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CASO REGENI, CONTE RISPONDE A COMMISSIONE D’INCHIESTA

Il premier Giuseppe Conte è stato sentito ieri alle 22 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. “Ringrazio il presidente del Consiglio per la risposta immediata in un momento cosi delicato”, dice il presidente della commissione d’inchiesta Erasmo Palazzotto, che nei giorni scorsi, davanti alla notizia della vendita di due navi da guerra dall’Italia all’Egitto, aveva accusato: “Sono state tradite le promesse fatte alla famiglia di Giulio”. Di fronte alle polemiche dell’opposizione sull’orario della seduta, con la Lega (il cui sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, fece rimuovere lo striscione per Regeni appena insediato al Comune) che ha deciso di non parteciparvi, Conte ha risposto: “È una settimana fitta ed avevo urgenza di andare”. Dal ritrovamento del cadavere del giovane ricercatore, avvenuto il 3 febbraio 2016, i governi italiani che si sono succeduti non hanno mai avuto il coraggio di ricorrere a rappresaglie contro il regime egiziano, cosa che invece sarebbe più che lecita visto che quest’ultimo continua sistematicamente non solo a non collaborare con le indagini, ma addirittura ad ostruirle.

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La procura italiana ha inserito nel registro indagati cinque persone, che, però, non sono mai state consegnate dallo Stato egiziano, il quale, tra l’altro, è dal 29 aprile 2019 che non risponde a una rogatoria ad esso diretta. Il 1° luglio ci sarà l’incontro in videoconferenza tra i pm italiani e quelli della procura generale de Il Cairo. Ora, un nuovo dibattito è scaturito dal via libera dato dall’Italia alla vendita all’Egitto di due fregate: un affare da 1,2 miliardi. I genitori di Giulio Regeni hanno commentato: “Non possiamo certo sentirci traditi dall’Egitto dopo quello che hanno fatto a nostro figlio. È il fuoco amico che ci amareggia. È il nostro Stato che ci ha traditi. La vendita delle armi all’Egitto è un tradimento per tutti gli italiani”. Così, i partiti principali di maggioranza hanno deciso di intervenire. Da una parte, il M5S ha sollecitato che la Procura ascolti tutte le persone potenzialmente informate sui fatti (tra cui l’allora Ministro dell’Interno Minniti), mentre Di Maio ha affermato che la trattativa con l’Egitto non è ancora conclusa. Il Ministro degli Esteri ha scritto una lettera al suo omologo egiziano: “L’Italia non ha mai smesso di chiedere all’Egitto, a tutti i livelli, che i responsabili della morte di Giulio Regeni siano assicurati alla giustizia.

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I rapporti bilaterali tra i nostri Paesi, per tornare ai livelli di grande amicizia che da sempre li caratterizza, non possono infatti prescindere dal fare giustizia su questa tragica vicenda, come ribadito da ultimo lo scorso 7 giugno dal presidente del Consiglio Conte in una conversazione telefonica con il presidente Al Sisi”. Di Maio punta quindi il dito contro le risposte che Il Cairo non ha mai dato sulla questione: “La mancanza di risposte da parte delle autorità giudiziarie egiziane alle richieste della procura italiana rappresenta un grave impedimento al raggiungimento della verità sulla morte di Giulio Regeni”. Dall’altra parte, il PD si è espresso tramite il segretario Zingaretti: “È di fondamentale importanza che il Governo compia tutti i passi dovuti per ottenere dall’Egitto le condizioni elementari per avviare il processo e la possibilità di fare ulteriori passi in avanti nei rapporti bilaterali. Noi non abbiamo mai legato la vicenda delle fregate italiane alla Marina egiziana all’idea di un possibile osceno scambio tra vendita di armi e diritti umani”.

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Per il Presidente della Regione Lazio, dunque, la vendita delle navi militari all’Egitto sarebbe un’operazione totalmente slegata dal caso Regeni, e sarebbe un errore troncare i rapporti con l’Egitto, perché questo escluderebbe qualsiasi possibilità di collaborazione giuridica: “la notizia di un incontro tra la Procura di Roma e i magistrati della Procura generale de Il Cairo fissata per il 1 luglio è di grande rilevanza. Conferma quanto il mantenimento di rapporti con l’Egitto sia utile per proseguire la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni”, ha spiegato il segretario dem. Parole, quelle di Di Maio e Zingaretti, che però non possono bastare a Paola e Claudio Regeni, che hanno attaccato: “Non ci accontenteremo di atti simbolici, dopo quattro anni e mezzo il tempo è scaduto”.

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Amnesty International, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo promettono “azioni legali” se la decisione della vendita di due fregate all’Egitto non passerà dal parlamento.Nel frattempo, non bisogna dimenticare che un altro ragazzo che studiava in Italia, Patrick Zaki, è detenuto da oltre 4 mesi nelle carceri egiziane con l’accusa di aver effettuato “propaganda sovversiva”. Le continue proroghe della custodia cautelare (l’ultima, di altre due settimane, pochi giorni fa) da parte della giustizia-fantoccia egiziana stanno portando la sua detenzione ad essere sempre più lunga e insopportabile. Zaki, purtroppo, non è cittadino italiano, e quindi in questo caso il Governo non può agire in autotutela. Tuttavia, un modo ci sarebbe: concedere la cittadinanza a Patrick Zaki potrebbe permettere allo Stato italiano di difenderlo come egli merita da un regime terribile che incarcera e uccide i suoi oppositori, anche quando sono semplicemente dei giovani studenti.

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18 Giugno 2020