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C’É CHI DICE NO:UNITI CONTRO I FASCISMI

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».

Sono queste le parole recitate dal primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino. A 80 anni dall’emanazione delle leggi razziali fasciste, è bene ricordare questi principi che, seppur perspicui e definiti di fatto inalienabili, non sono scontati, neanche nelle nostre società civili; queste ultime, infatti, tramite i processi di democratizzazione e integrazione in moto ormai da anni, avrebbero dovuto già farli propri. Purtroppo, alla luce dei recenti fatti di cronaca, possiamo facilmente comprendere che non è così. Si pensi a Macerata, al ritorno degli scontri tra rossi e neri a Bologna, all’incursione di un gruppo skinhead alla riunione di Como Senza Frontiere, all’episodio del saluto romano che interrompe una messa a Casella, o ancora allo scandalo che ha travolto la tifoseria e lo staff tecnico dell’Associazione Calcistica Lazio in seguito a cori e scritte antisemite, e la manipolazione a fini offensivi dell’immagine di una delle icone della Shoah, Anna Frank; fino ad arrivare al riferimento del candidato di centrodestra per la Lombardia, Attilio Fontana, alla «difesa della razza bianca».

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Non è dunque un clima pacifico quello che precede le elezioni del 4 marzo. La manifestazione antifascista del 24 febbraio a Roma, organizzata da ANPI, ARCI, Cigl e altre 20 organizzazioni, ha voluto costituire una risposta a tutto questo, riempiendo Piazza del Popolo dei colori della pace. I mille colori di un popolo che, per quanto vario, è unito nel nostro tricolore, nella difesa dell’uguaglianza e della libertà e contro ogni forma di fascismo, in ottemperanza alla nostra Costituzione; perchè, come ribadito più volte dalla presidente dell’ANPI, Carla Nespolo, «il fascismo non è un’opinione ma un crimine», citando Giacomo Matteotti. Una giornata di mobilitazioni sul territorio nazionale, da Palermo a Milano, dove in occasione del comizio di Casapound si sono verificati scontri con la marcia antifascista. Ad ogni modo, è stata la dimostrazione della non indifferenza di una larga fascia di popolazione di fronte a certi temi sentiti. Una partecipazione morale necessaria, come spiegato dalla filosofa tedesca Hannah Arendt, all’indomani degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, per non incorrere nella zona grigia, la peggiore nemica della democrazia.

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Secondo l’analisi della Arendt, infatti, il regime nazista sarebbe riuscito ad arruolare un intero popolo nella sua macchina burocratica, funzionale al «massacro amministrativo» degli ebrei, sfruttando proprio la nientificazione dell’individuo che si manifesta attraverso l’indifferenza. E questo vale per tutte le dittature, poichè l’uomo, spinto dalla sovrastruttura della società industriale a precludersi nel più cieco individualismo, proprio del «borghese», smette di esercitare il proprio spazio critico e si limita ai suoi 3 metri di mirata risultandone annichilito, ridotto ad un ingranaggio del sistema fatto per eseguire ordini. É qui che risiede la definizione di male banale, il male più pericoloso che da poche menti riesce a diffondersi su vasta scala sfruttando la superficialità di chi vi ci aderisce. Alla base, dunque, della salvaguardia della democrazia e della libertà c’è il vivere consapevole il nostro tempo, in maniera attenta e reattiva, non affidandoci a slogan, pregiudizi e alla creazione di capri espiatori. É questa la nostra «resistenza», siamo noi i partigiani di oggi.

Data:

27 Febbraio 2018