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CASO FLOYD: CONDANNATO DEREK CHAUVIN

Sono state ore tesissime quelle che hanno precedono la proclamazione del verdetto da parte della giuria, circa le sorti dell’ex poliziotto Derek Chauvin, imputato per la morte dell’afroamericano George Floyd, avvenuta lo scorso 25 maggio a Minneapolis, davanti al negozio che lo aveva accusato di aver spacciato una banconota da 20$ falsa, per comprare le sigarette. La città era blindata e il tribunale, assediato dalle forze di polizia, circondato da filo spinato come una fortezza. Alla luce delle tensioni scatenatesi nel corso dell’ultima settimana, in seguito all’uccisione del 20enne afroamericano, Daunte Wright, per mano dell’agente che avrebbe erroneamente impugnato la sua pistola al posto del taser, era crescente il timore di risvolti riottosi in caso di proscioglimento dell’imputato o di una pena particolarmente leggera comminata dal giudice. Declinata la richiesta avanzata dalla difesa di Chauvin circa l’annullamento del processo per scorrettezza procedurale, alla fine il processo per la morte di George Floyd si è concluso con un verdetto di condanna per omicidio l’ex agente di polizia Derek Chauvin.
Chauvin è stato ritenuto dalla giuria colpevole per tutti e tre i capi di accusa: omicidio colposo, omicidio di secondo grado preterintenzionale e omicidio di terzo grado.

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L’avvocato di Chauvin, Eric Nelson, prima della proclamazione, si era appellato alle affermazioni incriminanti verso il proprio assistito, che la deputata dem afroamericana, Maxine Waters, aveva espresso durante il weekend di manifestazioni a Brooklyn Center, sobborgo di Minneapolis; affermazioni, a suo dire, potenzialmente suscettibili di influenzare il verdetto della giuria. “Spero che il verdetto decreterà colpevole, colpevole, colpevole, e se non sarà così noi non ce ne andremo”, aveva pubblicamente dichiarato la Waters, irrispettosa, comunque, di una vicenda procedurale ancora in corso. L’episodio aveva, infatti, spinto il giudice Peter Cahill, chiamato a presiedere il processo, a richiamare all’ordine e al silenzio tutti i rappresentanti eletti della giuria (metà bianca metà afroamericana), nel rispetto dello stato di diritto e della magistratura, chiamata a pronunciarsi in maniera terza ed imparziale.

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Chauvin, era imputato per tre capi d’accusa tra loro indipendenti: omicidio di secondo grado, che escluderebbe la premeditazione e particolari livelli di crudeltà; l’omicidio di terzo grado che chiama i giurati a considerare se l’imputato abbia commesso “un atto molto pericoloso per gli altri, mostrando una mente perversa, senza considerazione alcuna per la vita umana”, e infine l’omicidio preterintenzionale. Secondo i precedenti giurisprudenziali del Minnesota, la pena generalmente attribuita ad un imputato senza precedenti, dichiarato colpevole di omicidio di secondo grado o preterintenzionale, è di 12 anni, con un margine di azione che può arrotondare la pena tra i 10 e i 15 anni. Essendo però Chauvin imputato per 3 distinti capi d’accusa indipendenti, che non si escludono a vicenda, la sentenza, nella più remota delle ipotesi potrebbe arrivare a stabilire una pena cumulativa di 75 anni.

Data:

21 Aprile 2021