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BUONI E CATTIVI

Le mafie hanno origine nel lontano Ottocento, con la “questione meridionale”. Nascono nelle regioni del sud Italia accrescendo sulla povertà, a causa dell’arretratezza economica e culturale in cui versava il Paese in quel periodo. La struttura mafiosa è piramidale, essendo articolata alla base con i soldati e al vertice con la cupola, una commissione che sovrintende tutti gli affari.

Nonostante la sua forza, ilsistema mafioso per poter sopravvivere fraternizza presto con il potere, allargandosi a macchia d’olio, stringendo patti e alleanze con altri Paesi nel mondo, nessuno escluso. Tutte le mafie si basano su criteri di affiliazione. Questa è, a grandi linee, la mafia che corrompe e che uccide. Come quella, per esempio, responsabile delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, che segnano fra i giusti un lutto mai più dimenticato. Nel 1992, i magistrati del pool antimafia, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, persero la vita in due attentati mafiosi, saltando in aria insieme alle loro scorte.

La mafia di oggi ha diverse sfaccettature, opera in molteplici settori, e si spende in plurime attività criminali. Dismettendo la coppola e la lupara, il mafioso del terzo millennio indossa un colletto bianco, ed ha una laurea in economia; parla bene diverse lingue, ma comprende ogni dialetto, non disdegnando lo slang.

Nella settimana appena trascorsa, sono state portate a termine con successo diverse operazioni antimafia nelle zone calde del crimine organizzato. Fermati quattro imprenditori a Reggio Calabria, ritenuti affiliati alle cosche di ‘ndrangheta cittadine, bloccati nel corso di un’operazione condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale reggino. Gli imprenditori sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio. Pare che gli stessi abbiano goduto dell’appoggio delle più pericolose cosche cittadine, finalizzato all’accumulo di enormi profitti illeciti, riciclati poi in fiorenti attività commerciali. Nell’ambito dell’operazione, sono state inoltre sequestrati aziende, appartamenti e terreni edificabili.

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Spostandoci al nord, in una recente operazione effettuata dalla squadra mobile di Firenze sono venute alla luce tutte le dinamiche e i movimenti di una vasta organizzazione di mafia cinese, di grossa portata, che agiva con le stesse modalità dei “colleghi” calabresi. L’organizzazione criminale, proveniente da Fujiang, deteneva il controllo della logistica e della produzione di merce contraffatta a Chinatown, per poi distribuirla sui mercati europei. E’ inoltre emerso un largo giro di bische clandestine, prostituzione, droga, estorsioni. Tutti crimini gestiti con l’imitazione del vecchio modello della ‘ndrangheta, con la richiesta del pizzo e il ricorso alla violenza.

Sappiamo che la mafia più silenziosa e potente è la ‘ndrangheta, ritenuta il male più grave al mondo tra le varie organizzazioni criminali. Essa risale ai moti borbonici ed ha il suo epicentro in Calabria. Si basa sull’antica politica latifondista, incentrata sulla famiglia, e fa scuola ovunque, persino in Cina. E’ indiscusso che la Cina eccella nelle contraffazioni; in verità, che i cinesi copino anche il nostro modello di mafia non ci rende orgogliosi, bensì ci porta a riflettere sul fatto che questi replicanti non abbiano etica, tantomeno senso creativo.

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Ma è chiaro che il cancro conclamato della mafia non possa essere debellato sino a quando noi cittadini smettiamo di essere complici attraverso il silenzio. Per comodità, per tolleranza, per paura. Qualunque sia la motivazione, stiamo zitti, alimentando il mostro che si nutre di noi. La mafia, lo sappiamo bene, è sinonimo di omertà da sempre.

Anche a Bari sono stati effettuati la scorsa settimana 25 arresti, tra gregari e componenti di spicco di clan baresi, attivi in diversi ambiti criminali, spesi nei quartieri del capoluogo pugliese. Le indagini sono state indirizzate verso estorsioni dei cantieri edili di Japigia. Reati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, aggravata dall’uso di armi da fuoco, e due tentativi di omicidio nei confronti dei clan mafiosi opposti.

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Interessante il commento che il procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella, ha rilasciato uscendo dall’aula bunker di Bitonto, dopo la sentenza nei confronti del clan Parisi di Bari nei cantieri di Japigia: “Da vittime diventano conniventi. -ha detto riferendosi ad uno degli imprenditori che è stato condannato per complicità – Chi non denuncia e non collabora ne paga le conseguenze, perché la mafia si alimenta con il consenso dei cittadini”.

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16 Aprile 2018