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BULIMIA DI IMMAGINI

Il vecchio adagio secondo cui un’immagine vale più di mille parole oggi più che mai, nell’epoca dei social media e della comunicazione rapida e istantanea, si rivela non solo veritiero ma diventa un comando assoluto per chi voglia emergere dall’anonimato.

La comunicazione digitale al centro delle nostre vite consiste soprattutto in un infinito racconto che si dipana per immagini, e il motivo è semplice: esse sono più facilmente comprensibili, richiedono minori risorse attentive e cognitive, hanno un forte impatto emotivo. Le immagini hanno soppiantato il testo, così come confermato anche da una ricerca statistica di hubspot.com che evidenzia come l’attenzione degli utenti, viene convogliata al 94% se vi è un contenuto visuale (immagine o video) rispetto ad un contenuto testuale; inoltre un contenuto visuale viene ricordato il 65% meglio rispetto ad un semplice testo. Lo sappiamo noi, semplici utenti dei social media, lo sanno e lo hanno sempre saputo anche gli esperti di marketing che adottano questa tecnica con i loro potenziali clienti grazie a un visual che dia la possibilità di comunicare facilmente e rapidamente attraverso immagini, un’opportunità che si è scoperta essere di grande portata per le attività che vogliono promuoversi sul web. Si pensi per esempio al settore del food, tema inflazionato non solo nei programmi televisivi, ma anche nelle bacheche social o nei feed in cui compaiono foto di ogni genere di alimento, pietanza, prelibatezza a portata di click.

La caratteristica comune è di essere connotate come immagini colorate, vivaci, capaci cioè di ottenere commenti positivi e di autopromuoversi. Il visual marketing legato ad attività come ristoranti, app di food delivery, blog di cucina e altre attività legate al settore della ristorazione, ha trasformato questa tendenza in ciò che gli esperti hanno chiamato foodporn, un neologismo nato sul web per designare un concetto prima non ancora ben definito. Il termine foodporn nella sua semplicità semantica è però complesso da definire, in particolar modo quando ci troviamo a dover distinguere un’immagine cosiddetta foodporn da una semplice fotografia di cibo. Non è solo una questione di mera speculazione estetica, è in realtà fondamentale invece per tutti quei risvolti pratici nel momento in cui si parla di visual marketing. Il termine foodporn è composto da due parole, “food”, ovvero cibo, e “porn”, pornografia. L’accostamento di una parola di uso comune con un termine invece legato dichiaratamente alla sfera sessuale, quasi tabù, è una caratteristica degli ormai tanti neologismi degli ultimi anni nati nel web. Da ciò risulta evidente che il foodporn non può essere soltanto la foto di un panino o di un piatto di pastasciutta, ma è un’immagine che deve suscitare reazioni a impatto emotivo a causa della sua sola percezione: immagine, causa, effetto.

Food diverrà allora nell’economia dell’attenzione il solo contenuto dell’immagine, mentre l’effetto porn sarà il modo in cui l’oggetto si porrà nei confronti dell’osservatore. Fame e sesso, ovvero la crasi perfetta delle due più potenti pulsioni naturali che l’uomo possa provare, unite grazie al web in un unico concetto con un effetto irresistibile. La FoodPorn Photo, l’immagine artatamente costruita che il food blogger, il marketer, il ristoratore, lo chef propongono per conquistare l’utente, si inserisce alla perfezione quindi nell’era postfotografica consolidatasi con la rivoluzione digitale, grazie alla diffusione di internet e dei social network. Le immagini abbandonano il ruolo passivo di illustrazioni e diventano attive, ci colpiscono con i loro messaggi. Come ci ricorda Fontcuberta “fare foto e mostrarle sui social fa parte dei nuovi protocolli di comunicazione delle nuove subculture urbane post-fotografiche. Le foto non raccolgono più ricordi da conservare ma messaggi da inviare e scambiare e diventano puri gesti di comunicazione”.

Data:

20 Febbraio 2022