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Caos maggioranza in Senato dopo ’caso Torrisi’, Orfini da Gentiloni: “Ferita da sanare”

cms_5953/senato_fotogramma.jpgL’occasione era da tempesta perfetta. Un voto segreto, i numeri precari, le fibrillazioni nella maggioranza, la legge elettorale, una commissione delicata. E alla fine la tempesta c’è stata per davvero. Un blitz che ha visto sullo stesso fronte M5S-Fi-Lega-centristi-Mdp (secondo le accuse dei renziani) ha affondato l’elezione a presidente della commissione Affari costituzionali del dem Giorgio Pagliari, su cui è prevalso il centrista Salvatore Torrisi. In serata Angelino Alfano ha chiesto al suo senatore di fare un passo indietro.Un incidente parlamentare che nel corso della giornata, però, ha assunto contorni più ampi arrivando a coinvolgere il premier Paolo Gentiloni e il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il Pd ha chiesto un incontro al premier e al presidente della Repubblica per quanto accaduto al Senato. Perché al di là di chi guida la commissione, il blitz di palazzo Madama porta a due conseguenze oggettive, secondo il fronte renziano.La prima è che un pezzo della maggioranza non vuole la legge elettorale. L’elezione di un centrista “che sostiene il proporzionale”, rileva Ettore Rosato, è un colpo a chi punta a un maggioritario come il Pd. La seconda, e più rilevante, è che oggi al Senato una maggioranza, diversa da quella che regge il governo, ha determinato l’incidente. L’equazione è semplice: non c’è più una maggioranza a palazzo Madama. O quantomeno è fortemente precaria. Oggi è andata così, rilevano ambienti renziani, domani potrebbe capitare su un provvedimento cruciale per il governo. Mai uscito di scena, il voto anticipato torna ad essere evocato.Parte Lorenzo Guerini. “Ciò che è successo in prima commissione è il tradimento di una normale modalità di stare insieme in maggioranza. Siamo molto preoccupati per quello che è avvenuto”. Poi arriva Ettore Rosato: “Quanto si sta in maggioranza la lealtà non è un optional”. Quindi Matteo Orfini: “Gentiloni è il nostro presidente del consiglio con lui vogliamo confrontarci sulla maggioranza di governo”. Una richiesta accordata in serata, con l’incontro fra il premier e i due esponenti dem.”Abbiamo raccontato al presidente quello che è successo e manifestato preoccupazione per quello che è accaduto, sottolineando la gravità”, ha detto Orfini lasciando Palazzo Chigi con Guerini.”Abbiamo discusso insieme di come noi vogliamo affrontare questo passaggio. C’è una ferita che bisogna cercare di sanare, viene da dentro la maggioranza di governo, noi abbiamo sempre garantito lealtà e ci aspettiamo lealtà, che oggi non c’è stata”, aggiunge Orfini e conclude: “Abbiamo apprezzato la parole di Alfano”.Dal canto suo, Gentiloni ha condiviso le preoccupazioni di Orfini e Guerini, assicurando da parte sua l’impegno per contribuire al rafforzamento della coesione della maggioranza.Prima dell’incontro con il premier, nel mirino del presidente Dem erano finiti centristi e Mdp. Per Orfini, infatti, “Mdp non agisce come una forza della maggioranza. E’ uscito dal Pd per votare insieme alla destra contro il governo e contro la maggioranza“. A rincarare la dose, i renziani fuori dalle virgolette: “Da Lo Moro e Migliavacca (i due rappresentanti di Mdp in commissione, ndr) è stato fatto più di uno strappo, è stato un vero atto di guerra. Come si può andare avanti al Senato in queste condizioni? La maggioranza non c’è…”.Ma i due alleati sotto accusa respingono gli attacchi. Mdp dice che nel blitz contro il Pd non c’entra nulla e che semmai i dem “dovrebbero guardare a casa loro…”. Insomma: franchi tiratori nel voto segreto, lo scontro congressuale che arriva fino alla commissione Affari costituzionali. Tra i centristi, gli esponenti di Ap più vicini a Renzi spingono Torrisi per le dimissioni. In serata arriva la richiesta direttamente da Angelino Alfano (da Bruxelles ha avuto contatti con Gentiloni). Il ministro degli Esteri specifica che Ap è stata leale, mentre rileva che “voti in dissenso dalla indicazione” pare siano venuti del Pd.Nel mirino finisce anche il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, che negli ultimi mesi è stato protagonista di qualche attrito con Matteo Renzi. “Una gestione fallimentare anche di questa partita”. L’accusa è quella di non aver preso la situazione in mano con maggiore decisione. “Non si aspettano 5 mesi…”. Fonti vicine a Zanda respingono le accuse.Intanto sui tempi nella scelta del nuovo presidente di commissione dopo il passaggio di Anna Finocchiaro al governo. “Ogni decisione presa da Zanda è sempre stata concordata con i vertici del Pd e con il gruppo”. Compresa quella di rallentare la pratica Affari Costituzionali. “Senza Zanda non so come sarebbero andate le cose – si sfoga un senatore vicino al presidente – la gestione del gruppo in questi anni è stata dura, difficoltosa, ma mai ci sono state sbavature…”.E anche sull’incidente di oggi, si fa sapere, che “in più occasioni e con ogni interlocutore Zanda aveva fatto presenti le insidie di questo voto. Ma detto questo, ha lavorato in ogni modo per far eleggere Pagliari”. Intanto nel caos scoppiato al Senato circola anche la voce che nel blitz di oggi avrebbe un ruolo Silvio Berlusconi. Rumors non confermati darebbero Torrisi verso Forza Italia.

Sanità, riforma ticket: il 19 aprile prima riunione ministero-Regioni

cms_5953/ticket_sanitario_ftg.jpgIl ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la commissione Salute della Conferenza delle Regioni, guidata dal coordinatore Antonio Saitta, hanno deciso di riattivare il tavolo previsto dall’articolo 8 del Patto per la Salute per la revisione del sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria (i cosiddetti ticket). Lo fa sapere il ministero della Salute in una nota.La decisione è stata assunta al termine dell’incontro tra il ministro e gli assessori regionali alla Sanità, che si è tenuto questo pomeriggio nella sede del dicastero, per la revisione del sistema dei ticket sanitari.Il tavolo di lavoro sarà composto da tecnici designati dalla commissione Salute, dal ministero, dal Mef e da Agenas: saranno chiamati a contribuire ai lavori tecnici qualificati esterni. La prima riunione è stata fissata per il 19 aprile al ministero della Salute.Al momento – spiega il dicastero – non sussistono ipotesi precostituite di revisione, ma è comune l’obiettivo di rivedere il sistema di compartecipazione secondo principi di equità, solidarietà e universalismo. Ministro e assessori hanno concordato che il tavolo concluda i lavori con una proposta condivisa prima della pausa estiva.

Briatore in tv: “Non so come si possa vivere con 1.200 euro al mese”. E’ bufera

cms_5953/briatore_fermo.jpgSono bastate poche parole a Flavio Briatore per sollevare un polverone di polemiche in rete. L’imprenditore, ospite della trasmissione di Bianca Berlinguer ’Cartabianca’, su Raitre, ha rilasciato una serie di dichiarazioni sui giovani e sul lavoro che hanno fatto storcere il naso a parecchi utenti. “Quando sento che è così difficile esser lontano da casa per un ragazzo di 25 anni penso che sia incredibile – ha detto Briatore – Negli Stati Uniti i ragazzi a 16-17 anni lasciano le famiglie e cercano di trovare una strada loro. Gli italiani che sono arrivati a New York per fare i camerieri e i baristi 8 anni fa in questo momento hanno 12 ristoranti”.”Ma cosa vuol dire il sacrificio di stare fuori casa? – ha quindi aggiunto l’imprenditore – Andare a mangiare tutte le domeniche gli spaghetti con la nonna? Non capisco: allontanarsi dalla mamma, cosa vuol dire? C’è gente che lavora 15-18 ore al giorno in città diverse, e si tratta di ragazzi italiani”.Poi l’affondo finale: “Se mi dite che 1.200-1.500 euro sono un traguardo – ha chiosato Briatore – non so come uno possa vivere con 1.300 euro al mese, onestamente“. Un commento che non è certo passato inosservato e che in poche ore ha scatenato l’ira dei social: “#Briatore: “non so come si fa a vivere con 1500€ al mese”. Nemmeno io, purtroppo” ha cinguettato un’utente su Twitter, cui ha fatto eco un altro: “Briatore non sa come fa la gente a vivere con 1200/1500 euro. Se penso che c’è gente che vive con molto meno…”. E c’è anche c’è chi non ha risparmiato una buona dose di ironia: “Aumentare il prezzo del caviale a 1350 euro – ha commentato un utente – è proprio da bastardi”.

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6 Aprile 2017