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CALATAFIMI E SEGESTA

Avvolta da morbide colline verdeggianti, nella parte nord-occidentale della Sicilia, percorrendo la Statale 113, compare Calatafimi Segesta. In questo luogo sacro gli Elimi, antico popolo misto di Sicani e di esuli stranieri di origine anatolica, lasciarono preziose testimonianze della loro permanenza.

Una mescolanza di genti che fondarono Erice ed Egesta attuale Segesta e che qui svilupparono le loro abilità artigiane e commerciali dando vita ad un insediamento i cui resti ammiriamo ancora oggi.

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Il percorso archeologico si inserisce in un parco molto vasto e la passeggiata, anche se faticosa, diventa sempre più attraente durante il percorso.

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Il tempio dorico che domina La Vallata fu edificato nel V secolo a.C.

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Esso appare imponente bello e soprattutto ancora oggi intatto.

Dal ritrovamento di un’effigie nei pressi di esso si suppone che fosse dedicato ad Afrodite Urania; l’incisione in lingua greca infatti dice: Diodoro figlio di Tittelo, appeiraios (ha dedicato la statua di sua sorella Minyra moglie di Artemon, che è stata sacerdotessa, ad Afrodite Urania).

Lo stato di integrità del Tempio è ottimale ma non mancano i continui Restauri per garantire l’integrità di ciò che resta.

Tra metope e triglifi, capitelli e colonne, ci si ritrova in un luogo sacro circondato da una cornice naturale di rara bellezza. Proseguendo il cammino esplorativo all’estremità orientale del Monte Barbaro, nel punto più alto, ecco che appare in tutto il suo splendore il teatro greco costruito nella seconda metà del secondo secolo a.C., orientato a nord e che guarda il golfo di Castellammare.

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Una veduta incantevole con una acustica notevole, un teatro tecnicamente prestante con un inquinamento acustico pressoché inesistente, un luogo che ispira serenità.

Rimaneggiato dagli antichi romani in epoca successiva al secondo secolo a.C., sfruttarono le peculiarità del luogo. Il teatro venne scavato nella roccia, ha un diametro di 63 m circa e presenta sette gradinate in sette cunei con un probabile passaggio sotterraneo dal quale sbucavano gli attori sulla scena.

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Seduti sulle gradinate si gode uno stupendo scenario Naturale dei Colli circostanti, i tramonti sono incantevoli, ma in origine a nascondere ciò, c’era un edificio come retroscena che fungeva anche da amplificatore sonoro. Le rappresentazioni musicali e teatrali che qui ancora oggi si svolgono, raggiungono risultati sorprendenti e regalano emozioni senza pari. Uscendo dal parco archeologico lungo la strada Provinciale 61 si arriva a Calatafimi.

In direzione sud-ovest si raggiunge il colle di una Contrada che veniva chiamata Chianti di Rumanu (Vigneto o piante della famiglia Romano), oggi nota come Pianto Romano. Qui si trova il sacrario che custodisce i resti dei volontari Garibaldini e dei soldati borbonici Caduti nella battaglia che il 15 maggio 1860 si combatté su questo Colle.

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I soldati borbonici, infatti, attesero l’arrivo dei Garibaldini, sbarcati a Marsala e diretti a Palermo, che si schierarono sul Colle di rimpetto. Ne scaturì una battaglia durata quattro ore e che portò alla Vittoria dei Garibaldini. Dopo 32 anni, raccolte le ossa dei caduti, venne costruito il mausoleo su progetto dell’architetto palermitano Ernesto Basile, il mausoleo alto 30 metri al suo interno custodisce anche dei Cimeli della Battaglia e alla fine del Viale dei cipressi di cui è dotato, chiamato Viale della Rimembranza, compare una Stele con la scritta della famosa frase di Garibaldi a Bixio: Qui si fa l’Italia o si muore.

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La zona offre ancora molto da vedere e le Polle del Crimiso, terme naturali degli Dei, ne sono la dimostrazione. Situate a poca distanza dal parco archeologico sono affioramenti di acque termali a 45 gradi.

Un percorso senza dubbio impegnativo che comprende anche delle soste per conoscere i prodotti del posto, tant’è che ad un cannolo ristoratore o ad altre tipiche prelibatezze i viaggiatori più golosi non sapranno rinunciare.

Data:

8 Luglio 2023