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CHE COS’E’ LA POLITICA IN HANNAH ARENDT – II PARTE

La politica come professione

“La politica è ordinata in modo tale che ad essa bastino intelletti mediocri”. (Nietzsche)

“In una società di massa la gente comune agisce contro i suoi propri interessi”. (Arendt)

Se “la politica è diventata una professione e una carriera”, a cui aspirano sempre più individui arrivisti ed ambiziosi, non ispirati dal bene comune, il vero “cancro” della politica nel mondo attuale è che l’esercizio del potere è passato alla burocrazia, che è “il governo di nessuno… la forma di governo meno umana e più crudele”, quella che Kafka aveva prefigurato con lucida intuizione nei suoi romanzi e racconti.

Sul rapporto fra fini e mezzi che sta all’origine del pensiero politico occidentale, come Machiavelli, “l’onnipotenza dell’uomo rende gli uomini superflui”. Arendt è convinta che “tutti i fini ultimi della politica, che giungono sempre futilmente a vagheggiare un paradiso sulla terra…falliscono per la loro implicita natura tirannica”; e che “il potere, se inteso come un mezzo per un fine, tenderà sempre, nella vita politica, a diventare violenza”.

Interrogandosi sul futuro della democrazia, partendo dall’osservatorio privilegiato del paese in cui visse per molti decenni, gli Stati Uniti: “la società democratica viene minacciata nel momento stesso in cui la democrazia diventa una causa”.

Se negli ultimi decenni da parte di vari governi USA, si e’ tentato di “esportare la democrazia” Arendt ammonisce: “Se cercherete di rendere l’America più americana o di farne un modello di democrazia in sintonia con un’idea preconcetta, finirete solo per distruggerla”, perché “la democrazia può funzionare soltanto con un popolo educato alla democrazia”.

Qui emerge anche il nodo del rapporto fra èlites e masse, che già Platone aveva approfondito ne “La repubblica”: “La verità non è passibile di persuasione, e però la persuasione è il solo modo di trattare la moltitudine”. Qui si apre un enorme spazio all’azione dei demagoghi – Trump e Putin docent -, convinti che le masse possano essere portate dove si vuole, se si possieda sufficiente abilità, spregiudicatezza e capacità di persuasione.

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In uno dei suoi ultimi saggi Arendt tratta proprio al ruolo della menzogna in politica. Nell’edizione del 1968 di “Tra passato e futuro”, Arendt tocca un tema centrale nella sua opera, quello del rapporto fra verità e politica.

cms_29677/2v.jpgUn saggio porta proprio il titolo “Verità e politica” ed era stato scritto nel 1963, nel pieno della polemica contro il suo libro su Eichmann.

Arendt afferma nettamente che “nessuno ha mai annoverato la sincerità fra le virtù politiche. Le menzogne sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti non solo del mestiere del politico o del demagogo, ma anche di quello dello statista”.

Nell’ambito del politico le verità di fatto sono vittime predestinate della menzogna: il loro destino è di essere trasformate in opinioni, perché spesso sono sgradevoli o contrarie agli interessi del potere.

I fatti danno spesso fastidio, perché non è possibile racchiuderli negli schemi razionali delle ideologie.

Tra verità e politica c’è quindi un conflitto naturale, inevitabile: lo spazio politico è lo spazio dell’opinione, non della verità. Ma fatti e opinioni non sono in sé opposti, in quanto appartengono allo stesso ambito: purché l’informazione corretta sia garantita, la libertà di opinione esiste davvero, altrimenti è una farsa.

La verità di fatto informa il pensiero politico, così come la verità razionale informa la speculazione filosofica, anche se sono due ambiti ben distinti. La menzogna ha a che fare con la politica perché il bugiardo è un uomo d’azione, al contrario del filosofo. E sappiamo bene quanto spesso la menzogna organizzata abbia un ruolo importante in politica, sottolineando “la spaventosa fiducia dei governi totalitari nel potere della menzogna”.

La storia viene sistematicamente riscritta dai vincitori, che arrivano a cancellare – non semplicemente a nascondere – quei fatti che non rientrano nella narrazione che fa loro comodo. Oggi la metà del fare politica sembra “consistere nella costruzione dell’immagine e l’altra metà nell’indurre le persone a credere a questa immagine”. E’ quello che successe ad esempio prima con la guerra in Vietnam e poi con quella contro l’Iraq di Saddam Hussein. Siamo arrivati così al punto che “al giorno d’oggi non c’è assurdità alla quale gli uomini non credano”.

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Ma c’è pur sempre un limite invalicabile, nel ricorso alla bugia in politica, se si vuole evitare l’effetto boomerang che alla fine ne può derivare. Nei paesi a governo costituzionale esistono e vengono difese dallo stesso potere politico delle istituzioni che hanno per loro missione quella di preservare la verità: la magistratura, le istituzioni di studi superiori e la libera stampa; su questi organi il potere “non ha potere”…o non dovrebbe averlo.

Arendt riprese un decennio dopo, nel 1971-72, il tema della verità in politica. Purtroppo si è visto spesso che la menzogna in politica funziona, anche nelle democrazie, perciò la vigilanza democratica non è mai troppa. Nel nostro rapporto con la politica e con la tecnica: “Possiamo chiamare verità ciò che non possiamo cambiare; metaforicamente, essa è la terra sulla quale stiamo e il cielo che si estende sopra di noi”.

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Se secondo Arendt “il fine dell’attività politica non deve essere di per sé politico”, la politica non deve essere fine a se stessa, deve invece agire secondo una dimensione più alta, cui la politica dovrebbe subordinarsi. A questo scopo, “la speranza è riposta in coloro che nelle condizioni del deserto scelgono di vivere con passione e agire con coraggio”.

Fine

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Bibliografia

H. Arendt, Che cos’è la politica? Einaudi 2012

H. Arendt, Tra passato e futuro, Vallecchi 1970

H. Arendt, Il futuro alle spalle, Il Mulino 2011

H. Arendt, Verità e politica, Bollati Boringhieri 2019

H. Arendt, La menzogna in politica, Marietti 2018

H. Arendt, Vita activa. La condizione umana, a cura di A. dal Lago, Bompiani, Milano 1989

H. Arendt 1906-1975. Per amore del mondo, Bollati Boringhieri, Torino 1990

M. McCarthy, Addio a Hannah, in Vivere con le cose belle, Il Mulino, Bologna 1990

H. Arendt, Le origini del totalitarismo, a cura di A. Martinelli, Edizioni di Comunità, Torino 1999

H. Arendt, Comprensione e politica (Le difficoltà del comprendere) (1954), in Archivio Arendt 2. 1950-1954, a cura di S. Forti, Feltrinelli, Milano 2003

H. Arendt, La vita della mente, a cura di A. Dal Lago, Il Mulino, Bologna 1987

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La prima parte al link:

https://www.internationalwebpost.org/contents/CHE_COS%E2%80%99E%E2%80%99_LA_POLITICA_IN_HANNH_ARENDT_-_I_PARTE_29666.html#.ZAmX1XbMKUk

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Data:

10 Marzo 2023