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Cassazione:”Carola rispettò l’obbligo di soccorso” (Altre News)

Consiglio di Stato dà ragione a ’Ultimo’, scorta confermata

Carola Rackete ha adempiuto alle disposizioni sul salvataggio in mare e per questo “è corretta” la decisione del gip di Agrigento che non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch. E quanto scrivono i giudici della terza sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 17 gennaio confermavano la decisione del gip di Agrigento che aveva rimesso la comandante della nave approdata a Lampedusa forzando il blocco della Guardia di Finanza, urtando l’imbarcazione dei militari e finendo poi in manette subito dopo l’approdo.

Per i giudici di piazza Cavour “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”. Per questo motivo la Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla gip di Agrigento Alessandra Vella, che non aveva convalidato l’arresto di Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, di cui era accusata la donna. Secondo i giudici della Cassazione inoltre “le navi della guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”.

Consiglio di Stato dà ragione a ’Ultimo’, scorta confermata

Restituita la scorta al ’Capitano Ultimo’. Il Consiglio di Stato ha accolto infatti il ricorso presentato da Sergio De Caprio, rappresentato dall’avvocato Antonino Galletti, contro la decisione del Tar, che aveva rigettato la domanda cautelare avanzata da ’Ultimo’, ritenendo “prevalente l’interesse dell’appellante al mantenimento della misura di protezione in pendenza degli accertamenti sulla vicenda”.

Nell’ordinanza emessa oggi, la terza sezione del Consiglio di Stato sottolinea come “il livello di protezione deve essere garantito quando ’non possa escludersi il compimento di azioni criminose nei confronti della persona da tutelare’”.

Rilevando come il provvedimento impugnato non tenga conto “del fatto sopravvenuto intervenuto in data successiva alla sua adozione, in relazione al quale il Tar ha ordinato incombenti istruttori” e sottolineando che “dalla stessa istruttoria è emerso che la vicenda era ancora oggetto di indagine e accertamenti tecnici (…) non ancora conclusi”, il giudice amministrativo riforma dunque l’ordinanza del Tar, accogliendo l’istanza cautelare in primo grado e “disponendo, nelle more della rinnovata istruttoria, la conservazione del dispositivo di protezione”.

“Ho sempre avuto fiducia nella giustizia – ha commentato De Caprio all’Adnkronos – Oggi il Consiglio di Stato ha confermato che la mafia è un pericolo ancora attuale e che chi l’ha combattuta ha diritto a essere protetto dallo Stato, non tanto per se stesso quanto per i familiari e per le persone con cui è in contatto”.

“La giustizia amministrativa ha svolto appieno il suo ruolo – ha detto all’Adnkronos il legale di ’Ultimo’ Antonino Galletti commentando la decisione del Consiglio di Stato – e i giudici di Appello, con coraggio, hanno confermato la situazione di pericolosità per De Caprio e la necessità di svolgere istruttorie approfondite quando si ha a che fare con la vita delle persone”.

Treno deragliato, altri 11 indagati: c’è anche l’ad di Rfi

Nuovi indagati nell’inchiesta sul deragliamento del treno vicino a Lodi in cui lo scorso 6 febbraio sono morti due macchinisti che viaggiavano sul Frecciarossa partito da Milano e diretto a Salerno. Sono 11 i nuovi iscritti dalla procura di Lodi – 6 dipendenti di Alstom Ferroviaria e 5 di Rfi – che indaga per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni multiple.

Tra i nuovi indagati c’è anche Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi. Oltre alle 11 persone risulta indagata anche la società Alstom per la legge 231 per la responsabilità amministrativa degli enti in quanto società produttrice dell’attuatore al centro dell’inchiesta della procura di Lodi. Ad oggi quindi risultano “complessivamente indagate 18 persone”, secondo quanto reso noto dalla Procura.

Per quanto riguarda Alstom ci sarebbero alcuni addetti alla sicurezza e invece per quanto riguarda Rfi gli altri avvisi di garanzia riguarderebbero la catena della direzione produzione.

Oltre all’attività investigativa la procura prosegue anche l’attività di natura tecnica: sabato e probabilmente anche domenica proseguiranno gli accertamenti dei consulenti sul luogo dell’incidente per consentire di liberare l’area e procedere “al dissequestro totale” con “la conseguente piena ripresa della circolazione ferroviaria”.

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21 Febbraio 2020