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Caso Charlie, genitori si arrendono: “E’ troppo tardi”

cms_6803/charlie_afp_2407.jpg“Amiamo molto Charlie. Nostro figlio è un guerriero” e il suo lascito “non morirà mai”, “il suo spirito vivrà per l’eternità”. Così la mamma di Charlie Gard, Connie Yates, è intervenuta oggi nella drammatica udienza davanti all’Alta Corte di Londra in cui si è stabilito che per il piccolo non ci sono possibilità di trattamento. Mentre il marito piangeva sommessamente, Connie sottolineava che “non c’è nessun vincitore qui”. “Questa è la cosa più difficile che io abbia mai fatto: dopo la risonanza magnetica, decidere di lasciar andare nostro figlio”. E questo perché “non è in morte cerebrale”, ma “si è perso troppo tempo”.

“Non ci sono segni di danni cerebrali irreversibili”, ha insistito la mamma, ma “la sua malattia è arrivata a un punto di non ritorno” anche se “non ci sono prove che stia soffrendo”. Per la madre di Charlie la terapia sperimentale “si doveva tentare” prima, “Charlie aveva una reale chance di miglioramento”. Poi i mesi sono passati, e ora è troppo tardi. Ma “non è troppo tardi per gli altri” bambini, piccoli con la stessa patologia. “Ora passeremo del tempo prezioso con il nostro Charlie”, ha detto la mamma ricordando, senza riuscire a trattenere le lacrime, che non potrà festeggiare il primo compleanno del suo bimbo. Alle sue parole molti nell’aula hanno pianto, come racconta il reporter Joshua Rozenberg della Bbc.

In apertura dell’udienza di oggi i genitori del bimbo hanno ritirato la richiesta di modificare la sentenza originale della Corte, che autorizzava l’ospedale a staccare le macchine che tengono in vita il piccolo, come ha spiegato il legale dei genitori di Charlie, Grant Armstrong. “Per Charlie è troppo tardi, il danno è stato fatto. Non è più nel migliore interesse del piccolo perseguire questo corso di trattamento”, ha detto Armstrong.

In un’aula silenziosa, con i supporter della famiglia Gard pallidi e scioccati, Armstrong ha descritto i risultati degli esami medici, che sono stati esaminati da Michio Hirano, il medico americano che aveva proposto il protocollo sperimentale. Anche “altri esperti” li hanno valutati, ha spiegato il legale. Risultati che sono stati strazianti per i genitori. “Charlie ha subito un’estesa atrofia muscolare”, un evento “irreversibile”. E neanche con il protocollo ci sono possibilità di un miglioramento, ha detto Armstrong. “Le paure peggiori dei genitori sono state confermate dal team internazionale di esperti”.

C’è stata una mediazione con i medici del Gosh, e i colloqui potrebbero continuare domani. “I genitori hanno combattuto per preservare la vita di Charlie quando pensavano che fosse nel suo interesse. Una volta stabilito che non c’era alcuna possibilità medica, hanno accettato il consiglio legale di ritirare i procedimenti” davanti alla giustizia, ha detto Armstrong.

VERDETTO – I genitori del piccolo Charlie “ora devono affrontare la realtà, cioè che è nel migliore interesse di Charlie morire. Confermo il mio verdetto di aprile”. Così ’Mr Justice’ Nicholas Francis ha messo la la parola fine alla vicenda. “Nessuno di noi può comprendere l’agonia dei genitori”, ha detto il giudice nell’udienza decisiva per Charlie.

A proposito della risonanza del caso a livello internazionale, e delle polemiche scaturite, il giudice ha sottolineato che i commenti “dell’opinione pubblica si sono basati su incomprensioni. Voglio pagare un tributo a Chris e Connie. Nessun genitore avrebbe potuto fare di più”. Ma anche l’ospedale aveva le sue ragioni, ha ribadito il giudice, e si è comportato in modo corretto.

Russiagate, Kushner: “Solo 4 brevi incontri con i russi”

cms_6803/kushner_jared_afp.jpg“Non c’è stata da parte mia alcuna collusione, e non sono a conoscenza di alcuna da parte di altri, con governi stranieri”. E’ quanto afferma Jared Kushner nella testimonianza scritta consegnata ai senatori della commissione Intelligence, che dalle 10, le 16 in Italia, lo ascolteranno, a porte chiuse, sul Russiagate. E che ha diffuso alla stampa prima dell’inizio dell’audizione.

Nelle 11 pagine Kushner si descrive come un leale, super impegnato e con poca esperienza politica consigliere del suocero Donald Trump in una campagna elettorale che non ha mai avuto un numero sufficiente di collaboratori. “Io non sono una persona che cercava i riflettori”, ha aggiunto il miliardario newyorkese, spiegando che dopo che Trump ha conquistato, inaspettatamente, la nomination il suocero gli chiese curare i rapporti con i Paesi stranieri, entrando così in contatto con ambasciatori di 15 Paesi.

Kushner afferma di avere avuto solo quattro, brevi, incontri con i russi, e di aver avuto non “una relazione stretta con l’ambasciatore Sergey Kislayk, ma una conoscenza molto limitata”. “Infatti, il 9 novembre, il giorno dopo la vittoria elettorale, non potevo neanche ricordare il suo nome”, ha detto ancora il genero del presidente, parlando del diplomatico americano con il quale, secondo quanto rivelato nei mesi scorsi, avrebbe poi durante i mesi della transizione avviato canali di comunicazione segreti tra Donald Trump e Mosca.

Per dimostrare il suo punto, Kushner afferma che “quando la campagna ricevette la mail con la lettera di auguri del presidente Putin, mi fu chiesto di verificarne l’autenticità, ed io pensai di chiamare l’ambasciatore russo incontrato mesi prima e chiesi ad un giornalista: qual è il nome dell’ambasciatore russo?”.

Non ho avuto contatti impropri e non mi sono affidato ai fondi russi per finanziare le mie attività imprenditoriali nel settore privato“, afferma ancora Kushner nella testimonianza scritta, in relazione ai contestati incontri che avrebbe avuto con un banchiere russo. Il genero di Trump ha ribadito di essere “felice di condividere informazioni” con gli inquirenti e di non avere “nulla da nascondere”.

Per la pericolosa vicenda dell’incontro con l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya che, secondo quanto scritto da Trump jr in una mail, prometteva informazioni compromettenti su Hillary Clinton, Kushner prende nettamente le distanze dal cognato sostenendo che non aveva alcuna idea di che tipo di riunione fosse quella a cui, nell’estate del 2016, partecipò, per appena una decina di minuti, alla Trump Tower per diretto invito di Donald Trump jr.

“Documenti confermano che nella mia agenda l’incontro era segnato come ’incontro con Don jr” e nient’altro – ha scritto – e in realtà dopo 10 minuti che partecipavo all’incontro ho scritto alla mia assistente ’puoi per favore chiamarmi sul cellulare? Ho bisogno di una scusa per uscire’”. Con tutti i distinguo e la cautela, comunque, Kushner afferma che “nella parte della riunione a cui ho partecipato non si è parlato mai della campagna elettorale, non c’è stato, a quanto io sappia, alcun seguito a quella riunione” che all’ordine del giorno aveva, come ha affermato la Casa Bianca, la questione delle adozioni.

Non solo. Kushner afferma che, fino allo scoppio dello scandalo, “non ricordava quante persone avessero partecipato alla riunione e i loro nomi, né di essere stato al corrente di documenti offerti o consegnati.

Polonia, stop del presidente Duda alla riforma della Corte Suprema

cms_6803/polonia_manifestazione_afp.jpgIl presidente polacco Andrzej Duda ha annunciato che porrà il veto alla riforma giudiziaria che vorrebbe mettere la Corte Suprema sotto il controllo del governo. L’annuncio arriva dopo che da sabato notte, quando il Parlamento ha definitivamente approvato la contestata riforma, vi sono state manifestazioni a Varsavia ed in tutta la Polonia contro la misura varata dal governo controllato da Diritto e Giustizia, partito di destra ed euroscettico a cui appartiene Duda. Proteste e moniti erano arrivati anche, prima e dopo l’approvazione, dall’Unione Europea.

“Come presidente io non credo che questa legge rafforzerebbe un senso di giustizia”, ha detto Duda in una dichiarazione trasmessa in televisione poco prima dell’inizio della riunione, che il presidente aveva convocato per oggi, con i vertici della Corte Suprema. Se fosse entrata in vigore la legge avrebbe mandato in pensione gli attuali sommi giudici, permettendo al governo di nominarle altre.

Di fronte alle critiche di Bruxelles, con la Commissione Europea che aveva minacciato di sospendere il diritto di voto di Varsavia, Duda era intervenuto la scorsa settimana nel tentativo di trovare un compromesso, ma il governo aveva rifiutato ogni accusa che la riforma fosse una mossa verso l’autoritarismo.

L’elemento che forse ha determinato la decisione del presidente è stata la grande mobilitazione di piazza che si è registrata per tutto il weekend con decine di migliaia di polacchi, in maggioranza giovani, che gli hanno chiesto, con slogan e cartelli, di porre il veto alla legge che avrebbe invertito il processo democratico del paese ex comunista.

E questo è stato il messaggio dell’ex presidente Lech Walesa che, parlando dal palco della manifestazione di Danzica, ha detto ai giovani dimostranti di lottare per difendere le conquiste che il suo movimento Solidarnosc aveva iniziato ad ottenere con le sue lotte negli anni ’80 contro il regime comunista.

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24 Luglio 2017