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Bye Bye RAI!

Dopo un’estenuante trattativa durata cinque mesi, il volto storico del giornalismo d’inchiesta abbandona la TV di Stato. La Gabanelli lavorava in Rai dal 1982.

La lunga autosospensione di questi mesi non lasciava presagire una conclusione positiva della vicenda e con un’amara lettera di dimissioni, esecutiva dal 15 novembre prossimo, la giornalista ha di fatto rigettato le proposte che erano state avanzate nello scorso settembre.

In una nota della TV di Stato, si legge un commento colmo di rammarico per la decisione della stimata giornalista, volta a rescindere il contratto di lavoro firmato con l’azienda solo nove mesi fa.

cms_7617/2.jpgMolto dispiaciuto ma anche molto stupito” questo il commento a caldo del Direttore Generale Rai, Mario Orfeo, “ho ricercato, in questi cinque mesi dal mio insediamento, ogni soluzione per convincere Milena Gabanelli a restare, dopo che la giornalista aveva già manifestato la sua intenzione di dimettersi, a seguito della bocciatura da parte del consiglio di amministrazione Rai, nel maggio scorso, del Piano News presentato dall’allora direttore generale Rai, Antonio Campo Dall’Orto”.

La Rai spiega che “le due richieste di Milena Gabanelli – stralcio del web dal Piano News con immediata costituzione di una testata autonoma e varo di una striscia quotidiana in coda al Tg1 delle 20,00 – sono oggi impossibili da realizzare per ovvi motivi tecnici. La prima per i vincoli normativi posti dallo stipulando Contratto di Servizio, la seconda perché è impensabile modificare, a palinsesto avviato, la fascia oraria più seguita della programmazione Rai”.

cms_7617/3.jpgHo comunicato all’azienda le mie dimissioni poiché le condizioni proposte non permettono di produrre risultati apprezzabili. – ha dichiarato la Gabanelli La condirezione di Rai News con delega al relativo sito e l’implementazione del numero dei giornalisti non ne modifica il limite, poiché non attrae le forze dei 1600 giornalisti Rai (indispensabili per farlo decollare), in quanto percepito come il sito di una testata concorrente. Invece, la nascita del portale unico di news online, per il quale ho lavorato in questi mesi, è subordinata a tempi non definiti e certi. Al fine di non disperdere il lavoro fatto in questi mesi, ho proposto al direttore generale una striscia quotidiana di 4 minuti di un fatto raccontato per numeri. Ma anche questa strada, secondo il direttore generale, non è al momento percorribile”.

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Per quel che riguarda la proposta di ritornare a Report in condirezione con Ranucci, – continua la giornalista – oltre a precisare che è stata la sottoscritta a decidere che dopo vent’anni era venuto il momento di considerarla un’esperienza conclusa, la considero mortificante per il collega e l’intera squadra che sta portando avanti il programma in modo eccellente”.

Milena Jole Gabanelli già nel 1994 fa scuola proponendo un programma di rottura con gli schemi e i metodi tradizionali di informazione. Giovanni Minoli le propone “Professione Reporter”, realizzato con i servizi dei neo-videogiornalisti. Nel 1997 è lei a proporre “Report”, l’inchiesta vecchio stile che, con l’ausilio di nuovi mezzi, abbatte i costi e consente agli autori di dedicare più tempo all’inchiesta.

Oggi Report è considerato da pubblico e critica il miglior programma di giornalismo investigativo.

Con l’onestà professionale che la contraddistingue, la Gabanelli si era autosospesa a settembre dall’incarico di vice direttrice, ricoperto da gennaio scorso, rifiutando la retribuzione prevista in aspettativa.

Nelle interviste rilasciate in queste ore dalla stimata giornalista, si legge lo sfogo per una TV di Stato che ha svuotato Raitre per tenersi Fazio, scelta che non sembra premiata dagli indici di ascolto. “Ho sempre pensato che se il programma si è affermato è grazie agli investimenti di viale Mazzini, quindi ho ceduto il marchio di Report perché è giusto che resti in Rai. Tutti i conduttori che si sono inventati un marchio, da Fazio a Vespa, se lo sono tenuti ben stretto e possono portarselo dove vogliono”, questo lo sfogo della giornalista in un’intervista Aldo Fontanarosa per La Repubblica.

cms_7617/5.jpgPer i parlamentari del M5S in Commissione di Vigilanza la notizia rappresenta “il fallimento di Mario Orfeo come direttore generale Rai”. Alla critica della scelta della tv di Stato si associano i sindacati di categoria Fnsi e Usigrai, a cui fanno capo rispettivamente i giornalisti italiani e giornalisti Rai.

“Ci sono momenti, nelle vite professionali, in cui diventa indispensabile girare pagina” è il commento amaro della giornalista, che all’Ansa aggiunge: “è ora di pensare al futuro, da domani, e non ho voglia di cambiare mestiere”. D’altra parte, il direttore Andrea Salerno de La 7 la aspetta a braccia aperte per fare “servizio pubblico”, mentre Sky rappresenta la più attuale alternativa per lavorare a una nuova generazione dell’informazione.

Qualunque sia la tua futura collocazione, Milena, ti giungano gli auguri e la stima dei colleghi e di chiunque tragga contributo dal tuo giornalismo, esempio di lealtà e baluardo di informazione libera.

Data:

2 Novembre 2017