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Brexit, Bruxelles gela Londra

Brexit, Bruxelles gela Londra

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L’accordo per la Brexit già negoziato con il Regno Unito resta “l’unico e il migliore accordo possibile“. Così il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nel suo intervento nell’aula del Parlamento europeo a Bruxelles, riguardo alla richiesta del Regno Unito di riaprire il negoziato con la Ue.

Il voto alla Camera dei Comuni “ha aumentato il rischio di un’uscita non ordinata del Regno Unito dalla Ue” ha detto, aggiungendo che “occorre fare tutto il possibile per preparaci a tutti gli scenari possibili, anche il peggiore”. Juncker si è comunque detto “ottimista” e convinto che “si potrà trovare un accordo con il Regno Unito”.

Inoltre, lA questione del backstop non riguarda solo l’Irlanda, ma tutta l’Europa, ha detto il presidente della Commissione, sottolineando che “la frontiera irlandese è una frontiera dell’Unione europea.

Maduro apre al dialogo

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Nicolas Maduro apre al dialogo ma rifiuta la richiesta di elezioni presidenziali anticipate. In un’intervista all’agenzia russia Ria Novosti, il presidente venezuelano si è detto pronto a sedere a un tavolo negoziale con l’opposizione e ha aperto alla possibilità di una mediazione di paesi terzi. “Sono pronto a sedere ad un tavolo negoziale con l’opposizione in modo da poter parlare a beneficio del Venezuela, la pace e il suo futuro”, ha dichiarato all’agenzia. Tuttavia, l’erede di Chavez tira dritto e rifiuta di anticipare le elezioni presidenziali, come richiesto dall’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò, che ha denunciato frodi e brogli in occasione dell’elezione di Maduro che, marciando con i soldati a Fuerte Tiuna, li ha arringati dicendo: “Siamo dal lato giusto della storia, nessuno dubiti”.

“Le elezioni presidenziali in Venezuela si sono tenute e se gli imperialisti vogliono un nuovo voto lasciamoli aspettare fino al 2025”, ha affermato Maduro, alludendo evidentemente a Washington. Nell’intervista in cui apre alla possibilità di colloqui con l’opposizione e la mediazione di terzi, Maduro – per il quale non c’è dubbio che Trumo abbia ordinato la sua morte – lascia però aperta la possibilità di elezioni parlamentari anticipate, ossia di un voto per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, presieduta dal suo rivale politico Guaidò: “Sarebbe ottimo svolgere elezioni parlamentari anticipate, sarebbe una buona forma di discussione politica”. Quanto alla possibilità di una mediazione, Maduro ha risposto: “Ci sono diversi governi, organizzazioni a livello globale, che stanno dimostrando la loro sincera preoccupazione su ciò che sta accadendo in Venezuela, hanno fatto appelli a favore del dialogo”.

Ai soldati, in un lungo discorso nel quale più volte fa riferimento all’aggressione “imperialista ordita da Donald Trump” e invita i militari a mantenere “nervi d’acciaio”, Maduro ha detto: “In questo mondo nessuno rispetta i deboli, i codardi e i traditori. In questo mondo vengono rispettati i forti. Davanti alla minaccia imperialista, servono nervi d’acciaio”. “Se vogliamo pace, se vogliamo armonia, se vogliamo fare progressi, se vogliamo prosperità, dobbiamo avere una forza armata unita, che protegga il popolo e pronta alla difesa”, dice.

Ieri, intanto, il procuratore generale del Venezuela Tareck William Saab ha chiesto al Tribunale Supremo di Giustizia di vietare l’espatrio dell’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò e di congelare i suoi conti bancari. Il procuratore ha spiegato di aver aperto un’indagine preliminare contro Guaidò a causa dei “violenti eventi” avvenuti nel Paese e delle dichiarazioni di Stati stranieri contro il governo del Venezuela.

“Nel 2018 morti 6 migranti al giorno”, allarme Unhcr

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La rotta del Mediterraneo è diventata per rifugiati e migranti la più letale al mondo. Coloro che hanno cercato di raggiungere l’Europa via mare hanno perso la vita a un ritmo allarmante nel 2018: una media di 6 vite è andata persa ogni giorno secondo il rapporto ’Viaggi disperati’ pubblicato oggi dall’Unhcr, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite. La ridotta capacità di ricerca e soccorso, ma anche i cambiamenti nelle politiche di alcuni Stati europei, hanno determinato questa condizione.

D’altra parte, la guardia costiera libica ha intensificato le sue operazioni con il risultato che l’85% di chi parte viene riportato in Libia e rinchiuso nei centri di detenzione in condizioni terribili (spesso senza acqua né cibo per giorni), luogo di epidemie. E ci si aspetta che questa tendenza continui anche nel 2019. E sebbene il numero totale di morti nel Mediterraneo centrale è stato ridotto a meno della metà nel 2018 rispetto all’anno precedente, è aumentato considerevolmente il tasso di mortalità in base al numero di arrivi, passando 1 decesso ogni 38 arrivi nel 2017 a 1 ogni 14 lo scorso anno. Sono circa 2.275 le persone morte o scomparse attraversando il Mediterraneo nel 2018, nonostante il significativo calo del numero di arrivi nelle coste europee. In totale, 139.300 rifugiati e immigrati sono arrivati ​​in Europa, il numero più basso in cinque anni.

“Salvare vite in mare non è un’opzione, né una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha affermato Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. “Possiamo porre fine a queste tragedie avendo il coraggio e l’ambizione di guardare oltre la prossima nave e adottare un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione e focalizzato sulla vita e la dignità umana”.

Il rapporto descrive come i cambiamenti nelle politiche di alcuni Stati europei hanno portato a numerosi incidenti in cui un gran numero di persone sono state bloccate in mare per giorni e giorni, in attesa di un’autorizzazione per sbarcare. Le barche delle Ong e dei loro equipaggi hanno dovuto affrontare maggiori restrizioni nelle loro operazioni di ricerca e soccorso.

Una tendenza questa che sembra destinata a proseguire nel 2019, se non viene trovata una soluzione alle cause alla radice dello spostamento e ai movimenti migratori, come violazioni di diritti umani e conflitti o povertà. Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini.

Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti significativi nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Ne è conseguito che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente. La Grecia ha, invece, accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia.

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31 Gennaio 2019