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Caos in Zimbabwe, “Mugabe agli arresti domiciliari”

Robert Mugabe “è agli arresti domiciliari ma sta bene”. A dare notizie sulle condizioni del presidente dello Zimbabwe, dopo la presa di potere dei militari, è stato il presidente sudafricano Jacob Zuma.

Mentre il parlamentare di opposizione Eddie Cross, esponente del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), sostiene che la first lady dello Zimbabwe, Grace Mugabe, potrebbe essere fuggita in Namibia. Secondo Cross l’esercito avrebbe consentito alla first lady di lasciare il Paese la notte scorsa.

L’esercito dello Zimbabwe nega che l’azione militare in corso a Harare sia da considerare un tentativo di “presa di potere” e garantisce che Mugabe è in sicurezza. Nel corso di un intervento trasmesso in televisione dopo che era circolata la voce di un tentato colpo di stato nel Paese, un portavoce dell’esercito ha affermato che “Robert Mugabe e la sua famiglia sono al sicuro e la loro sicurezza è garantita”.

Si sta “solamente prendendo di mira criminali che lo circondano” e che “stanno provocando sofferenze economiche e sociali”. “Non appena avremo compiuto la nostra missione ci attendiamo che la situazione torni alla normalità”. Nella tarda serata di ieri erano state udite esplosioni ad Harare e nelle ore precedenti blindati erano stati visti procedere verso la capitale mentre il numero dei militari in strada era aumentato.

Oggi i militari pattugliano le strade della capitale con i blindati e altri mezzi. Sui social media gli utenti descrivono una situazione sostanzialmente tranquilla, malgrado la presenza dei blindati, e riferiscono di controlli effettuati dai soldati sui veicoli in circolazione – non molti – lungo le principali arterie della capitale.

cms_7727/zimbabwe_carroarmato.jpgSCATTANO GLI ARRESTI – I militari hanno arrestato il ministro delle Finanze dello Zimbabwe, Ignatius Chombo. A riferirlo sono stati testimoni: Chombo era uno dei sostenitori della successione alla presidenza della first lady Grace Mugabe e non del vicepresidente Emmerson Mnangagwa, sostenuto dai militari, e rimosso da Mugabe.

Anche Kudzai Chipanga, leader dell’ala giovanile del partito di Zanu-PF del presidente Mugabe, sarebbe agli arresti ad Harare. Ieri Chipanga si era detto pronto con i suoi sostenitori a morire per difendere il presidente. Lo riferisce la Bbc, citando l’editore critico di Mugabe Trevor Ncube che annuncia anche l’avvenuto arresto di Albert Ngulube, vicedirettore dell’Agenzia centrale di Intelligence dello Zimbabwe.

La tensione nel Paese è salita all’indomani dell’avvertimento lanciato dal capo dell’Esercito, Constantino Chiwenga, che si è detto pronto a intervenire per porre fine alle purghe all’interno del partito al potere Zanu-Pf, che hanno portato alla rimozione del vicepresidente, Emmerson Mnangagwa, potenziale successore del 93enne capo di Stato.

USA – L’ambasciata americana ad Harare ha intanto esortato i cittadini americani presenti nel Paese a stare al riparo e ha annunciato la chiusura dei propri uffici al pubblico. “In conseguenza dell’incertezza politica attuale, l’ambasciatore ha chiesto ai propri dipendenti di restare a casa domani”, ha scritto la sede diplomatica sul suo sito nella tarda giornata di ieri. “Al personale del governo americano è stato chiesto di restare al riparo nelle proprie abitazioni durante la notte”.

GB – La Gran Bretagna ha raccomandato ai propri concittadini nello Zimbabwe di restare in casa o nel proprio luogo di residenza a “causa della situazione di incertezza politica ad Harare, ivi comprese le notizie riguardanti un’attività militare inusuale”. I cittadini britannici sono stati invitati a restare a casa “fino a quando la situazione non sarà diventata più chiara”.

“Ha offeso Kim, pena di morte per Trump”

cms_7727/kim_trump_afp.jpg“Dittatore crudele, basso e grasso”. Bruciano ancora, a distanza di giorni, gli insulti rivolti da Trump a Kim Jong-un. E bruciano a tal punto che la stampa della Corea del Nord ha chiesto di condannare a morte il presidente degli Stati Uniti d’America. Una richiesta che arriva da un editoriale del Rodong Sinmun, quotidiano ufficiale del regime e voce su carta del leader nordcoreano. A riportare le parole del Rodong è il Guardian.

Secondo il giornale, Trump si sarebbe infatti macchiato di ’codardia’ per aver cancellato la visita al confine con il Paese durante il viaggio in Sud Corea, mentre meriterebbe la morte per aver offeso ancora una volta Pyongyang e il suo capo al comando durante il discorso pronunciato a Seoul, dove il presidente Usa ha accusato Kim Jong-un di operare una “crudele dittatura” ai danni del suo popolo.

Parole, inutile dirlo, che hanno fatto infuriare i vertici della Corea del Nord e – di conseguenza – gli organi di stampa vicini: “Il peggior crimine per il quale (Trump, ndr.) non potrà mai essere perdonato – si legge sul Rodong Sinmun – è quello di aver osato danneggiare in modo malevolo la dignità della leadership”. Il presidente, si legge ancora, “dovrebbe sapere che è solo un crudele criminale condannato a morte dal popolo coreano“.

Dall’inizio del suo mandato, osserva il Guardian, Trump ha ingaggiato una vera e propria guerra di parole con Kim Jong-un, un conflitto durissimo finora sul piano verbale, che ha visto una escalation di insulti personali e minacce del tutto inedito nella politica internazionale e mai visto nemmeno in tempi di Guerra Fredda. Ultimo, fra i numerosi episodi degni di nota, lo sfottò di ’The Donald’ al nordcoreano nell’ennesimo tweet al vetriolo: “Perché Kim Jong-un mi ha insultato chiamandomi ’vecchio’, quando io non gli direi mai che è ’basso e grasso’? Beh, trovo molto difficile che possa essere mio amico, ma forse un giorno – aveva ironizzato il presidente – succederà!”. Ennesima ironia evidentemente sgradita alla Nordcorea, che all’ipotesi di un’apertura agli Usa preferisce di gran lunga chiedere la testa del leader americano.

Libia, inchiesta choc: “Migranti venduti all’asta”

cms_7727/migranti_cnn_fi.jpgMigranti battuti all’asta come oggetti. A rivelare la nuova tratta degli schiavi è un video esclusivo ottenuto dalla Cnn che mostra due ragazzi africani venduti dai trafficanti in Libia per poche centinaia di dollari. “800… 900… 1.000… 1.100… venduti per 1.200 dinari libici”, l’equivalente di 800 dollari, dice il ’banditore’ dichiarando chiusa l’asta per la cessione dei due ragazzi al centro dell’inchiesta, uno dei quali è un nigeriano sui 20 anni che indossa una maglia chiara e pantaloni felpati.

Il giovane, riporta la Cnn, viene presentato durante l’asta come un ragazzo “grande e forte” e adatto al “lavoro nei campi” dal ’banditore’ che non appare mai nella breve clip, ad eccezione della sua mano, appoggiata sulla spalla del 20enne.

AUTENTICITA’ – Dopo aver visionato il video, la Cnn ne ha voluto verificare l’autenticità recandosi in Libia per indagare ulteriormente sull’asta degli schiavi. Le telecamere nascoste della tv hanno ripreso il mese scorso un’altra vendita di esseri umani avvenuta fuori Tripoli: “Nel giro di sei o sette minuti”, come è precisato sul sito dell’emittente, sono state vendute una decina di persone.

L’ASTA – “Qualcuno ha bisogno di qualcuno che scavi? Quest’uomo è grande e grosso e scava”, dichiara il nuovo ’banditore’, che indossa una giacca camouflage, illustrando le ’qualità’ del migrante. I compratori alzano le mani come in una vera e propria asta facendo lievitare il prezzo dell’uomo. “500, 550, 600, 650…”, pochi minuti ed è tutto finito. Gli uomini vengono consegnati ai loro nuovi ’padroni’. Al termine dell’asta i giornalisti della Cnn hanno avvicinato due di loro che erano traumatizzati al punto da non riuscire a parlare.

LE PROVE – Le prove filmate dalla Cnn sono state consegnate alle autorità libiche, che hanno promesso di avviare un’indagine. Il primo tenente dell’Agenzia contro l’immigrazione illegale del governo a Tripoli, Naser Hazam, ha dichiarato di non aver mai assistito in prima persona a un’asta di persone ma di essere a conoscenza di bande organizzate che gestiscono i traffici di esseri umani.

TRIPOLI – “La situazione è terribile”, ha commentato Mohammed Abdiker, direttore delle operazioni d’emergenza dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) dopo aver fatto ritorno a Tripoli ad aprile. “Alcuni rapporti sono veramente terrificanti e le ultime relazioni sui mercati degli schiavi possono essere aggiunti alla lunga lista degli orrori”, ha spiegato Abdiker.

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15 Novembre 2017