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CENA IN CASA DI SIMONE IL FARISEO di PAOLO CALIARI

Vi presento «Cena in casa di Simone il fariseo» di Paolo Caliari, detto il Veronese: destinata a un refettorio di monaci e oggi conservata nella Galleria Sabauda a Torino, l’opera risale al 1556 ca.

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Paolo Caliari detto Il Veronese

Illustra un celebre racconto del Vangelo di Luca, nel quale si narra di un banchetto in casa del fariseo Simone, che riteneva di aver compiuto tutti i suoi doveri davanti a Dio e di avere quindi il diritto ad una vita tranquilla e agiata. Durante la cena, una peccatrice entra nella sala del banchetto: non si conosce il nome di questa donna, che, scandalizzando tutti i presenti, bacia e lava con le sue lacrime i piedi di Cristo, cospargendoli di un prezioso olio profumato. Tra i vari significati che gli sono stati attribuiti, c’è quello per cui l’episodio intenderebbe mettere in luce la misericordia divina di fronte al pentimento umile e sincero di qualsiasi peccatore.

Gesù è seduto defilato sulla sinistra, con tradizionale veste rossa, simbolo di umanità, e mantello blu, appena visibile, simbolo del cielo e della divinità; attorno a lui compaiono diversi personaggi, tra cui Pietro, a cui Gesù si appoggia. La donna, con vesti eleganti e capelli biondi acconciati, è rannicchiata ai piedi di Gesù, lo guarda con trasporto sorreggendogli un piede. Potremmo chiamarla la «donna del profumo»: accanto a lei sul pavimento è poggiato un vasetto di alabastro da cui sta prendendo dell’olio per ungere i piedi del maestro. Al tempo, non era sconveniente che una donna entrasse nella sala di un banchetto, era cosa comune sia per i vicini che per i curiosi; la donna di cui parla il Vangelo però non entra per curiosare, ma per incontrare Gesù: forse ha sentito parlare di lui o è rimasta toccata dalle sue parole sul perdono e la misericordia. Simone il fariseo riconosce in lei una pubblica peccatrice: Veronese allude a ciò rappresentandola con il seno procace e i lunghi capelli che le cadono sulle spalle, inusuale per le donne del tempo.

La scena permette all’artista di dipingere, oltre ai numerosi convitati dalle ricche vesti, anche preziose stoviglie, alcuni animali tra cui un pappagallo, e splendidi elementi architettonici di stampo classico che si stagliano in prospettiva verso il fondo. Gli invitati sono serviti da vari domestici, tra cui si distinguono un moro e un altro, dietro la colonna, con una cesta in mano, probabile autoritratto del pittore. Sotto il porticato si vedono dei giocolieri e mendicanti, mentre su un balcone un uomo con turbante e tre donne guardano verso il basso. Sotto la tavola un cane cerca qualcosa da mangiare, mentre un altro lo osserva a distanza.

L’anziano Simone, vestito in maniera elegante, con copricapo azzurro e mantello di ermellino, rimane scandalizzato dal fatto che Gesù accetti baci e carezze da una pubblica peccatrice. La sua sentenza è ineccepibile: «Gesù non è un profeta» (Lc 7,39), siccome un profeta non avrebbe mai tollerato uno scandalo simile. Simone guarda solo al contatto fisico tra Gesù e la peccatrice, la sua ottica non va oltre: non guarda il pianto della donna, se nella sua vita ci sia dolore, sconforto, abbandono, impotenza; ignora il vissuto del suo cuore, dà giudizi sommari e detta sentenze precipitose: «è una peccatrice» (Lc 7,39). Diceva Gandhi saggiamente: «La nostra natura è incline a vedere e attribuirgli solo male all’avversario, anche quello che non c’è. Ma il male che vediamo in lui dipende quasi sempre dal nostro modo affrettato meschino di vedere l’uomo».

Il Veronese raffigura Gesù mentre si rivolge al fariseo per aiutarlo ad entrare nella logica di Dio che non guarda al passato e agli errori fatti dalla donna ma al futuro e alle sue possibilità di riscatto: la speranza guarisce la delusione e dona slancio. Gesù conclude che «i molti peccati della donna le sono perdonati» (Lc 7,47): la donna riceve il perdono senza chiederlo, è liberata da una malattia, non del corpo ma dello spirito. Fino a quel momento ha vissuto una vita di peccato ma Gesù, pedagogo e terapeuta, applica un rimedio di efficacia istantanea: perdona tutti i suoi peccati, non li ricorda più, non li classifica. L’invito è a ricominciare sempre senza scoraggiarsi delle cadute, sollevarsi subito e ritrovare nel perdono la forza per andare avanti. Fedeltà non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta.

La «donna del profumo» entra in scena in veste di emarginata, sola, esclusa dal mondo sociale, ha soltanto la temerità, l’audacia di sfidare le strutture più potenti del suo tempo. Gode di cattiva reputazione e lo sa. Non fa assegnamento su alcun gruppo di appoggio; neppure la legge la protegge. Ingaggia la sua rischiosa battaglia solamente con quello che ha: la sua umanità e la sua tenerezza. È una donna forte, capace di grande amore disinteressato. E chi ama rischia per l’amato: il poco che ha, lo rischia per Gesù. Tiene fronte agli sguardi d’accusa degli invitati; sopporta il giudizio intransigente di Simone, l’umiliazione del disprezzo di tutti. La donna non ha bisogno di parole, le bastano i suoi gesti di tenerezza: baciare i piedi di Gesù, bagnarli con le sue lacrime, ungerli con il suo profumo e asciugarli con i suoi capelli. E che fa Gesù? Travalica le strutture oppressive ed emarginanti della sua società per concedere alla donna quella piena dignità che Simone le ha senza motivo negato. Gesù accoglie il suo amore e riconoscenza, ne accetta le carezze, ne aspira il profumo, la guarda faccia a faccia, parla con lei, ne loda il gesto, ne perdona i peccati e le ridona la pace del cuore. La donna entra senza dignità e senza sostegno nella casa del fariseo e ne esce con il riconoscimento della sua dignità, con il perdono. Incontrarsi con Gesù è sempre un punto di partenza, una finestra aperta al futuro, stimolo di speranza.

Data:

21 Gennaio 2024