccupazione, per assoldare il proprio esercito. Si pensi che per orchestrare il rapimento delle 276 ragazze di Chibock, Boko Haram si sarebbe servito dell’appoggio di delinquenti locali. Purtroppo gli episodi citati sono solo un emblematico esempio di un fenomeno di portata globale, che è quello della persecuzione della comunità cristiana in paesi in cui essa costituisce una netta minoranza. Lo stesso Papa Francesco, per l’Angelus pronunciato in occasione del giorno di Santo Stefano, giorno in cui la Chiesa ricorda il primo martire cristiano, ha invitato a pregare e a rivolgere un pensiero a tutti “i fratelli e sorelle che soffrono persecuzioni in nome di Gesù”, muovendo una considerazione circa il monito di tale fenomeno che ad oggi affligge più cristiani rispetto ai primi tempi della Chiesa.

Data:

26 Dicembre 2020