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CARCERI ITALIANE ANCORA SOVRAFFOLLATE

L’emergenza del sovraffollamento nelle carceri italiane sembrava ormai essere stata superata. E invece, a sorpresa, il numero dei detenuti torna a crescere. E’ quanto emerge dai dati diffusi dal ministero della Giustizia alcuni giorni fa, e dal rapporto “Galere d’Italia”, pubblicato dall’associazione Antigone, che con i suoi operatori visita periodicamente gli istituti penitenziari. Sono 3950 le persone senza un posto letto, mentre altre 9mila hanno meno di 4 metri quadri a testa. Uno spazio talmente piccolo da non rispettare nemmeno gli standard minimi previsti dal Consiglio d’Europa, ma allo stesso tempo costosissimo, visto che per ogni detenuto lo Stato spende più di 140 euro al giorno.

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Nel rapporto Antigone si fa una sorta di identikit dei detenuti. Sono in maggioranza uomini: le donne sono 2mila e 198, circa 4 su 100. Una percentuale in calo rispetto al passato e più bassa di almeno un punto e mezzo rispetto al resto d’Europa. L’età media è 40 anni. Rilevante è la presenza di detenuti stranieri. Sono quasi 18mila e rappresentano il 33,45 per cento di tutta la popolazione carceraria. I reati più diffusi, commessi da questi, sono quelli contro il patrimonio, contro la persona, in violazione della legge sulla droga, in violazione della legge sull’immigrazione e 95 sono stati i condannati per i delitti di mafia. Un dato che preoccupa più di tutti è quello in relazione alla significativa presenza di detenuti di fede musulmana e al pericolo di radicalizzazione islamica all’interno degli istituti penitenziari, sul quale lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando ha negli ultimi tempi richiamato l’attenzione. Tra gli italiani invece la gran parte dei detenuti proviene dal sud Italia, soprattutto dalla Campania, seguiti dai siciliani e dai pugliesi.

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A sottolineare come sarebbe necessario cambiare norme e comportamenti, perché il carcere non aiuta a reinserire le persone, Antigone segnala i dati relativi alle persone che stanno scontando una pena detentiva fuori dai penitenziari. Tra loro, circa 30mila, la percentuale di chi vede revocata la misura è inferiore all’1 per cento. Rispetto al 2009 c’è stato un raddoppio dell’uso della detenzione domiciliare e un aumento significativo di persone affidate al servizio sociale (5 mila in più in sette anni). Le persone controllate con braccialetto elettronico sono 2700, “ben poche comunque rispetto alle richieste della magistratura”. In merito a queste misure alternative viene sottolineato un dato positivo, ovvero la bassa percentuale dei casi di recidiva del reato: durante la misura alternativa solo lo 0,79% commette un reato.

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Tra le buone notizie c’è la diminuzione dei suicidi, sia tra i detenuti, sia tra gli agenti di polizia penitenziaria, sottoposti anche loro a un stress fortissimo per via delle condizioni di vita nelle carceri. Nel 2015, spiega il rapporto, ci sono stati 43 suicidi (mentre sono 79 i decessi per cause naturali): una media di 8,2 suicidi ogni 10 mila detenuti presenti. A conferma, sostiene Antigone, che “un carcere più umano conviene a tutti”.

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Data:

19 Aprile 2016