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Catalogna

Si è tenuto sabato a Madrid il consiglio straordinario dei ministri per decidere la procedibilità ai sensi dell’articolo 155 della Costituzione nei confronti della Catalogna.

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Il premier Mariano Rajoy del resto l’aveva preannunciato pochi giorni fa quando con Psoe e Ciudadanos ne aveva concordato i termini dopo la lettera del presidente Puigdemont giunta alla scadenza del secondo ultimatum imposto dalla Spagna.

La dichiarazione di rottura definitiva è stata letta dal portavoce Inigo Mendez de Vigo: “il governo autonomo della Catalogna si è posto fuori dalla legge e dalla Costituzione e il governo centrale ripristinerà la legalità con tutti i mezzi a sua disposizione”.

Puigdemontpaga l’assenza di chiarezza, incastrato tra governo e impegno morale assunto con chi al referendum si è espresso per l’indipendenza. Un errore strategico in cui il presidente regionale è caduto da subito, confidando in un atteggiamento più morbido del governo che mai avrebbe scelto di tradire la Costituzione.

Non può esistere una parte dello Stato dove la legge non si applica o non esiste -aveva detto Rajoy nel corso di una conferenza stampa al termine dei lavori del consiglio europeo a Bruxelles – La situazione che si è creata è il frutto di decisioni irresponsabili da parte di dirigenti politici che sono stati incapaci di essere all’altezza delle circostanze”.

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È la prima volta dall’entrata in vigore della Costituzione nel 1978 che si ricorre a questo articolo, poco dettagliato dai legislatori perché ritenuto allora d’improbabile necessità. Piuttosto si temeva un colpo di Stato militare. Un tentativo si verificò infatti nell’81.

Non si vuole sospendere l’autonomia, né l’autogoverno della Catalogna – ha detto Rajoy – si vogliono restituire le persone che hanno posto questo autogoverno fuori dalla legge”.

Un annuncio forte contro i due attivisti per l’indipendenza già detenuti vicino Madrid.

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Puigdemont, in corteo a Barcellona, ha affermato che qualora i “concittadini europei” accettassero lo scioglimento di un’istituzione “democraticamente eletta” la democrazia sarebbe esposta a gravi rischi. Per lui le decisioni di Madrid “si pongono fuori dallo Stato di diritto”.

Così si apre l’ipotesi di mettere ai voti l’indipendenza che potrebbe arrivare prima dello scioglimento dell’assemblea madrilena.

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La Spagna in quel caso incriminerebbe il Presidente catalano per ribellione, un’accusa che prevede trent’anni di carcere. Non va dimenticato che il Partito Popolare di Mariano Rajoy in Senato, a cui spetta l’ultima parola, ha la maggioranza.

Data:

22 Ottobre 2017