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“Ciao”: il saluto italiano più conosciuto al mondo

Iniziare una conversazione alle migliori condizioni è possibile usando il saluto più comune al mondo: il “ciao” italiano. A 200 anni dalla sua nascita, molte sono state le considerazioni della gente, come questa: “In realtà, se ci pensiamo bene, la maggior parte delle discussioni, anche le più stupide, in casa, in ufficio, dal fornaio o dal gommista,nascono per mancanza di dialogo. In virtù del rispetto reciproco, lo scambio di idee, la conversazione, la comunicazione sonograndi privilegi che l’uomo ha a sua disposizione, eppure ogni tanto se ne dimentica. Nel momento in cui apriamo il nostro cuore a chi ci sta davanti, è inevitabile notare che si riesce veramente a costruire qualcosa di saldo e forte. Questa è la pace, e basta un ‘ciao’ per iniziare un dialogo.

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Nell’incontro amichevole e informale, quando ci rivolgiamo a gente a noi familiare, adoperiamo il “ciao”, mentre in situazioni più formali usiamo espressioni meno dirette, come “buongiorno”, “arrivederci” o “salve”. In un passato lontano, tuttavia, questo saluto semplice e diretto non era considerato una forma confidenziale, ma indicava sottomissione e rispetto più di quanto facciamo con il “buongiorno e buonasera”. Ma andiamo indietro nel tempo…Il nostro noto saluto è infatti una delleparole italiane più conosciute nel mondo, come “pizza”. Ciò è stato possibile grazie ad alcunecanzoni di successo, che tra gli anni ’50 e ’60 hanno esportato la nostra musica in ogni angolo del mondo. Molto probabilmente, si tratta di una “deformazione veneziana del latino sclavum, “schiavo”, che in quelle zone divenne “S’ciao“. Inizialmente si adoperò in segno di rispetto e con il senso di “servo vostro“. Col tempo, essa si tramutò in un vero e proprio saluto ed ebbe vasta diffusione sul territorio nazionale.

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Il “ciao” è documentato per la prima volta in una lettera scritta nel 1818, ad attestarne l’uso ormai corrente. A 200 anni dalla sua nascita, il “ciao” contiene in sé tutto il calore e l’allegria della nostra gente”, facendosi vero e proprio marchio d’italianità. Ricordiamo che in occasione dei Mondialidel 1990, che si svolsero in Italia, la mascotte dell’edizione venne chiamata proprio “Ciao”; la stessa parola ripetuta in alcuni ritornelli di noti brani musicali, come “Ciao ciao bambina” e Bella ciao“, la canzone dei partigiani. Anche nei film questa espressione colloquiale, semplice e d’uso comune fu impiegata spesse volte.

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Le migrazioni degli italiani in varie parti del mondo hanno contribuito a diffondere la parola “ciao”. Come si legge in una nota testata, “è entrata come saluto informale anche nel lessico tedesco, francese (tschao), ungherese (csáo), lo spagnolo (chao), portoghese (tchau), albanese (çao/qao), bosniaco (ćao), bulgaro, macedone, russo (чао / čao), ceco, lettone (čau), esperanto, slovacco, sloveno (ĉaŭ), estone (tšau), lituano (čiau), maltese (ċaw), rumeno (ciau), serbo, croato ( ћао, ćao ), turco (çav), vietnamita chào”. La parola “ciao” come saluto quando ci si sta congedando da qualcuno può essere anche raddoppiata:“ciao,ciao”! Si usa anche nel compiere il gesto di saluto, che si fa aprendo e chiudendo la mano: si dice infatti “fare ciao”.

Data:

28 Giugno 2018