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CAGNE: COSI’ SI CHIAMANO L’UNA CON L’ALTRA

Elisa è una giovane ragazza con due occhi grandi come il sole. E’ felice e sorridente. Ogni tanto esce con Mario che conosce da sempre. Un giorno, mentre passeggiano insieme in un prato, lui si dichiara. Lei non manca di essere sincera e dice di vederlo come un semplice amico. Lui non regge il rifiuto e la butta per terra. Ha sempre sognato di farla sua e stavolta non si tira indietro. Lei reagisce e tenta di scappare però Mario ha la meglio. La violenta e la lascia lì. Sola, sanguinante ed inerme.

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Quando Elisa trova il coraggio di raccontare quello che è accaduto, non le credono. Il paese è piccolo, si conoscono tutti e le persone cominciano a parlare di questa storia. Pare una novella ricorrente. In fondo Mario è un bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. Non sarebbe capace di fare del male nemmeno ad una mosca. Lei invece, dà molta, eccessiva confidenza ai ragazzi. Ha un fare da civettuola. Ha tanti amici uomini. Ride e scherza con loro. Poi indossa spesso gonne corte che, secondo un modo di pensare alquanto diffuso, costituiscono indumenti provocanti.Inoltre se è proprio vero ciò che è successo, nel prato non ci doveva andare. In un posto isolato con un uomo che ci vai a fare? Diciamocela, se l’è proprio cercata. Il paesello canticchia questa triste cantilena.

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Nel frattempo Elisa, sentendosi additata come colpevole, non capisce e si sente vittima di una doppia ingiustizia. Qualcuno ha violato il suo corpo e qualcun altro sta cercando di seppellire il dolore che prova, sotto le macerie di una menzogna. Cosa c’è di peggio di un’ingiustizia inascoltata? Lei pensa di essere nel giusto. Ha subito un torto e vuole che questo sia condannato affinché altre persone non debbano sopportare lo stesso peso. Ahimè, si deve però scontrare con il pensiero di anime bigotte che ancora incolpano la donna per la violenza subita. Per troppo tempo si è puntato il dito contro Elisa.

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Lei rappresenta ogni donna violata. Se qualcuno ti fa qualcosa e sei bella, è colpa tua (mannaggia a te che sei bella, se fossi nata brutta non sarebbe mica successo eh!)! Se succede e a te piace indossare vestiti e minigonne, è colpa tua (indumenti aderenti o striminziti, istigano a compiere un atto sensuale senza il tuo consenso.. Sappilo!)! Se accade perché sei uscita di casa la sera, è colpa tua (si sa che per le donne c’è il coprifuoco e che non possono mettere i piedi fuori oltre una certa ora!)! Dai confidenza ai ragazzi, è colpa tua (in fondo nessuno ti chiede di essere socievole con il mondo!)! Un modo di pensare alimentato dalla brutale cattiveria che intercorre tra le donne. La morale ha il sopravvento sulla capacità individuale di ragionamento.

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La donna non deve provocare. E se lo fa, ne paga le conseguenze. Ma in che modo provoca? A quanto pare semplicemente respirando. La verità è che siamo tutti quanti vittime di una società debole, fondata su una scala morale basata su valori puritani legati ad un filo di ipocrisia, intrisa di pregiudizi, carente di rispetto e priva di un percorso di educazione sentimentale e affettiva. Bisogna elaborare un tipo di formazione personale e collettiva che coinvolga sia donne che uomini. Infatti la necessità di primeggiare in un mondo maschilista porta ciascuna ad abbattere le altre senza scrupoli. Cagne, si chiamano l’una con l’altra. Abituate a massacrarsi tra di loro, hanno bisogno di capire quanto vale una società basata sulla solidarietà femminile. Da qui bisogna incominciare. Dalle donne insieme alle donne. Unite per creare un mondo migliore, non contro gli uomini bensì con loro. Siamo diversi ma complementari.

Data:

8 Agosto 2015