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Casaleggio: “Partiti moribondi”

Casaleggio: “Partiti moribondi”

cms_8736/casaleggio_davide_3_fg.jpgIl M5S è “un vento inarrestabile“. Davide Casaleggio in un lungo intervento sul Washington Post, rilanciato dal blog delle Stelle, si dice sicuro che il Movimento continuerà a crescere “perché appartiene al futuro”. “I cittadini – aggiunge – chiedono una vera democrazia, esprimono direttamente la loro voce e non sono più ostacolati dall’establishment”.

“Il MoVimento 5 Stelle, fondato nel 2009 – scrive il presidente dell’associazione Rousseau – ha raggiunto un successo storico tra le democrazie occidentali grazie all’utilizzo di Internet. Il MoVimento è oggi la prima grande compagine politica digitale al mondo. È nato e cresciuto in Rete, sostenuto esclusivamente dalle donazioni dei comuni cittadini. I suoi obiettivi sono definiti dai cittadini, non dai vecchi partiti moribondi, con la missione di porre fine alla corruzione, combattere l’evasione fiscale, ridurre le tasse, proteggere l’ambiente, migliorare l’istruzione e accelerare l’innovazione”.

Per Casaleggio, “la nostra esperienza è la prova di come la Rete abbia reso obsoleti e diseconomici i partiti e più in generale i precedenti modelli organizzativi”. Dopo essersi soffermato sulla piattaforma Rousseau, “che ha permesso il successo del MoVimento 5 Stelle”, e che “consente ai cittadini di partecipare alla vita politica, il figlio del cofondatore del M5S rivendica come “la democrazia diretta, resa possibile dalla Rete”, abbia “dato una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune sono destinate a scomparire. La democrazia rappresentativa, quella per delega, sta perdendo via via significato. E ciò – conclude – è possibile grazie alla Rete”.

Boom di contratti a tempo

cms_8736/operaio_industria_Fg.jpgIl quarto trimestre 2017 conferma la tendenza, seppure lieve, all’incremento congiunturale dell’occupazione ma conferma anche l’aumento di lavoro a termine su quello stabile: se il tasso di occupazione destagionalizzato è risultato pari al 58,1% in crescita di un decimo di punto sul trimestre precedente, i posti di lavoro a tempo determinato sono saliti per il settimo trimestre di fila di 108mila posizioni sul mese precedente e di 403 mila in più su base annua mentre i contratti a tempo indeterminato sono calati per la seconda volta in 10 trimestri di 34mila sul trimestre precedente. E’ la fotografia del mercato del lavoro scattata da Istat, ministero del lavoro, Inps, Inail e Anpal.

Il numero di lavoratori a chiamata o intermittenti (Inps-Uniemens) nel quarto trimestre 2017 continua infatti a crescere anche se a tassi leggermente meno forti (+69,2%) rispetto ai due trimestre precedenti (+79,3% nel terzo e 75,9% nel secondo) quando il forte incremento era iniziato a seguito dell’abrogazione del lavoro accessorio (voucher).

Analogamente prosegue il significativo aumento del numero dei lavoratori in somministrazione (+26,9% nel quarto trimestre 2017), in crescita tendenziale dal secondo trimestre 2013, con una forte accelerazione a partire dal primo trimestre 2017 (+22,5%) e confermata nel secondo e nel terzo trimestre del 2017 (+24,4% e +23,8%, rispettivamente).

Le dinamiche del mercato del lavoro, spiega ancora il rapporto, si sono sviluppate all’interno di una ripresa economica “significativa e persistente” a cui però la dinamica del lavoro è stato “più debole rispetto a quella del Pil”. La crescita tendenziale dell’occupazione comunque, si legge ancora, è interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente che si concentra essenzialmente nel settore dei servizi mentre quella indipendente continua a diminuire sia a livello tendenziale che congiunturale.

Continua a crescere, dunque, nel IV trimestre 2017 sebbene con una tendenza lieve, l’occupazione e , secondo i dati Istat, anche a livello tendenziale (+279mila) mentre diminuiscono le persone in cerca di lavoro, -247mila, e gli inattivi -118mila. Aumenta l’occupazione anche per i giovani ma solo in termini tendenziali mentre viene definitio “significativo” l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro che spiega così “la crescita del numero degli ultracinquantenni indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile”.

In calo del 2,4% tra ottobre e dicembre 2017 anche gli infortuni sul lavoro a quota 132 mila (111 mila in occasione di lavoro e 21 mila in itinere) con una diminuzione di 3.312 denunce sull’anno precedente. Stabili invece le denunce di morti sul lavoro, aumentate di 1 sola unità (da 180 a 181) nei trimestri a confronto.

“Da Trony siamo nel panico”

cms_8736/trony_lavoratore_manifestazione_fg.jpgC’è chi torna da mamma e papà per mangiare, “è un modo per risparmiare e arrivare a fine mese”. Il collega che sembra l’abbia presa bene, ma la notte non dorme più perché non sa come pagare il mutuo. E c’è la nonna di due nipotini che non sa come dirlo a figlio e nuora, entrambi precari, perché finora è sempre stata lei ad aiutarli. Dietro la crisi di un’azienda mille vite diverse, ora in bilico, per “un difetto di strategia”. “La crisi è costante dal 2013 perché non c’è un piano, una direzione. Da anni lottiamo, ma l’ultimo è stato un weekend infernale” racconta all’Adnkronos uno dei 500 lavoratori Trony che, a meno di miracoli dell’ultimo minuto, perderanno il posto. “L’ultima beffa? Ci hanno comunicato venerdì del fallimento: noi di solito il sabato e la domenica siamo aperti. I miei colleghi si sono presentati davanti al negozio, nel panico, con la paura di perdere l’impiego. Ma le serrande erano abbassate e li hanno mandati via“.

La chiusura riguarda 43 punti vendita un po’ in tutta Italia: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Puglia. “Trony in realtà è un’insegna – ci spiega -, dietro a cui c’è un gruppo, composto da una quindicina di imprenditori italiani, ma è solo uno di questi, la Dps che sta fallendo. Non è tutta la Trony, anzi. Gli altri imprenditori del gruppo apriranno nuovi punti vendita”. “Abbiamo passato anni d’inferno con tagli d’orario, una procedura di mobilità infinita, merce che non arriva e insulti dai clienti perché non trovavano i prodotti. E’ stato un Natale assurdo, non facevo altro che dire alla gente: ’Non ce l’ho e non so quando arriverà. Immagina la frustrazione?’” chiede con un pizzico di rabbia perché, ammette, speravo nel lieto fine. La corsa verso il precipizio ha visto, invece, i dipendenti impotenti. “Ora come ora se sbagli, il mercato ti distrugge. E alla fine il conto è arrivato, ma lo stiamo pagando tutto noi. E’ più dura per le famiglie, io sono più fortunato, si fa per dire, perché non ho figli da mantenere” aggiunge il lavoratore, che non punta il dito contro la concorrenza dell’online, ma verso le “tante, troppe scelte sbagliate”.

Pochi i soldi risparmiati, “lo stipendio medio è di 1200 euro”, e se ne vanno in fretta in bollette, affitto o mutuo della casa. Senza contare che non vedono lo stipendio da febbraio. “Siamo in una sorta di limbo, perché siamo in una fase iniziale dell’iter del fallimento – precisa -, formalmente siamo ancora agganciati all’azienda e quindi non possiamo percepire l’indennità di disoccupazione o altri tipi di ammortizzatori sociali”. La nostra speranza? “L’arrivo di un compratore, ma è solo poco più di un sogno” conclude senza lasciarsi andare allo sconforto.

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21 Marzo 2018