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Chi se ne frega delle critiche, super Melania contro tutti

cms_7665/melania_trump_afp_87.jpgPiù popolare del marito, ma criticata e schernita almeno quanto lui. Su Melania Trump, a un anno dall’insediamento di ’The Donald’ alla Casa Bianca ne hanno dette (e scritte) di tutti i colori. Che è insofferente al marito, che scimmiotta le first lady del passato, che veste abiti costosissimi e non riesce a rinunciare ai tacchi a spillo neanche durante un uragano. C’è chi ha messo in dubbio la legalità del suo ingresso negli Stati Uniti e chi ha provato a macchiare il suo passato da modella, con insinuazioni risultate poi infondate. I più maligni dicono che abbia una sosia per accompagnare il marito durante le uscite pubbliche. Cattiverie gratuite, che scoraggerebbero chiunque.

Ma non lady Trump, però, che non sembra mai scomporsi, mostrando ogni giorno di avere una tempra d’acciaio. L’ex modella che viene dall’Est non si lascia scalfire dalle critiche dei detrattori. Non ha mai speso una parola contro chi nei suoi confronti usa toni feroci. Mai nessuna replica, nessun segno di cedimento, niente. E mentre ogni sua uscita pubblica fa scorrere fiumi d’inchiostro e impennare le interazioni sui social, l’ex top model slovena continua a raccogliere consensi tra gli americani, scalando i vertici della popolarità a stelle e strisce.

A parlare per lei, del resto, sono i numeri. Come il recente sondaggio della Cnn, secondo il quale il 44% degli americani esprime un parere favorevole verso Melania. Non ci sono dubbi: la più amata della Trump family è lei. In un anno, la Flotus che sembrava messa all’angolo da Ivanka, la figlia prediletta del presidente, si è dimostrata invece all’altezza del ruolo che ricopre. Sempre discreta, elegantissima e con un gusto impeccabile nello stile, Melania è riuscita a mantenere un profilo basso senza per questo dare l’impressione di brillare di luce riflessa. In fondo, è questo il segreto del suo successo: piace perché è indipendente. E continua a farlo nonostante le accuse, le critiche e le stilettate sferrate nei suoi confronti.

LE ACCUSE DI PLAGIO – Forse l’unico passo falso Melania l’ha commesso l’anno scorso, durante la convention repubblicana. Molti notano che il suo attesissimo discorso richiama in alcuni passaggi quello pronunciato nel 2008 da Michelle Obama. Una dipendente della Trump Organization, Meredith McIver, ammette di aver avuto un ruolo nella stesura del discorso e si scusa. Da allora Melania decide di limitare i suoi discorsi, salvo qualche intervento, non esente da commenti pungenti. Come quello pronunciato all’Onu qualche settimana fa contro il bullismo, quando in rete molti le fanno notare che in quanto a bulli, dovrebbe iniziare dal marito.

STILISTI CONTRO – Qualche giorno dopo l’elezione di Trump, tra gli addetti ai lavori del fashion inizia a serpeggiare l’idea di sabotare lo stile di Melania Trump. Guida la protesta tale Sophie Theallet, una stilista di origini francesi che ha più volte vestito Michelle Obama, e che prende posizione contro il presidente eletto. In una lettera aperta afferma che non proporrà le sue creazioni a Melania. Al suo appello risponde persino Tom Ford, uno dei creativi più iconici d’America, che rivela di non avere intenzione di proporre le sue creazioni alla first lady. Melania però se ne frega. Anche per il ballo inaugurale, crea a quattro mani con Hervé Pierre l’abito che indossa e che ora è esposto allo Smithsonian.

Non sorprende, del resto, visto che è abituata a scegliere da sé gli abiti che indossa. E così fa sempre. Sceglie indistintamente capi italiani (con un debole, pare, per Dolce e Gabbana) e francesi (Dior e Balmain) senza snobbare gli americani Marc Jacobs, Carolina Herrera, Michael Kors, Hervé Pierre, J. Mendel, e Ralph Lauren.

LE INSINUAZIONI SUL PASSATO – Bersagliata durante la campagna elettorale del marito, non si piega mai, neanche quando il quotidiano britannico ’Daily Mail’ riporta indiscrezioni sul passato dell’ex modella riguardanti una sua presunta attività di escort negli anni ’90. Il quotidiano solleva dubbi sulla regolarità del suo permesso di soggiorno negli Usa in quegli anni. Melania attacca e querela il tabloid britannico per aver riportato indiscrezioni “al 100% false”, vincendo la causa. Qualche settimana prima aveva smentito le ricostruzioni del sito ’Politico’, che indicavano presunte irregolarità nel suo status di immigrata negli Stati Uniti, ai tempi in cui lavorava come modella.

SEPARATI IN CASA – Melania e Donald Trump separati in casa? Qualche mese fa c’è chi prova a insinuarlo. A mettere la pulce nell’orecchio dei cittadini americani è il magazine ’Us Weekly’ sostenendo che tra il presidente statunitense e la first lady non siano rose e fiori. Anzi, l’ex modella slovena sarebbe “infelice e non lo nasconde a coloro che la circondano”, afferma una fonte vicina alla famiglia Trump, spiegando che i coniugi “hanno camere da letto separate” e “non passano mai la notte insieme”. In quell’occasione, un portavoce della first lady nega ogni affermazione, liquidandola come “falsa”.

LO STILETTO DELLA DISCORDIA – Con il suo ruolo defilato alla Casa Bianca, però, in 12 mesi Melania è riuscita a sorprendere tutti. Anche se non le vengono mai risparmiate critiche avvelenate. Come quando a febbraio decide di rimandare il trasloco in Pennsylvania Avenue per permettere al figlio Barron di finire la scuola a New York. Qualche polemica la suscita anche quando viene fotografata con indosso i tacchi a spillo durante una visita in Texas dopo l’uragano Harvey. E c’è anche chi prova inutilmente a metterla in imbarazzo affermando che lady Trump usa una sosia per accompagnare il marito agli eventi ufficiali.

GUARDAROBA A SEI ZERI – Elegantissima, sempre impeccabile nella scelta degli abiti, Melania raddoppia i consensi quando si parla di look. Che decida di indossare Dolce e Gabbana, come fa spesso per le occasioni ufficiali, o ballerine flat firmate Louboutin poco importa. E’ sempre imitatissima, tanto che su Instagram continuano a spuntare account dedicati alle sue mise.

Tanti però non riescono a digerire il guardaroba a sei zeri di Melania e non perdono occasione per farglielo notare. Come durante la visita in Vaticano o a Taormina, quando si presenta con indosso abiti firmati D&G. Neanche a dirlo la rete alza il tiro e minaccia i due stilisti di boicottare il loro brand. Poco male, se si pensa che l’interesse che suscita la signora Trump si concentra spesso sul suo aspetto: dai capi che indossa, (di solito in tinta unita) al trucco, fino al taglio e al colore dei capelli. E non ha certo paura di sfoggiare abiti costosi. Al suo posto, chi non lo farebbe? Certo, mettersi addosso una giacca da 50mila dollari non attira le simpatie del popolo, ma i suoi stiletto colorati e i suoi look monocromo hanno saputo conquistare lentamente anche il cuore dei meno sensibili ai richiami del fashion.

IVANA, LA PRIMA MOGLIE – Quando si tratta di mettere a tacere qualcuno, però, Melania sa come affilare le armi. Non ci ha pensato due volte a smentire Ivana Trump, l’ex moglie di Donald, che in un’intervista si era attribuita scherzosamente il titolo di ’first lady’ degli Stati Uniti. In una nota diramata dalla Casa Bianca, Melania ha liquidato l’uscita di Ivana come un tentativo di “attirare l’attenzione”.

IL LOW PROFILE PREMIA – Il low profile di Melania però paga sempre e sembra trionfare, in barba ai denigratori. In un anno da first lady l’ex modella è riuscita a guadagnare consensi grazie a scelte strategiche, giudicate positivamente dagli americani. Su tutte, quella di mantenere l’orto biologico realizzato da Michelle Obama nel giardino della Casa Bianca e tagliare il suo staff a 4 dipendenti.

Paradise Papers, si allunga lista delle star offshore

cms_7665/timberlake_afp.jpgDopo i nomi di Madonna e Bono Vox, dalla lettura dei 13,4 milioni di file dei Paradise Papers emergono altri nomi di super star dell’entertainment mondiale. Alcuni compaiono come investitori in società con sede nei paradisi fiscali, altri perché interessati all’acquisto di proprietà, altri ancora perché hanno trasferito offshore i proventi delle loro attività. Come sottolinea il ’Guardian’, che fa parte del consorzio internazionale responsabile dell’inchiesta, non è necessariamente illegale spostare soldi offshore, come non è certo che alcuni dei nomi coinvolti fossero a completa conoscenza di come venivano investiti i loro soldi.

Eppure, non c’è dubbio che la sensibilità dell’opinione pubblica internazionale negli ultimi anni è molto cresciuta riguardo al tema dei paradisi fiscali e di come i ricchi e i super ricchi riescano spesso ad eludere il fisco dirottando offshore i loro investimenti e guadagni. Per questo, le star finite nell’inchiesta giornalistica rischiano di vedere in parte compromessa la propria immagine pubblica.

Uno dei nomi illustri è quello del produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, con un’immagine già ampiamente compromessa, dopo essere caduto in disgrazia sotto il peso di decine di accuse per molestie e violenze sessuali. Weinstein investì in un’azienda con sede alle Bermuda, la Scientia Health Group Ltd, della quale acquistò duemila azioni nel novembre del 2001. Insieme a Weinstein, investì soldi nella Health anche la celebre conduttrice televisiva statunitense, Martha Stewart, che anni fa finì in carcere per un’accusa di insider trading. Né Weinstein né la Stewart hanno voluto rispondere alle domande del Guardian.

Bermuda era la sede anche di un’altra azienda del settore farmaceutico, la SafeGard Medical Ltd, poi chiusa nel 2013. Tra gli investitori compare il nome di Madonna, che acquistò nel 1998 2mila azioni dell’azienda. La cantante non ha voluto rispondere alle richieste di chiarimenti del quotidiano britannico. Così come ha preferito non rilasciare commenti un’altra star con interessi offshore: Justin Timberlake. Nel 2015, il cantante e attore fondò nel Delaware una società per “l’acquisto di proprietà immobiliari” nelle Bahamas. Timberlake è anche uno dei principali azionisti della Nexus Luxury Collection, altra società attiva alle Bahamas, della quale sono azionisti anche il golfista Tiger Woods e il finanziere Joe Lewis. Tra le principali proprietà della Nexus compare un campo da golf a 18 buche a Albany, un noto resort delle Bahamas.

Anche l’attrice Nicole Kidman, insieme al marito, il musicista country Keith Urban, nel 2015 ha registrato alle Bahamas una società per l’acquisto di proprietà immobiliari. Apparentemente, la mossa sarebbe servita a risparmiare sul prelievo fiscale dovuto per i capital gains, in caso di aumento del valore delle proprietà possedute, rispetto a quanto previsto invece dal fisco statunitense. Un portavoce della Kidman e di Urban ha però chiarito al Guardian che la loro società è soggetta alla tassazione Usa e che la registrazione alle Bahamas avvenne solamente in ottemperanza alle leggi locali.

Nei Paradise Papers fa la sua comparsa anche la cantante colombiana Shakira, che risulta residente alle Bahamas, sebbene viva a Barcellona. Shakira è l’unica azionista della Tournesol Ltd, una società maltese con un capitale di 3 milioni di euro. I documenti rivelano che nel 2009, tutte le attività musicali e le proprietà e i diritti intellettuali che fanno capo alla cantante vennero trasferiti alla Tournesol, che a sua volta ha avuto incroci con un’altra società lussemburghese controllata da Shakira, la Ace Entertainment. Per il legale della cantante, ogni attività è stata svolta secondo “quanto previsto dalla legge”.

L’arte nel deserto, apre il ’Louvre Abu Dhabi’

cms_7665/louvre_abudhabi_afp.jpgPrenderà il via alle 16 ora locale (le 13 in Italia) la cerimonia di inaugurazione del Louvre di Abu Dhabi, il primo museo che porta il nome del Louvre fuori dalla Francia. Secondo quanto riporta il sito del quotidiano del Golfo ’Khaleej Times’, alla cerimonia saranno presenti, tra gli altri, il presidente francese Emmanuel Macron, il principe ereditario degli Emirati Mohammed bin Zayed al-Nahyan e il re del Marocco Mohammed VI.

Il progetto di quello che è stato definito “il primo museo universale nel mondo arabo”, costato complessivamente oltre un miliardo di euro (incluso il costo del brand Louvre), vedrà finalmente la luce dopo 10 anni di attesa. Lo spazio sarà aperto ufficialmente al pubblico a partire da sabato.

LA CUPOLA – Situato sull’isola di Saadiyat, il ’Louvre Abu Dhabi’ è stato progettato dall’archistar francese Jean Nouvel. Il suo simbolo è l’enorme cupola argentata che misura 180 metri, composta da 7.850 stelle metalliche che con il loro intreccio magico diffondono all’interno delle sale una luce unica.

LE OPERE – Nei 97mila metri quadri complessivi saranno esposti capolavori unici, tra opere della collezione permanente e prestiti dai più importanti musei francesi, oltre ovviamente al Louvre, come il Museo d’Orsay e il Centre Pompidou. Tra queste spiccano un autoritratto di Vincent van Gogh del 1887, La ’Belle Ferronnière’ di Leonardo da Vinci, ’La stazione Saint-Lazare’ di Monet e ’La zingara con sigaretta’ di Manet.

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8 Novembre 2017