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CLAUDIO INSEGNO

Sapevo già che non sarebbe stato facile contenere Claudio Insegno in una breve istantanea. Lo conosco da molto tempo e ho anche collaborato con lui per un suo film e so che è un vulcano in continua eruzione.

Prolifico regista e attore, tempi comici naturalmente eccezionali, un viso che sostiene il suo parlare come la “spalla” ideale di un comico, capacità di venature profonde messe lì con leggerezza (ma calviniana)… e tanto altro.

Ci rivediamo dopo molto tempo per una colazione: io, lui e Burt, il suo cagnolino di cui mi racconta i talenti.

Uno è quello di riconoscere il finale di uno spettacolo teatrale (alle cui prove assiste sempre) e raggiungere il padrone sul palcoscenico per i saluti finali.

Ora posso solo provare a ricordare qualche risposta alle mie domande.

  • Di solito la pecora nera in famiglia è una, nella famiglia Insegno sono due (Claudio è il fratello di Pino). Cosa è successo?

Siamo nati insieme artisticamente e abbiamo deciso di intraprendere insieme una strada pericolosa. Ci siamo fatti coraggio l’uno con l’altro, rendendo tutto più divertente.

Siamo stati due pecore nere ma la famiglia ha apprezzato, tant’è vero che nostro padre ha prodotto il nostro primo spettacolo al Teatro Centrale a Roma.

Eravamo in 12 e ci chiamavamo “L’Allegra Brigata” ed entrammo subito dopo nelle grazie di Garinei e Giovannini. L’unico genitore a crederci.

E ci rubarono pure tutti i soldi dell’incasso ma a noi non importava niente: ci interessava stare in scena e dimostrare a papà che ce l’avremmo fatta.

  • Ma a te piace più fare l’attore o il regista?

Ma questa è una domanda che mi fanno spesso. Più me lo chiedono e più me lo domando anch’io.

Direi che quando faccio solo il regista sono contentissimo, ho il mio sfogo (secondo me i registi è come se fossero pazzi che hanno bisogno di sfogarsi) fare un film o uno spettacolo è come fare una seduta psicanalitica.

Se ci sono dentro anche come attore lo sfogo è doppio, produco più energia e quindi sono doppiamente felice.

Creare uno spettacolo o un film è anche come dare alla luce un bambino, poi portarlo in giro e poi seguire la sua vita…

Essere in scena è bello per il contatto col pubblico, è una droga paurosa… te lo dice uno che non ha mai fatto uso di stupefacenti di nessun tipo… non riesci più a farne a meno.

Quindi, la risposta è boh!!! Ancora…

  • Tu sei romano è hai diretto molti spettacoli di Biagio Izzo e comunque napoletani. Anche questa è un’anomalia…

Napoli e Torino sono la mia seconda città, come se mi avessero adottato artisticamente e le amo.

Penso che la chiave è questa: io riesco a rendere nazionale, o anche internazionale, uno spettacolo che, per esempio, faccio a Napoli.

Nel senso che, traducendolo, posso portarlo anche a Londra o a Parigi, come infatti mi è successo.

Mi chiamano perché sanno che vien fuori qualcosa che si può portare in tournée ed essere fruibile dal pubblico dovunque si reciti.

Questo succede perché io ho sempre amato il cinema internazionale e mi rifaccio tantissimo ai film anche per uno spettacolo teatrale.

Se devo ispirarmi a qualcosa, preferisco farlo con il cinema internazionale.

  • C’è un progetto artistico che non hai ancora realizzato e ti perseguita?

Tantissimi. Nel cassetto ho tantissimi sogni.

Per questo quasi mi dispiace invecchiare; non tanto per la vecchiaia ma perché uno ha meno tempo per realizzare i sogni che ha.

Comunque io ho sempre fatto cose che mi piaceva fare e quindi è sempre al momento che realizzi un sogno. Anche quando mi è arrivata qualche proposta improvvisa, l’ho accettata perché l’ho amata.

Non c’è mai stato un’occasione che ho vissuto malamente o che non abbia considerato un sogno.

Lo spettacolo su Stanlio e Ollio, che ho attualmente in scena, è stato la realizzazione di un sogno nel cassetto, che avevo dentro di me.

C’è un testo che considero eccezionale e che vorrò fare: “I ragazzi irresistibili” di Neil Simon, ma devo ancora invecchiare tantissimo per farlo, dovrò avere 80 anni…. Ma forse, nel momento in cui avrò realizzato questo desiderio, ne avrò un altro…

Riguardo al cinema, sarebbe un ideale per me dirigere un film come “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola.

  • E c’è un mestiere che avresti voluto fare se non fossi diventato un artista?

Mi viene da ridere perché da ragazzo volevo studiare lingue per diventare interprete. E ho studiato al linguistico.

Un po’ m’è servito perché ho diretto una serie televisiva in Germania (Ein Haus in der Toscana) per due stagioni durante le quali ero famoso lì.

Me lo sono domandato tante volte, ma io non sono capace a fare nient’altro.

Non sono capace nemmeno di appendere un quadro dentro casa, lo metto storto, non batto sul chiodo nella maniera giusta… non so fare un caffè al bar (che è un’arte), non so servire ai tavoli (anche questa è un’arte) non lo so…

Forse potrei fare il benzinaio, perché mi piace l’odore della benzina…

che potrei fà?

Non ti sforzare di più Claudio, hai già dato la risposta classica di un vero artista:

“Non so fare nient’altro”!

Data:

15 Giugno 2024
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