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BORRELL: SANZIONARE I COLONI VIOLENTI PER ATTI DI TERRORISMO

cms_33585/Josep_Borrell_IWP_2024.jpgLa complessità della questione israelo-palestinese non è soltanto determinata dalle cause sottostanti alla guerra in corso, ma è anche influenzata da atti di violenza perpetrati dai civili. L’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri Josep Borrell condanna, infatti, gli atti compiuti dai coloni israeliani in Cisgiordania contro la popolazione palestinese, definendoli di natura terroristica.

“Ho chiesto agli Stati membri di sanzionare i coloni violenti, ma non abbiamo ancora trovato l’unanimità”, ha riferito al Consiglio, in attesa di una decisione sul tema da parte del consesso dei ministri. In aggiunta, Borrell ritiene che la condanna di tali atti di violenza sia essenziale “se vogliamo mantenere la nostra credibilità”. Attualmente, i coloni sono cittadini israeliani che hanno stabilito e consolidato la loro presenza in alcune aree della Cisgiordania e di Gerusalemme Est nel corso del tempo. Questa popolazione conta circa 700.000 persone, un numero che è cresciuto grazie anche alle politiche deliberate del governo israeliano. Nel corso dei decenni, il governo ha incoraggiato attivamente i propri cittadini a stabilirsi in queste zone, promuovendo una politica di colonizzazione. Tale politica, comunemente associata al termine “coloni”, è motivata sia da ragioni religiose che da una chiara volontà di considerare la Cisgiordania come parte integrante del territorio israeliano. La vita quotidiana in queste regioni è caratterizzata da grosse difficoltà e gli spostamenti dei residenti sono complessi, specialmente per i palestinesi che vi risiedono. Gli stessi sono costretti a superare rigorosi check point e subiscono frequenti atti di violenza da parte delle forze israeliane, secondo quanto riportato dall’ISPI. Inoltre, alla luce degli eventi recenti, le tensioni legate all’espansione israeliana sono tornate in primo piano, suscitando interrogativi sulla sua legittimità secondo il diritto internazionale.

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La maggior parte dei paesi nel mondo, insieme a numerose organizzazioni internazionali, considera questi insediamenti in Cisgiordania illegali. Al contrario, Israele li ritiene legittimi e promuove il loro sviluppo attraverso incentivi e sovvenzioni economiche. Un recente report dell’International Crisis Group, Ong che studia e previene i conflitti nel mondo e che fornisce consulenza a governi e organismi intergovernativi, ha rilevato che “nella prima metà del 2023 i coloni hanno compiuto 591 attacchi nella Cisgiordania occupata, una media di 95 al mese, circa 3 al giorno” e che il trend era in crescita, salvo acuirsi all’indomani del 7 ottobre dello scorso anno. Inoltre, denuncia che “molti atti di violenza dei coloni non vengono documentati, poiché comportano intimidazioni o molestie, ma non danni alla proprietà o lesioni fisiche. Ma anche in questi casi, gli atti creano un profondo senso di insicurezza tra i palestinesi locali, che temono minacce persistenti ai loro mezzi di sussistenza”.

In attesa di una dichiarazione congiunta nel Consiglio Ue, è stato il ministro degli Affari Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ad annunciare che “se non si produce un accordo, la Spagna avanzerà in maniera individuale queste sanzioni”, ritenendo di dover punire quei coloni violenti che infieriscono, nelle terre di Cisgiordania, in danno dei civili. Iniziativa unilaterale immediatamente sostenuta anche dall’omologo irlandese, Micheal Martin, il quale ha dichiarato che “se non riusciremo a fare passi avanti, l’Irlanda si muoverà da sola”.

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La presenza militare israeliana è ben radicata e rappresenta, almeno nelle intenzioni, la difesa dei coloni da parte di incursioni palestinesi ma, al contempo, la deterrenza affinché i nuovi residenti non commettano violenze, peraltro ben note allo stesso Netanyahu. Solo pochi mesi fa, infatti, aveva ammesso dell’esistenza di “un pugno di persone che non rappresentano la massa dei coloni e che vogliono dettare legge”, dichiarando al riguardo di “non essere disposti a tollerarli” perché, tra l’altro, “ci arrecano pesanti danni internazionali”. Tuttavia, nella pratica, la distinzione tra “residenti armati” e “forze armate” è estremamente sfumata, con segnalazioni di collaborazioni o almeno di tolleranza verso atti violenti da parte dei militari. Queste situazioni creano ulteriori difficoltà per il governo israeliano e provocano reazioni da parte dei palestinesi, che a loro volta si organizzano per rispondere agli abusi, secondo quanto riportato dal Centro Studi Palestinese Policy and Research Survey. Questa dinamica contribuisce ad allontanare sempre di più la speranza di una convivenza pacifica tra le due popolazioni. Intanto, nella giornata di ieri la Corte Internazionale di Giustizia è stata interessata dall’Assemblea Generale Onu per un parere consultivo sull’occupazione israeliana dei territori di Cisgiordania. È la seconda volta che viene chiesto un parere alla Corte sulla legittimità della presenza israeliana in quei territori e, sebbene la pronuncia che ne conseguirà, all’esito di una settimana di udienze e di valutazione delle osservazioni prodotte non sarà vincolante, costituirà “un grande peso giuridico e morale”, ha riferito la stessa Corte.

(ph. courtesy La Presse)

Data:

19 Febbraio 2024