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Bonafede, Senato respinge mozioni di sfiducia(Altre News)

Bonafede, Senato respinge mozioni di sfiducia

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Il Senato ha respinto le due mozioni di sfiducia al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. La prima, presentata dalle opposizioni, ha ottenuto 131 voti favorevoli e 160 contrari. Un solo astenuto sui 292 senatori che hanno votato. La seconda mozione, presentata da Emma Bonino, ha ottenuto 124 voti favorevoli e 158 contrari. Le astensioni sono state 19.

Renzi: “Abbiamo salvato il governo”

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“Abbiamo salvato il governo, siamo stati decisivi”. Matteo Renzi, a quanto si apprende, lo sottolinea insieme ai suoi senatori quando, tabulati alla mano, risulta evidente dai numeri che, senza Italia Viva, entrambe le mozioni di sfiducia ad Alfonso Bonafede sarebbero passate. Sulla Bonino se Iv avesse votato a favore, si sarebbe portata dietro anche i voti di Fdi. “Se votate a favore, lo facciamo anche noi”, dicono sia stato il messaggio recapitato da Ignazio La Russa a Renzi.

Non è andata così e il capogruppo dei renziani al Senato, Davide Faraone, lo argomenta in questo modo: “E’ stata una scelta politica. Non potevamo permetterci un crisi di governo”. Una crisi messa sul tavolo, dicono da Iv, dallo stesso premier Giuseppe Conte ieri nel colloquio con Maria Elena Boschi. Il presidente del Consiglio avrebbe fatto quadrato sul Guardasigilli ed insieme assicurato a Italia Viva impegno sulle loro priorità: Piano Shock sulle infrastrutture e Family Act della ministra Elena Bonetti. “Conte si è impegnato a portare i due provvedimenti in Cdm tra 15 giorni, lo aspettiamo”.

C’è chi dice che sul piatto ci sia anche un possibile allargamento della delegazione Iv al governo. I renziani smentiscono su tutta la linea. “Mai chiesto rimpasti… Ci ’vendiamo’ per una poltrona di sottosegretario? Ma figuriamoci…”.

“Una partita diversa è quella della presidenza delle commissioni ma “questo -spiega un deputato di Italia Viva- non ha alcuna connessione con Bonafede, siamo arrivati alla scadenza naturale. E vanno rifatte. Quindi salteranno le presidenze della Lega, eredità del governo gialloverde, e qualcuno M5S e saranno ripartire tra Pd IV e Leu. E noi chiederemo quello che ci spetta. Tutto qui”.

Tra i nomi possibili in pole Luigi Marattin alla Bilancio alla Camera (ora a guida leghista) e di Lucia Annibali al posto della grillina Francesca Businarolo alla Giustizia. “Abbiamo 31 deputati, avremo diritto come gli altri a guidare qualche commissione…”. Ma, si ribadisce da Italia Viva, si tratta di una partita slegata dal caso Bonafede. “Al pari di Migliore sottosegretario, con Conte non si è parlato neanche di Marattin o altri anche perché si tratta di questioni parlamentari e non di governo”.

Tra i renziani c’è chi arriva a definire “una giornata di svolta” quella di oggi per i rapporti nella maggioranza e tra Iv e il premier Conte. Certo, il segnale che ieri Italia Viva diceva di attendersi da Bonafede è arrivato. Non solo il passaggio sulle prescrizione e la proposta di una commissione per “valutare l’efficacia della riforma sia nel processo penale che civile” ma soprattutto quello in cui il Guardasigilli si impegna a “un confronto con le forze della maggioranza costante e approfondito, e una leale collaborazione”. I renziani incassano l’impegno di oggi e rilanciano sul futuro: “Ora ci attendiamo fatti concreti su Piano Shock, Family Act e una svolta sulle politiche della giustizia. Se son rose…”.

Conte: “Su riforme opposizioni possono dare contributo”

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“Sono tanti i progetti di riforma su cui l’opposizione può offrire il proprio contributo. A partire dagli interventi normativi per accelerare i tempi dei processi a finire alla più ampia riforma per la semplificazione di tutto il sistema”. Così il premier Giuseppe Conte, in uno stralcio di una lunga intervista sul numero in edicola giovedì del Foglio.

“Con il decreto Rilancio siamo intervenuti in maniera significativa su alcuni settori cruciali, destinati a lasciare una importante eredità. Mi riferisco al potenziamento del sistema e di tutto il personale sanitario, ma soprattutto agli investimenti nella scuola, nell’università, nella ricerca”.

“Capitale umano, ricerca e innovazione saranno le leve fondamentali su cui il Paese deve puntare per rinascere. Di fronte a un domani tutto da costruire, dobbiamo riorientare il nostro modello di formazione verso un sistema basato su un processo continuo di apprendimento delle conoscenze e delle competenze, per edificare un Paese più equo, più solidale, più verde”.

Boccia: “Dal 3 giugno no mobilità fra regioni ad alto rischio”

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“L’ipotesi di programmare le riaperture interregionali dal 3 giugno è stata ufficializzata ma a condizione che si rispettino i dati del monitoraggio: se una regione è ad alto rischio è evidente che non può partecipare alla mobilità interregionale”. Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in audizione alla Commissione Federalismo fiscale della Camera.

“Un paese che si rimette in cammino non poteva non avere regioni più autonome nel decidere su cosa aprire e in quanto tempo. Il governo centrale – spiega ancora il ministro – ha dato la facoltà non l’obbligo: non abbiamo detto ‘dovete aprire’, abbiamo detto ‘potete aprire a condizione che’. Autonomia significa responsabilità, ogni regione si assume la responsabilità di riaccendere gli interruttori con gradualità”. Per Boccia “è inevitabile che ci siano regioni che decidono di riaprire alcune attività qualche giorno dopo – ha aggiunto -. In una vicenda come questa non vince la fretta ma la valutazione saggia dei numeri e nessuno deve avere fretta”.

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21 Maggio 2020