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Campania, ’zona rossa’ nel casertano per 700 persone(Altre News)

Focolaio Covid in Campania, ’zona rossa’ nel casertano per 700 persone

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Isolamento domiciliare con divieto di allontanamento per circa 700 persone, residenti nei cosiddetti “Palazzi Cirio”, nell’omonima area del comune di Mondragone (Caserta), dove insiste una comunità bulgara. E’ quanto stabilisce un’ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, emessa alla luce della positività al coronavirus accertata per 8 persone, appartenenti alla comunità di cittadini di nazionalità bulgara, residenti nei Palazzi Cirio (Palazzo Drago, Palazzo Roma, Palazzo A-G, Palazzo Nuovo Messico, Palazzo California), fortemente popolati e ad alta promiscuità, siti in via Razzino a Mondragone.

Il focolaio è emerso ieri dopo il ricovero di una donna che si è recata all’ospedale di Sessa Aurunca per partorire. Il Dipartimento di prevenzione della Asl di Caserta sta eseguendo esami sierologici su tutti i residenti nel complesso e la Asl ha già programmato screening sierologici e tamponi per tutti i residenti. L’ordinanza, valida fino al 30 giugno, stabilisce l’isolamento domiciliare e il divieto di allontanamento per i residenti, con la possibilità di transito in ingresso e uscita per operatori sanitari e socio-sanitari impegnati nei controlli e nelle attività di assistenza.

Il Comune di Mondragone, d’intesa con l’Unità di crisi regionale e con il supporto della Protezione civile e del volontariato, assicurerà ogni forma di assistenza ai cittadini anche attraverso la somministrazione di derrate alimentari e generi di prima necessità per tutta la durata di efficacia del provvedimento. Nel frattempo, gli 8 soggetti positivi sono stati trasferiti in strutture sanitarie di ricovero disponibili della Asl di Caserta.

Caos procure, Palamara: “Faccio nomi per spiegare il sistema”

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“Le decisioni ora vanno rispettate, ma siamo in un ordinamento democratico, lo statuto prevede la possibilità di impugnare la decisione. C’è una magistratura silenziosa che mi chiede di non mollare e di dimostrare la mia innocenza in tutte le sedi”. Lo afferma, a ’Omnibus’, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, espulso dall’Associazione nazionale magistrati. Palamara quindi afferma: “Impugnerò la decisione davanti all’assemblea generale dei soci dell’Anm chiedendo di essere sentito per spiegare le mie ragioni”.

“Io non ci sto a fare da capro espiatorio, sono pronto ad assumermi le mie responsabilità” ma “voglio non ci sia disparita di trattamento”, ha aggiunto Palamara. “Non è più un problema di Palamara, ma di un sistema che ha fallito”, continua l’ex presidente Anm parlando di un “sistema di cui ho fatto parte” e che lo ha “inghiottito” e del quale è pronto “a prendersi una quota di responsabilità”. “Io ho fatto parte di quel sistema, non l’ho inventato io”, sottolinea. Gli atti depositati da Perugia dicono “che io non ho mai preso somme di denaro per una nomina”, continua l’ex pm.

Una polemica “della quale sono molto rammaricato. Io non penso di aver offeso nessuno quindi non c’è nessun problema per me per avere chiarimenti di fronte ai giudici e alle autorità competenti”, afferma ancora Palamara riguardo alla polemica con il collega Eugenio Albamonte, ex presidente dell’Anm, che lo ha querelato. “Riconosco ad Albamonte che fu lui a individuare, nel 2017, il vero problema che affligge la magistratura: il carrierismo. E in quella occasione fui tra i principali sostenitori di Albamonte di non ripercorrere nella magistratura i giochetti della politica e di continuare a dare seguito a quel tema individuato”, sottolinea.

“Dobbiamo chiedere scusa a tanti cittadini e magistrati travolti da una situazione del genere. Qui parliamo di un altro tema – ha continuato – della gestione del potere interno alla magistratura, rispetto al quale sono rimasto ’incastrato’ pure io ma rispetto al quale non ci sto a fungere da capro espiatorio”.

“Io non faccio nomi per una chiamata in correità, ma per dimostrare il mio ruolo” e per la necessità “di spiegare tutto il sistema, nessuno escluso”, ha spiegato ancora l’ex pm, sottolineando anche: “Mi sono sempre battuto per una giustizia giusta, consapevole delle problematiche” e “oggi vengo accusato di fare attacchi indiscriminati” mentre secondo l’ex presidente dell’Anm ciò che si legge in questi giorni non sono niente altro che “fatti di dominio pubblico”.

Sindaci sotto tiro, una minaccia ogni 15 ore

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Nel 2019 Avviso Pubblico ha censito 559 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, una ogni 15 ore. Sono state 83 le Province coinvolte (oltre il 75% del territorio nazionale) e 336 i Comuni colpiti, il dato più alto mai registrato. Per la seconda volta nella storia di questo Rapporto sono stati censiti atti intimidatori in tutte le regioni d’Italia. Sono i dati contenuti nel rapporto ’Amministratori sotto tiro’, realizzato da Avviso Pubblico, che censisce i casi di minacce e di intimidazioni ai danni degli amministratori locali e del personale della Pubblica amministrazione avvenuti nel corso dell’anno 2019.

INTIMIDAZIONI AUMENTANO AL NORD – Esistono delle differenze tra quanto accade nel Centro-Nord e nel Sud Italia. Il 61% del totale dei casi censiti (342) si è registrato nel Mezzogiorno, in particolare il 42.6% dei casi nel Sud (percentuale stabile rispetto al 2018) e il 18.6% nelle Isole (in calo). Il restante 39% del totale (217 casi censiti) si è verificato nel Centro-Nord, dove si riscontra un aumento del 5.5% delle minacce e intimidazioni rispetto al 2018. Da segnalare anche un deciso incremento dei casi complessivi nelle regioni del Nord (da 102 a 147), mentre si registra un calo nei territori del Centro (70 casi).

CAMPANIA ’MAGLIA NERA’ – Per il terzo anno consecutivo la Campania si conferma la regione in cui si è registrato il maggior numero di intimidazioni a livello nazionale, con 92 casi censiti. Segue la Puglia che, con i suoi 71 casi, ha fatto segnare il maggior incremento di tutto il territorio nazionale rispetto al 2018. Terzo posto per la Sicilia con 66 casi censiti, regione in cui emerge un dato in netta controtendenza rispetto al recente passato (-24%).

Si conferma sui livelli dell’anno precedente la Calabria, con 53 casi. Quinto posto per la prima regione al di fuori del Mezzogiorno: 46 atti intimidatori registrati in Lombardia, che rappresentano un nuovo record per le regioni del Centro-Nord Italia. In calo i casi censiti in Sardegna (38), stabile il Lazio (36). A chiudere le prime 10 posizioni ci sono l’Emilia Romagna (29, in aumento), la Toscana (24, in netto calo) e il Veneto (23). A livello provinciale si registra un’altra conferma: anche nel 2019 il territorio più colpito è Napoli con 41 casi, seppur in calo del 13% rispetto al 2018. Seguono Roma (24 casi), Cosenza (22), Foggia (21), Palermo e Torino (18), Salerno e Lecce (17), Milano (16) e Avellino (15).

PICCO INTIMIDAZIONI DURANTE CAMPAGNA ELETTORALE – Nel 2019 è stato il mese di aprile quello in cui si è riscontrato il maggior numero di intimidazioni: 58 casi. Una conferma di come il periodo della campagna elettorale (nel maggio 2019 sono stati chiamati al voto il 48% dei Comuni italiani) sia in assoluto il più difficile. Tra marzo e maggio infatti la media delle intimidazioni settimanali raggiunge quota 12 (a fronte di una media annuale di 10,7). Preoccupa il raddoppio della percentuale di minacce rivolte ai candidati alle elezioni amministrative (10% del totale, rispetto al 5,4% fatto registrare nel 2018). In più di un’occasione le intimidazioni hanno indotto le vittime a decidere di rinunciare alla candidatura.

SOTTO TIRO SOPRATTUTTO I SINDACI – L’87% delle intimidazioni censite nel 2019 sono state di tipo diretto (percentuale più alta di sempre, +6% rispetto al 2018). Questo significa che gli amministratori locali e il personale della Pubblica amministrazione, dirigenti e impiegati comunali, presidenti di enti e aziende partecipate, personale di altre strutture locali, sono stati minacciati direttamente come persone.

Nel 13% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto. In questo caso sono stati colpiti municipi, uffici, strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. Tra le minacce di tipo indiretto, vanno annoverate anche le intimidazioni rivolte a collaboratori e parenti, come ad esempio genitori, mogli, mariti, fratelli e sorelle. Particolarmente significativo il numero di minacce e aggressioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione: il 27% del totale (in leggero calo rispetto al record del 30% fatto registrare nel 2018). Tra le persone maggiormente prese di mira da minacce e intimidazioni dirette si confermano gli amministratori locali (56% dei casi, stabile rispetto al 2018). Tra questi, in particolare i sindaci (57,3%), seguiti dai consiglieri comunali (22,5%, in aumento), assessori (12,8%) e vicesindaci (5,2%).

IDENTIKIT AMMINISTRATORE SOTTO TIRO – Ecco l’identikit dell’amministratore sotto tiro, secondo quanto emerge dal rapporto: sindaco di un Comune superiore ai 20mila abitanti di un territorio a tradizionale presenza mafiosa, che viene aggredito fisicamente o a cui viene bruciata l’auto parcheggiata nei pressi dell’abitazione.

AGGRESSIONI E INCENDI PRINCIPALI TIPI DI INTIMIDAZIONE – Le aggressioni e gli incendi rappresentano le due principali tipologie di intimidazione messe in atto nei confronti degli amministratori locali (18.6% del totale dei casi censiti per ciascuna tipologia). In continuità con un trend emerso negli ultimi anni, si conferma l’aumento dei casi registrati sui social network (15% del totale), seguiti da minacce verbali (12.6%) e invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (11.6%). Seguono i danneggiamenti (8%), le scritte offensive o minacciose (6%), l’invio di proiettili (4%), l’utilizzo di ordigni, molotov ed esplosivi (2%) e l’invio di parti di animali (1.6%).

MINACCE RIVOLTE AD AMMINISTRATRICI – I casi di minacce, dirette e indirette, che hanno visto coinvolte le amministratrici sono stati il 16.5% del totale: 92 intimidazioni complessive, il 2.5% in più rispetto al 2018. Le tipologie di minacce utilizzate per intimidire le amministratrici locali o il personale femminile della Pubblica Amministrazione sono le stesse utilizzate per gli uomini: a cambiare sono le percentuali. Dei 92 casi citati, il 20.6% si riferisce ai social network, il 18.4% a lettere e messaggi minatori, il 13% ad incendi, l’11% ad aggressioni.

Un terzo (il 33,6%) trae origine dal malcontento suscitato da una scelta amministrativa sgradita. Un altro 18% è riferibile ad un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o problemi legati al tema del lavoro. Il 17% si riferisce invece a casi di “violenza politica”, estremismi di entrambe le sponde politiche. Il 13% di minacce è strettamente collegato a casi di intolleranza connessi al tema dell’immigrazione e all’accoglienza dei rifugiati.

Il 13% degli atti intimidatori in Enti sciolti per mafia. Ben 71 atti intimidatori, circa il 13% del totale, si sono verificati in 40 Comuni che, in un passato più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa. Nel 2019 sono stati 21 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose in Italia. Ventisei, invece, i decreti di proroga di precedenti scioglimenti. Dal 1991 è la settima volta che viene superata la soglia dei 20 scioglimenti: considerando anche le proroghe, nel 2019 si è ottenuta la cifra più rilevante nei 29 anni di applicazione della normativa.

CAFIERO DE RAHO: “SINDACI PRESIDIO FONDAMENTALE CONTRO LE MAFIE DOPO IL COVID” – I sindaci e gli amministratori pubblici rappresentano un “baluardo di legalità” e avranno compiti che saranno fondamentali nella fase di ripresa dopo la pandemia di Covid-19, “perché le mafie tenteranno nuovamente di inserirsi, di condizionare le scelte politiche e economiche, per fare affari, creare consenso e reclutare proseliti soprattutto tra chi è in difficoltà e tra i giovani. In questo i sindaci dovranno essere un presidio fermo e sicuro”. E’ quanto dichiara il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, in un’intervista contenuta nel rapporto ’Amministratori sotto tiro’.

LAMORGESE: “DOMANI VERTICE SU MINACCE AI SINDACI” – “Domani mattina, avremo un incontro con tutti i soggetti istituzionali interessati, dall’Anci alla magistratura, dal Viminale al ministero dell’Istruzione” ha annunciato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, nel corso della presentazione online del rapporto. “Le intimidazioni contro un sindaco, un assessore, un presidente regionale, non sono soltanto un’offesa all’amministrazione e all’intera comunità locale che rappresentano, ma anche una lesione dei valori che sono alla base del vivere civile e del principio democratico della rappresentanza politica, ne sono il fondamento”, ha sottolineato Lamorgese.

“Gli atti intimidatori contro i sindaci e gli amministratori locali costituiscono un aspetto di estrema delicatezza, soprattutto in questa fase della vita del nostro Paese. Il fenomeno delle minacce nei loro confronti – ha affermato la ministra dell’Interno – richiede un maggiore livello di attenzione, perché i sindaci rappresentano l’immediato punto di riferimento delle comunità e sono i primi attori istituzionali”.

La titolare del Viminale ha riferito che oltre la metà delle minacce resta di autore ignoto. Quanto alla distribuzione geografica, il fatto che ad esempio la Calabria non risulti presente nella parte alta della classifica deve far riflettere e valutare bene la situazione. “Essendo una regione particolarmente complicata – ha spiegato Lamorgese – il fatto che non sia nei primi posti vuol dire che non ci sono state denunce: vorrei crederlo, ma non penso che non ci siano stati casi intimidatori”.

Ecco allora che “è importante che i sindaci denuncino le minacce ricevute direttamente o dai loro collaboratori: in tal senso, gli atti non denunciati non fanno numero ma devono essere tenuti in conto per delineare le proporzioni autentiche del fenomeno”. E infatti, ha esortato la ministra dell’Interno, “è necessaria una forte sensibilizzazione sul fenomeno da parte degli amministratori locali”.

Sindaco Porto Empedocle: “Ong taxi del Mediterraneo, Ue e Stato ci aiutino”

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“Le navi delle Ong stanno facendo i taxi del Mediterraneo. E’ necessario che lo Stato e l’Europa ci aiutino a sostenere il peso dell’accoglienza perché tutti i migranti, sia quelli sbarcati a Lampedusa che quelli soccorsi in acque internazionali, passano da Porto Empedocle. Abbiamo bisogno di aiuto”. A dirlo all’Adnkronos è il sindaco della cittadina dell’Agrigentino, la pentastellata Ida Carmina, dopo l’arrivo dei 211 migranti tratti in salvo dalla Sea Watch e trasferiti sulla Moby Zazà dove dovranno rimanere per 14 giorni in sorveglianza sanitaria. L’ok al trasferimento sulla ‘nave quarantena’ è arrivato dopo l’esito del tampone, risultato negativo, su un migrante che presentava sintomi compatibili con quelli del Covid-19. Per Carmina sono state ore di apprensione.

“Abbiamo tirato un sospiro di sollievo – dice adesso il primo cittadino -. Se fosse stato positivo, con 211 persone a bordo, avremmo rischiato di avere un grosso focolaio. Una situazione gravissima”. Mercoledì a Porto Empedocle arriverà una delegazione del Comitato parlamentare di controllo su Schengen per incontrare rappresentanti istituzionali, delle forze dell’ordine e della Capitaneria di porto competenti per l’accoglienza, la vigilanza e l’aspetto sanitario. “Mi chiedo come sia possibile conciliare i divieti di assembramento che hanno impedito persino lo svolgimento delle processioni con centinaia di migranti stipati su una nave, ammassati gli uni sugli altri in condizioni terribili”, dice. Tra i 211 soccorsi dalla ong c’erano anche donne e minori. Da tempo il sindaco chiede aiuto per fronteggiare una situazione che rischia di essere esplosiva.

“L’emergenza coronavirus ha esasperato una situazione già grave – ammette -, il timore è che l’esasperazione sociale, la rabbia possa esplodere”. “I miei concittadini hanno fatto tanti sacrifici per fermare il contagio, hanno rispettato le regole e chiuso le loro attività per mesi. Adesso in tanti vivono una gravissima difficoltà economica”, dice Carmina, che nei giorni scorsi è stata aggredita da un cittadino, ma non ha presentato denuncia. “Lo capisco perfettamente, si trova in una situazione disperata, con quattro figli, uno dei quali gravemente malato, e il rischio di essere sfrattato. Lo ripeto: abbiamo bisogno di aiuto, oggi più di ieri perché c’è una grande esasperazione sociale”, conclude.

Zanardi, condizioni stabili: prognosi resta riservata

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“Rimangono stabili le condizioni cliniche di Alex Zanardi, ricoverato al policlinico Santa Maria alle Scotte dal 19 giugno. La terza notte di degenza in terapia intensiva è trascorsa senza variazioni. Le condizioni cliniche rimangono quindi invariate nei parametri cardio-respiratori e metabolici mentre resta grave il quadro neurologico”. Questo il bollettino delle 12 dell’atleta paralimpico ricoverato a Siena dopo un grave incidente in handbike. “Il paziente – si legge nel bollettino – è sedato, intubato e ventilato meccanicamente e la prognosi è riservata. L’équipe multidisciplinare che lo ha in cura valuterà nei prossimi giorni eventuali azioni diagnostico-terapeutiche da intraprendere”.

“I pazienti che sono in terapia intensiva vengono valutati dinamicamente, possono esserci novità estemporanee che si possono presentare. Periodicamente i medici si confrontano sulle condizioni del paziente”. Così il direttore sanitario dell’Aou Senese Roberto Gusinu, dopo aver letto il bollettino. “Non posso escludere nulla – ha aggiunto -, le valutazioni neurologiche verranno fatte solo quando i clinici ne valuteranno l’opportunità dopo aver esaminato alcuni parametri, a seguito della riduzione della sedazione. Un passo che ora non è ancora il caso di fare. Ci vuole pazienza, molta pazienza”.

“Noi dobbiamo anche tutelare l’ospedale, che è sotto stress perché non dobbiamo dimenticarci che si tratta di una struttura Covid. Siamo comunque in una situazione di emergenza, manteniamo alta la guardia ma c’è sempre il timore che qualcuno porti il virus all’interno dell’ospedale”, ha detto ancora il medico, che ha continuato: “Cerchiamo di preservare gli equilibri, tutto il personale sente la pressione. Siamo abituati alla pressione perché questa è un’azienda a livello nazionale. Di conseguenza facciamo il massimo per poter mantenere questo equilibrio”.

“Gli sportivi sappiamo che, sia a livello amatoriale che agonistico – ha continuato Gusinu -, hanno un grande allenamento di conseguenza questo aiuta ciascuno di noi essendo allenato ad affrontare le situazioni difficili e quindi in questa situazione sicuramente c’è un fatto positivo”.

“I peggioramenti – avverte – possono essere repentini e anche molto, noi ci auguriamo che ci sia sempre un percorso progressivo di miglioramento. Sono situazioni dinamiche, il quadro più grave e neurologico e per questo bisogna avere sempre pazienza. Può essere una settimana, dieci giorni, non siamo in grado di dirlo, dobbiamo capire giorno per giorno come evolve la situazione”.

“SIAMO FIDUCIOSI” – Intervistato da Agorà, il direttore dell’emergenza-urgenza del policlinico senese, Sabino Scolletta, ha confermato che l’ex pilota “è stabile, in come farmacologico e attaccato alla ventilazione. Nei prossimi giorni valuteremo se cominciare a ridurre la pressione dei sedativi per testare il suo stato neurologico”. “Gli scambi respiratori sono buoni, siamo molto soddisfatti”, spiega ancora il medico, che aggiunge: “Continua il neuromonitoraggio, che ci dà segni di stabilità. Questo è un segno da prendere naturalmente con cautela, perché il quadro neurologico è quello grave che desta preoccupazione”. In ogni caso, “la notte tra domenica e lunedì è passata tranquilla, siamo fiduciosi. Il percorso non sarà breve, avremo bisogno di tempo per valutare Zanardi nelle prossime settimane”.

Scolletta, intervistato anche da Sky Tg24, ha spiegato che sono “buoni i parametri cardiovascolari, respiratori e metabolici”, ma “serve cautela, il cambiamento potrebbe essere repentino”. Sull’ipotesi che venga ridotta gradualmente, già dalle prossime ore, la sedazione a cui è sottoposto Zanardi, per arrivare al risveglio che permetterebbe di valutare il danno neurologico, il medico ha affermato: “Risveglio? Pensiamo più nei prossimi giorni che nelle prossime ore. Al cervello serve tempo e riposo”.

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23 Giugno 2020