Traduci

BOTTA E RISPOSTA TRA TRUMP E KHAMENEI

La tensione tra il Presidente degli Stati uniti di America e il leader supremo iraniano, accresce l’apprensione nel continente occidentale. Donald Trump in un tweet dichiara, con poca diplomazia, che “l’Iran sarà ritenuto pienamente responsabile delle vite perse e dei danni subiti”. Queste parole lasciano ben intendere la rabbia del tycoon americano che, con grande fermezza, ribadisce vuol ribadire la sua leadership in campo internazionale e, soprattutto, in Medioriente. A questo punto è necessario tornare a venerdì sera, quando un attacco missilistico è stato sferrato sulla base dell’esercito americano di Kirkuk in Iraq, uccidendo un contractor. La reazione non si è fatta attendere, infatti gli aerei americani hanno risposto bombardando le basi delle brigate Hezbollah, riconducibili a una fazione filo-iraniana, accusata nello stesso tempo di essere responsabile dell’attacco di Kirkuk.

cms_15529/2.jpg

In questa ritorsione sono morti venticinque miliziani, causando l’indignazione degli sciiti iracheni e il conseguente assalto all’Ambasciata americana di Baghdad. Tutto questo a portato il segretario di stato Mike Pompeo a evidenziare l’aspetto terroristico di tale azione, tweettando che l’assalto “è stato orchestrato dai terroristi Abumahdi Al-Muhandis e Qais Al-Khazali”. I rapporti diplomatici tra USA e Iraq, a questo punto, sono saltati, compromettendo anche le relazioni internazionali di carattere geo-politico. Dal canto suo Ali Khamenei ha risposto alle accuse di Trump: “Se la Repubblica islamica decide di combattere, lo farà in modo inequivocabile. Non cerchiamo le guerre, ma difendiamo con forza gli interessi”.

cms_15529/3.jpg

Questa guerra a colpi di tweet sta facendo emergere il grande dilemma della leadership del Presidente degli Stati Uniti. Come ben sappiamo, Trump non ama essere secondo a nessuno, ma tale atteggiamento sta provoca, molto spesso, incidenti diplomatici. In questa circostanza in Iraq sono stati piazzati 5mila soldati americani. Secondo il segretario americano alla Difesa Mark Esper, il posizionamento dei soldati è un’azione puramente precauzionale, volta a tutelare l’incolumità dei cittadini americani in Iraq. Al momento, i manifestanti filo-iraniani hanno passato la notte fuori dai cancelli dell’Ambasciata americana posizionando ben cinquanta tende e bagni portatili. Un vero e proprio sit-in con un l’obiettivo molto chiaro di far “espellere le forze statunitensi dal paese”. Al di là di questi eventi, solo una reale e concreta politica internazionale può ristabilire la pace diplomatica tra questi due stati. Non sarà facile gestire i colpi di tweet di Trump, ma ogni speranza non è mai vana.

Data:

3 Gennaio 2020