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Capire quando e come ricorrere alle terapie alternative. Due donne muoiono in balia della “Nuova Medicina Germanica”.

Eleonora Bottaro, 18 anni, è morta la scorso 31 agosto, stroncata dal male che la stava affliggendo dall’inizio di quest’anno: la leucemia. Forse avrebbe potuto salvarsi.

La giovane padovana aveva scelto unitamente ai suoi genitori di seguire cure alternative, rifiutando la chemioterapia. Pare che suo padre, Lino Bottaro, giornalista e ideatore del sito “Stampa Libera”, fosse un seguace della “Nuova Medicina Germanica” del dottor Ryke Geerd Hamer.

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Quest’ultimo, radiato dall’ordine dei medici nel 1986 perché affetto da “monomanie e grave perdita del senso della realtà” cura i malati di cancro in un blindatissimo cottage nei pressi di Oslo, facendo uso solo di vitamine e altre sostanze naturali.

All’origine di qualsiasi patologia, secondo la sua teoria, vi sarebbero conflitti spirituali irrisolti, conseguenti a traumi o shock.

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I genitori di Eleonora erano convinti che la malattia della figlia fosse dovuta al dolore per la scomparsa del fratello, morto per un aneurisma a soli 22 anni. Pierluigi Brazzola, l’emato-oncologo dell’ospedale di Bellinzona (Svizzera) a cui la famiglia Bottaro si era affidata, sostiene che Eleonora sia stata curata non con le vitamine, bensì con iniezioni di cortisone, che d’altronde rientrano nella terapia classica iniziale. La cura stava sortendo ottimi risultati: i valori ematici della 18enne erano stabili e le sue condizioni di salute erano notevolmente migliorate. Sarebbe bastato seguire il protocollo, diminuendo gradualmente le dosi di cortisone e sottoponendosi alle sedute di chemio, per confermare tale esito. Tuttavia, sempre secondo Brazzola, Eleonora e i suoi genitori erano determinati nel seguire una terapia “alternativa”, escludendo a priori qualsiasi dialogo con il personale della struttura.

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Qualche giorno fa, un altro caso simile: una 34enne di Rimini, madre di due bambini, è deceduta per un cancro al seno non curato. O meglio, curati con impacchi di ortica e ricotta. Domenico Samorani, responsabile del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Santarcangelo (Rimini) che aveva operato la donna per rimuovere la neoplasia, afferma che la chemio avrebbe potuto salvarle la vita, come avviene nel 93 – 95% dei casi. ”Sono almeno dieci le donne malate di tumore che negli ultimi tre anni hanno rifiutato radio e chemio: sono tutte morte. Voglio lanciare unallarme che non è solo locale, ma è nazionale. Cosa possiamo fare noi chirurghi, Ordini dei medici, Aziende sanitarie, noi come persone per fermare questa follia?” aggiunge il medico, in un’intervista rilasciata al Resto del Carlino.

Sembra che la diffidenza nei confronti della medicina istituzionale stia prendendo sempre più piede nel nostro Paese.

D’altro canto la chemioterapia non sembra essere esente da rischi.

In un articolo del blog “Terrarealtime” del 10 marzo 2015 si legge che 3 medici – o scienziati – su 4 la rifiuterebbero per sé stessi e la negherebbero a causa degli effetti devastanti su tutto il corpo e sul sistema immunitario, ma anche a causa del basso tasso di successi.

Ciò stando a una ricerca basata su questionari con vari elementi di scelta continua, sottoposti dal McGill Cancer Center, a un campione di 118 medici, tutti esperti nel cancro.

Inoltre, solo il 2-4% dei tumori risponderebbe alla chemio, specifica l’articolo.


Tornando alla Medicina Germanica di Hamer, ad oggi non si conosce nessun caso documentato di persona guarita grazie a tale metodo, mentre sono noti i casi di decesso.

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In Italia le sue teorie sono diffuse dall’ “Associazione Leggi Biologiche Applicate” (ALBA) che, però, dal 2007 non gode più del suo sostegno.

Da ALBA hanno fatto sapere che quanto da loro insegnato è da recepirsi complementare e non sostitutivo della terapia istituzionale.

Nostro intento, in questo breve elaborato, è soffermarci sulla correlazione tra stress e patologie.

In riferimento al cancro, recenti studi, condotti dalla Ohio State University e pubblicati sul “Journal of Clinical Investigation”, hanno rivelato l’incidenza del genere ATF3 sul fenomeno.

Più che rappresentare una nuova scoperta, costituiscono una conferma.

Di studi sul collegamento tra stress e cancro ne sono stati condotti parecchi in diversi Stati. Quello in menzione afferma che lo stress aumenterebbe persino la diffusione di metastasi.

«Se il corpo è in perfetto equilibrio, non è un gran problema. Quando il corpo è sotto stress, questo cambia il sistema immunitario. E il sistema immunitario è una lama a doppio taglio», spiega Tsonwin Hai, professore di biochimica molecolare e cellulare , autore senior del progetto.

Così se è importante sempre che la patologia venga monitorata dalla medicina istituzionale, affidandosi a un oncologo di fiducia, che assieme al paziente decida la terapia più idonea, è possibile integrare il percorso con “rimedi alternativi” che possano incidere sullo stato psicosomatico.

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La correlazione tra mente e corpo è importantissima nel processo di guarigione. I pazienti più “attivi” mentalmente, interessati e partecipi alle cure, conseguono una più celere ripresa rispetto a coloro che si abbandonano in balia dei medici. Non si parla di ottimismo o pessimismo, piuttosto di “collaborazione”, di interazione con il personale specializzato e di apertura totale nei confronti della terapia. I malati sono costretti a sostenere emozioni forti, dalla rabbia al momento della diagnosi alla paura di morire, che determinano una sorta di resistenza, un muro protettivo che il paziente costruisce inconsciamente, come meccanismo di difesa nei confronti di un evento inaspettato e “scomodo”. Tutto ciò può sconfinare nella cattiva riuscita delle cure e persino nell’insorgenza di altre patologie, in primis la depressione. Per fronteggiare tale problematica la SIPO (società italiana di psico – oncologia) ha disposto un piano di sostegno rivolto ai malati e alle loro famiglie , che possa aiutarli ad accettare serenamente la loro nuova condizione e ad abituarsi alla stessa.

Data:

10 Settembre 2016