Traduci

Canada: il problema di … guadagnare troppo!

Nel corso degli ultimi anni, è accaduto spesso che una categoria si sia trovata nella condizione di dover protestare per ottenere quanto le spettasse. Talvolta, le loro rimostranze sono servite a evitare una variazione degli orari di lavoro, altre volte a opporsi a riforme sgradite. Eppure, non era mai successo prima nella storia che una categoria professionale arrivasse a protestare contro l’aumento dei propri salari! Già, perché in un mondo in cui quasi chiunque crede di essere sfruttato e sottopagato, ci sono ancora persone che hanno l’onestà intellettuale di ammettere che il proprio stipendio è troppo alto.

cms_8644/2.jpg

È successo in Canada, nella vasta e francofona provincia del Québec, dove alcuni dottori hanno chiesto il congelamento del proprio aumento salariale. Un caso isolato? Niente affatto: nella giornata di venerdì sono stati infatti ben settecento i medici e i tirocinanti che hanno firmato una petizione per manifestare il proprio rifiuto nei confronti della nuova busta paga. “Sono aumenti scioccanti perché le nostre infermiere, impiegati e altri professionisti si trovano in condizioni di lavoro molto difficili, mentre i nostri pazienti non hanno accesso ad alcuni servizi a causa dei tagli drastici degli ultimi anni” si legge nella petizione. I medici hanno dunque concluso chiedendo che i fondi destinati all’aumento dei propri salari vengano invece reinvestiti per garantire servizi sanitari più efficienti agli abitanti del Québec. Anche perché, in caso contrario, diversi medici dovranno spendere di tasca propria gran parte dei soldi guadagnati con l’aumento di stipendio per mettersi nelle condizioni di lavorare adeguatamente, cosa che in diversi ospedali della zona non è al momento fattibile.

cms_8644/3.jpg

Il sospetto (ed è più di un sospetto) è che questa protesta sia stata fortemente condizionata dalla notevole sensibilizzazione del mondo della medicina in seguito al post, diventato virale su Internet, di un’infermiera di nome Emilie Ricard. Alcune settimane fa, la giovane ragazza si era scattata un selfie in lacrime parlando di quanto il suo lavoro stesse per lei diventando frustrante: “Sono distrutta e mi vergogno del basso livello di cure che fornisco. Il sistema sanitario è malato e sta morendo” aveva scritto.

cms_8644/4.jpg

Il post aveva generato una profonda riflessione nell’ambiente sanitario canadese: diversi medici avevano lasciato intendere di condividere le parole della giovane infermiera e di essere intenzionati a battersi contro le ingiustizie del sistema. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, tuttavia, è arrivata nel corso di questa settimana, quando i sindacati del settore, in seguito ad una trattativa con il governo locale (ricordiamo che alle istituzioni della provincia del Québec è concessa una larghissima autonomia in materia), avevano deciso di sacrificare una serie di richieste volte all’offrire dignità ad infermieri e impiegati ospedalieri, in cambio di un aumento per i già fin troppo benestanti medici. Una notizia che non poteva passare inosservata, e che sembra adesso destinata ad aprire una forte riflessione sulla natura stessa dei sindacati e sulla loro capacità di adempiere a quella che dovrebbe essere la propria funzione di proteggere i lavoratori più deboli.

È particolarmente sorprendente che questa vicenda sia nata in Canada, un Paese al quale eravamo abituati a guardare con invidia: chi di noi, parlando di welfare e di investimenti pubblici, non ha mai fatto riferimento al Canada come un esempio dal quale trarre ispirazione? Eppure, anche un Paese che offre di sé l’immagine di una nazione prospera ed equa può serbare al proprio interno delle brutali contraddizioni. Come recita un noto proverbio nostrano, “non è tutt’oro quel che luccica”.

cms_8644/5.jpg

Certo, anche coloro che nei prossimi giorni, verosimilmente, criticheranno la destinazione delle risorse e la politica sindacale presente nel Québec, non potranno tuttavia ignorare che la petizione esposta ieri mattina, rappresenta una straordinaria forma di responsabilità e di umiltà da parte di tutti i medici. Un gesto non scontato, in un certo senso perfino contrario al proprio stesso interesse, eppure, un gesto che il personale medico non ha esitato a compiere, dimostrando ancora una volta che le competenze sul proprio lavoro sono inutili se non incontrano uno straordinario senso di umanità. Verrebbe da chiedersi cosa sarebbe successo se i medici o una qualunque altra categoria agiata avesse ricevuto un aumento salariale in Italia. Davvero settecento persone avrebbero firmato una petizione per rinunciare al proprio aumento salariale? Difficile pensarlo. In questo senso, la protesta dei medici non può che essere vista con stupore e ammirazione. Forse, dentro di sé, il messaggio che i “protestatari” del Québec intendono trasmettere alle loro famiglie, alla loro comunità e (perché no?) al mondo intero, è che per quante ingiustizie e disuguaglianze possano essere perpetuate, non bisogna mai rassegnarsi ad esse… anche a costo di rinunciare a qualcosa.

Data:

10 Marzo 2018