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CARAVAGGIO – Bacco

Rinvenuto nei depositi degli Uffizi nel 1913 e attribuito a Caravaggio da Roberto Longhi, il Bacco si inserisce tra le opere giovanili del pittore.

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Questo Bacco adolescente dipinto da Caravaggio fa parte del suo periodo chiaro. Sono, infatti, ancora assenti i profondi scuri ambientali che hanno reso famose le sue opere. Nel Bacco adolescente la critica ha individuato elementi contraddittori nella scelta del soggetto ritratto. Il Bacco, infatti, ha un aspetto molto realistico, sembra la fedele rappresentazione di un ragazzo del popolo. L’abbigliamento e la posizione sono, però, classici ed eleganti. Di fronte al Bacco, sul tavolo, verso destra Caravaggio ha dipinto una piccola di natura morta con frutti. Questo genere era molto diffuso nel nord Europa, presso la cultura fiamminga. Fu Caravaggio a portare la natura morta, come genere a sé stante, in Italia. Fu, così, che a Roma nacque una scuola che sviluppò il genere della Natura Morta con caratteristiche diverse da quelle fiamminghe.

L’opera, gli fu commissionata dal Cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte, al tempo protettore dell’artista, che gliel’aveva richiesto come regalo a Ferdinando I de’ Medici per le nozze del figlio Cosimo II. Si trattava di un dono per rinsaldare l’amicizia tra il cardinale e il granduca di Toscana, che tanto ne aveva favorito la carriera. Inizialmente il quadro era destinato alla Villa d’Artimino a Carmignano, in seguito venne spostato presso le collezioni granducali degli Uffizi, ma dopo l’unità d’Italia fu dimenticato nei depositi delle gallerie e ritrovato solo agli inizi del Novecento dal Marangoni.

Realizzata tra il 1596 e il 1598, nel suo Bacco Michelangelo Merisi presenta il dio del vino e dell’ebbrezza sdraiato su un triclinio davanti a una tavola imbandita, su cui spicca un cestino pieno di frutta. Il soggetto rivolge lo sguardo direttamente allo spettatore e stringe nella mano sinistra un calice di vino che sembra offrire all’osservatore del dipinto. A un primo impatto il Bacco di Caravaggio si mostra come un giovane di bell’aspetto, visibilmente brillo date le gote rosse, e l’espressione stordita ma anche languida e sensuale. L’opera pare discostarsi dall’iconografia tradizionale che vuole Bacco vestito della sola corona di foglie di vite in testa e intento a reggere un grappolo d’uva o una coppa di vino: il Bacco di Michelangelo Merisi è, invece, coperto da un lenzuolo indossato a mo’ di tunica che gli lascia parte del torso scoperto. Ci sono diversi indizi che lasciano pensare che la volontà dell’artista fosse quella di “inaugurare” una nuova iconografia di Bacco. Si tratta di un dipinto molto realistico in tutti i suoi dettagli: il vino con le bollicine rende l’idea che sia stato appena versato nel calice; l’insicurezza nella mano sinistra, invece, dimostra un certo stato di ubriachezza del personaggio. Che si tratti di un giovane ben lontano dalla classica rappresentazione del dio romano lo si evince anche dallo sporco delle unghie che denotano una trascuratezza tipica dei popolani; altro particolare di rilievo è la frutta, che sembra non eccellere in qualità: la mela e la pesca sono marce e la mela cotogna è ammaccata – frutti impropri per una divinità. Molto più plausibile, quindi, che Caravaggio abbia voluto raffigurare un normale ragazzo di strada vestito da Bacco per burlarsi della tradizione e dei canoni classici e rinascimentali.

Nella tela di Caravaggio, Bacco è investito da un raggio di luce che colpisce l’intera figura: a riflettere maggiormente la luce intensa è il suo busto tanto che sembra non esserci un vero distacco di colore rispetto al bianco della tunica. Anche il tavolo davanti a lui è chiaro e fa da sfondo alla natura morta ritratta sulla destra, mentre a sinistra spicca la bottiglia di vino. Anche qui si nota l’assenza del paesaggio, sostituito da uno sfondo monocromatico illuminato debolmente dal fascio di luce, che fa risaltare ancora di più la figura del giovane. Caravaggio, anticipando le tecniche fotografiche, rappresenta la realtà scevra da qualsiasi icona simbolo del bene e del male, immortalandola così com’è, come se dovesse fotografarla. E come un odierno Henri Cartier-Bresson la ritrae nell’attimo in cui si sta determinando. In effetti l’artista usava un complesso sistema di specchi per ritrarre i propri soggetti, che gli permetteva di immergersi nella realtà che doveva raffigurare per riprodurla in modo quasi mimetico.

Le interpretazioni sul dipinto sono svariate e tendono a conferire al quadro diversi significati: alcuni critici non sono d’accordo che quello ritratto sia lo stesso Caravaggio, data la fisionomia molto diversa, ma ipotizzano che possa trattarsi dell’amico Mario Minniti, che già aveva posato per altre opere dell’artista. Sembra che in questo dipinto, Caravaggio l’abbia voluto ritrarre come Antinoo, l’amato di Adriano, suggerendo così che sussistesse lo stesso tipo di rapporto anche tra loro due, e conferendo un certo carattere omosessuale alla tela. Un’altra lettura del dipinto vede in Bacco il Cristo redentore che offre il vino, ovvero il sangue di Dio, quale emblema del sacrificio e della redenzione; altri critici hanno pensato che Bacco volesse impersonare lo Sposo del Cantico dei Cantici, cui anche la frutta nel cesto potrebbe alludere. C’è chi vede nel fiocco nero che il giovane stringe nella mano destra un’ulteriore e differente chiave di lettura: potrebbe rappresentare la morte o l’annuncio di un evento luttuoso, a cui pure la frutta marcia con le foglie secche potrebbero sottintendere, per sottolineare la vita che finisce e il tempo che corrode tutto. Oppure può essere interpretato come simbolo del nodo che unisce l’uomo a Dio ed essere ricondotto alla filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino dell’Homo copula mundi. Curioso come durante un recente restauro dell’opera, i ricercatori abbiano individuato all’interno della caraffa di vino il riflesso di un uomo, che si pensa possa essere Caravaggio stesso.

Data:

12 Giugno 2024