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Colloquio Trump-Conte, verso incontro a New York

Colloquio Trump-Conte, verso incontro a New York

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Una telefonata all’insegna di “una grande cordialità, durante la quale il presidente americano ha anche fatto gli auguri al premier italiano per il nuovo compito che lo aspetta”. Così fonti diplomatiche all’Adnkronos hanno definito il colloquio telefonico di ieri tra Donald Trump e Giuseppe Conte. A seguito del quale si è stabilito di lavorare alla “preparazione di un incontro bilaterale tra il presidente americano ed il premier italiano a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York” che si apre il 24 settembre.

“Italia e Stati Uniti sono Paesi amici”, hanno ribadito i due leader, che hanno affrontato nel corso della telefonata diversi temi di interesse bilaterale, hanno riferito le fonti.

Lo scorso 27 agosto, quando la crisi di governo in Italia non era ancora stata superata, Trump ha espresso il proprio sostegno nei confronti del presidente del Consiglio: “Comincia a mettersi bene per Giuseppe Conte, il primo ministro della repubblica italiana, altamente rispettato. Speriamo rimanga primo ministro”, ha twittato il presidente degli Stati Uniti. Conte, le parole di Trump, “ama il suo paese e lavora bene con gli Stati Uniti. Un uomo di grande talento che, speriamo, rimarrà primo ministro”.

Gentiloni incontra von der Leyen, Italia punta ad Affari Economici

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(Tommaso Gallavotti) – Il portafoglio degli Affari Economici resta l’ambizione dell’Italia governata dal Pd e dai Cinquestelle per la prossima Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, in cui Roma schiera l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E’ presto però per sapere se questo obiettivo si concretizzerà o meno: di qui a martedì prossimo, quando verrà presentata la squadra dei commissari a Bruxelles, tutto può succedere. Le resistenze non mancano, come si è capito dalle indiscrezioni circolate in mattinata, che indicavano Gentiloni in pole per la Concorrenza, portafoglio di grande peso ma meno audace, da un punto di vista politico, rispetto agli Affari Economici.

Segno che non tutti, nell’Ue, sono aperti ad una rivoluzione di simile portata, con il Paese più indebitato dell’Eurozona, dopo la Grecia, a sorvegliare i bilanci degli Stati membri. Ci sono altre opzioni: per il Commercio, uno dei portafogli economici ’pesanti’ che all’Italia potrebbe interessare (siamo un Paese esportatore, come la Germania), ma solo dopo Affari Economici e Concorrenza, i rumors indicano come ’papabile’ Phil Hogan, attuale commissario all’Agricoltura, anche in vista della Brexit: dato che ci sarà da negoziare la relazione futura con il Regno Unito, un irlandese viene considerato perfetto per quel ruolo.

Invece per la Concorrenza, altra delega economica ’pesante’ che sarebbe il ’second best’ per Roma, è in corsa anche la francese Sylvie Goulard, anche perché la Francia intenderebbe rivedere le regole, in particolare la definizione del mercato, scottata com’è rimasta dalla bocciatura delle nozze tra Siemens e Alstom. Goulard viene indicata anche per l’Industria o per una delega nel settore Difesa, che con la Pesco diventa importante anche a livello comunitario.

Gli Affari Economici, oggi appannaggio del socialista francese Pierre Moscovici, potrebbero, ma va sempre usato il condizionale finché non ci sarà l’ufficialità, essere affidati a Gentiloni, secondo indiscrezioni che circolano con insistenza da ieri. Di sicuro questa è l’ambizione italiana: si tratterebbe di una mossa coraggiosa e audace, sia per von der Leyen che per l’ex presidente del Consiglio, che avrebbe davanti a sé una sfida non da poco, dato che il commissario ha un ruolo di guardiano dei Trattati e, quindi, deve non solo essere terzo, ma anche apparire tale.

Gentiloni, tuttavia, è un politico esperto, ha esperienza internazionale e di tutte queste cose è perfettamente consapevole. E poiché l’obiettivo degli Affari Economici è circolato sui media, è difficile pensare che un politico navigato come Gentiloni non abbia un minimo di copertura politica, su questo, almeno da parte della Germania. Senza spingersi troppo oltre, indiscrezioni di stampa hanno riportato di una telefonata della cancelliera Angela Merkel alla sede del Pd, per raccomandare la nascita del governo Pd-Cinquestelle. Se quella telefonata, come è stato scritto, ha visto veramente all’altro capo del filo Paolo Gentiloni, qualcosa i due si saranno detti.

E se la Francia, altro pezzo grosso dell’Ue, oltre a Christine Lagarde alla Bce, otterrà anche la Goulard alla Concorrenza, il presidente Emmanuel Macron avrà riportato una doppia vittoria. Quindi, a quanto si apprende, gli Affari Economici a Gentiloni allo stato restano possibili. Molto possibili.

In ogni caso, la presidente eletta, riferiscono fonti Ue, valuterà attentamente i pro e i contro e poi deciderà il da farsi; di sicuro un auspicio politicamente così denso di implicazioni, per di più espresso da un ex capo di governo, che è pure in ottimi rapporti con Angela Merkel, non può essere scartato alla leggera, senza un’adeguata riflessione. Certo, per un Paese dal debito pubblico elevato come l’Italia gli Affari Economici potrebbero essere un’arma a doppio taglio.

E un italiano, per quanto di altissimo profilo, in quell’incarico potrebbe risultare poco gradito ai Paesi nordeuropei ’rigoristi’, visto anche la presenza non marginale di sudeuropei nei posti chiave, a partire dal portoghese Mario Centeno all’Eurogruppo. Proprio dal fronte del rigore, però, si registrano, dietro garanzia di anonimato, aperture inaspettate.

Segno che, se non altro, qua e là a Bruxelles si fa strada il seme del dubbio che, davanti alla sfida della Brexit e alla potente avanzata del nazionalismo non solo nei Paesi ex comunisti, ma anche tra i fondatori dell’Ue come l’Italia, forse fare finta di niente e andare avanti come se nulla fosse successo potrebbe non essere la soluzione più saggia.

“Se la presidente Von der Leyen – spiega all’Adnkronos una fonte diplomatica nordeuropea – ritiene che Paolo Gentiloni sia la persona più adatta a fare raccomandazioni sui bilanci, incluso quello dell’Italia, non abbiamo alcun motivo di bloccarla. Abbiamo grande fiducia nella Commissione come guardiano dei trattati – prosegue la fonte – e, con le qualità di Gentiloni, non abbiamo alcun motivo di ritenere” che questo ruolo “possa cambiare”.

L’ex presidente del Consiglio, sottolinea, “ha sempre dimostrato di essere un politico competente e abile, al massimo livello”. Merce rara, insomma: “Non ce n’è mai grande disponibilità a Bruxelles”, sospira la fonte. Tuttavia, ammesso che questa possibilità si concretizzi, la strada sarebbe irta di ostacoli: “Per lui – rimarca la fonte – non rischierebbe di rivelarsi un calice avvelenato, essere quello che deve dire all’Italia di mettersi in riga?”. Il punto, in realtà, sono le regole dell’Ue sui bilanci pubblici.

Anche se da più parti si levano voci che ne chiedono la revisione (recentemente lo hanno fatto persino i servizi della Commissione e la candidata alla presidenza della Bce Christine Lagarde), modificarle non è un’impresa facile, come sa chi, come l’ex ministro Pier Carlo Padoan e anche il suo successore Giovanni Tria, si è battuto per modificare le modalità con cui viene calcolato l’output gap, un indicatore chiave per la valutazione dei bilanci nazionali dei Paesi membri.

Il fatto è che ogni leader politico viene eletto nel proprio Paese e, quindi, deve sempre avere in mente il livello nazionale, anche quando fa politica in Ue: “In Germania – ha osservato l’economista Alberto Bagnai, della Lega, presidente della Commissione Finanze del Senato – il livello nazionale è difficile da gestire, perché è stata costruita una narrazione tale per cui la colpa è nostra, di noi popoli del Sud”, speculare e contraria a quella prevalente in Italia, e non solo, che vede i tedeschi come fanatici del rigore ad ogni costo. Quindi, osservava ancora Bagnai, “qualsiasi politico tedesco” che voglia ricondurre il dibattito su un piano più razionale “trova come ostacolo i propri elettori, perché gli avversari politici diranno: ’Questi vogliono mettere in pericolo il nostro stile di vita, facendo un favore a quelli che sono la causa della crisi, perché sono le cicale e noi siamo le formiche’”.

Bisognerà vedere se Ursula von der Leyen, con Angela Merkel (e altri politici dei Paesi cosiddetti rigoristi), avrà la forza di superare questo vincolo politico oggettivo, specie oggi che la destra di AfD, tutt’altro che incline a fare sconti all’Italia, è in crescita.

Brexit, Camera Lord approva legge contro ’no deal’

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La Camera dei Lord ha approvato la legge anti ’no deal’, già approvata in prima lettura mercoledì dalla Camera dei Comuni. Non essendoci stati emendamenti, non c’è bisogno di una nuova lettura da parte dei Comuni e il provvedimento potrebbe diventare legge già lunedì prossimo, ricevuto il ’Royal Assent’.

Il progetto di legge presentato dal laburista Hilary Benn e sostenuto dalle opposizioni e da una ventina di deputati conservatori ribelli, punta a scongiurare il rischio di una Brexit senza accordo il prossimo 31 ottobre. La legge impone in fatti al premier Boris Johnson di chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit di tre mesi (al 31 gennaio del 2020) se entro il 19 ottobre non sarà stato trovato un accordo per un’uscita ’ordinata’ del Regno Unito dalla Ue.

Oggi i lord ’pro Brexit’ hanno tentato di presentare due emendamenti, che sono però stati facilmente respinti. Che si sarebbe giunti a un rapido passaggio della legge alla Camera dei Lord si era già capito nella notte tra mercoledì e giovedì, quando conservatori e laburisti avevano trovato un accordo per evitare manovre ostruzionistiche.

Nel frattempo il Partito laburista e le altre forze di opposizione hanno trovato un accordo per respingere nuovamente la mozione che Boris Johnson intende presentare lunedì alla Camera dei Comuni, per chiedere elezioni anticipate. Il Labour, i Liberal democratici, lo Scottish National Party e il gallese Plaid Cymru hanno annunciato per lunedì il voto contrario o l’astensione per la mozione del premier, facendo così mancare la maggioranza dei due terzi, necessaria per la fine anticipata della legislatura.

Le opposizioni intendono prima completare l’iter legislativo della legge anti ’no deal’ e poi, successivamente, concedere a Johnson il voto anticipato. La giornata decisiva per l’approvazione definitiva della legge, che impone al governo, in assenza di un accordo, di chiedere alla Ue un nuovo rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020, sarà quindi quella di lunedì.

Con la Brexit in rapido avvicinamento (la data fissata è ancora quella del 31 ottobre) e i ritmi serrati imposti ai lavori parlamentari dalla decisione di Johnson di chiudere il Parlamento dalla prossima settimana, tutto si gioca sulle date. Johnson vorrebbe indire elezioni anticipate per il 15 ottobre, prima del vertice Ue di Bruxelles del 17 e 18 ottobre. E prima della data, il 19 ottobre, entro la quale, secondo la legge anti no deal, dovrebbe chiedere la proroga della Brexit.

Sulla minaccia del ’no deal’, Johnson ha impostato tutta la sua strategia negoziale con Bruxelles, per ottenere modifiche sostanziali all’accordo di recesso già negoziato dall’ex premier Theresa May. Per le opposizioni, il rischio di una Brexit ’disordinata’ il 31 ottobre è troppo grande, per lasciare al governo le mani libere. Il piano del Labour e dei suoi alleati, sostenuto anche dalla pattuglia di una ventina di deputati conservatori ribelli, è quindi di costringere Johnson ad andare a Bruxelles a chiedere un rinvio della Brexit, oppure a dimettersi. In quest’ultimo caso, potrebbe nascere un governo di unità nazionale che porti il Paese alle urne a novembre.

Tweet contro Erdogan, condannata a quasi 10 anni di carcere

E’ stata condannata a 9 anni e 8 mesi di carcere Canan Kaftancioglu, responsabile del Chp, il principale partito di opposizione in Turchia, nella provincia di Istanbul. Come riportano i media locali, Kaftancioglu è stata condannata per “insulti al capo dello Stato” e “propaganda terroristica” in relazione a una serie di tweet postati nel 2013. L’esponente del Chp è libera in attesa del processo d’appello.

Con ’spia’ russa Korshunov incriminato anche un italiano

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Insieme ad Alexander Korshunov è stato incriminato negli Stati Uniti anche un cittadino italiano, il 59enne Maurizio Paolo Bianchi. E’ quanto si legge in un comunicato del dipartimento di Giustizia americano diffuso nella notte, nel quale si precisa che i due sono stati incriminati con l’accusa di cospirazione per il furto di segreti commerciali ad una società americana nel settore dell’aviazione.
Le accuse contro i due sono stati formalizzate il 21 agosto scorso e Alexander Yuryevich Korshunov, 57 anni, è stato arrestato il 30 agosto scorso all’Aeroporto internazionale di Napoli, si legge nella nota. Nei documenti allegati alla denuncia si afferma che Korshunov è un dipendente di una società di stato russa e che in precedenza era un funzionario statale che ha prestato servizio anche al ministero degli Esteri. Quanto a Bianchi è l’ex direttore della controllata italiana di GE Aviation, leader nella produzione di motori aeronautici, con quartier generale nel distretto meridionale dell’Ohio: mentre lavorava per questa azienda, Bianchi era responsabile del business in Cina, Russia e Asia. Dopo aver lasciato la società, è andato a lavorare per Aernova, a Forlì. I due, incriminati negli Stati Uniti per cospirazione e tentato furto di segreti commerciali, rischiano fino a dieci anni di carcere: è quanto si legge in una nota del dipartimento di Giustizia americano.

Korshunov ha lavorato all’United Engine Corp (Uec), che comprende la controllata Aviadvigatel, inserita nel settembre del 2018 dal dipartimento del Commercio americano nella ’lista delle entità’ che agiscono contro gli interessi di sicurezza nazionale e politica estera degli Stati Uniti. Tra Aernova e Aviadvigatel esisteva un contratto. Secondo le accuse del dipartimento di Giustizia americano, si ritiene che tra il 2013 ed il 2018 Bianchi, per conto di Korshunov, ha ’assoldato’ ex dipendenti o attuali della controllata italiana di GE Aviation per fare lavori di consulenza sui riduttori dei motori degli aerei: in occasione di questi lavori, sarebbero stati usati segreti commerciali di proprietà della GE Aviaton per redarre rapporti tecnici. In particolare gli sforzi sarebbero stati concentrati sui riduttori prodotti da Avio Aero. Korshunov avrebbe pagato i dipendenti ed ex di Avio Aero negli incontri da lui organizzati nel giugno del 2013 al Paris Air Show a Le-Bourget, in Francia, e poi nel 2014 a Milano, per discutere le relazioni tecniche.

Nel frattempo la Russia chiede agli Stati Uniti di revocare la richiesta di estradizione nei confronti di Alexander Korshunov. E’ quanto si legge in una nota dell’ambasciata russa a Washington, diffusa dopo che “diplomatici russi hanno visitato il dipartimento di Stato a proposito della detenzione” di Korshunov. I diplomatici, si legge, “hanno espresso la nostra decisa protesta contro le azioni illegittime e hanno chiesto spiegazioni sulle ragioni della sua detenzione e l’immediato ritiro della richiesta di estradizione per il nostro concittadino”.

Alexander Korshunov è attualmente detenuto all’interno del padiglione Milano del carcere napoletano di Poggioreale. Il 57enne, secondo quanto apprende l’Adnkronos, è in una cella con altri detenuti suoi connazionali ed è trattato come un detenuto qualunque. In carcere ha preso visione della richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti, alla quale al momento non risulta abbia presentato opposizione, e ha già avuto modo di incontrare un avvocato non italiano. Qualora l’estradizione negli Usa dovesse concretizzarsi, secondo quanto si apprende, dovrebbe avvenire in tempi molto brevi.

Appena è stato portato al carcere di Poggioreale, Korshunov è stato posto sotto la massima sorveglianza, senza la possibilità di avere contatti con altri detenuti e seguito da poche unità di guardie carcerarie. Dopo circa un giorno è stato trasferito in una sezione del carcere per la detenzione ordinaria. Non è chiaro da quale Paese provenisse quando è atterrato all’aeroporto di Capodichino: mentre le prime notizie giunte ieri parlavano di un arrivo direttamente da Mosca, non è invece escluso che Korshunov avesse già visitato diversi Paesi europei prima di arrivare in Italia.

Piove cocaina sulla Florida

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Piove cocaina sulla Florida, tutta colpa di Dorian. L’uragano che ha devastato le Bahamas e spaventato gli Stati Uniti ha provocato conseguenze sorprendenti, come evidenzia Usa Today. In particolare, ha creato scompiglio sulle spiagge di Cocoa Beah, dove la polizia ha recuperato una borsa con 15 chili di cocaina, del valore di circa 300.000 dollari. La droga è stata trasportata a riva dalle onde e non è escluso che nei prossimi giorni arrivino altre ’confezioni’.

“C’è la possibilità che ne arrivi ancora, specialmente con queste condizioni. Potrebbe arrivare da qualsiasi parte”, spiega Manny Hernandez, portavoce del Dipartimento di Polizia di Cocoa Beach. “Stiamo dicendo alle persone di essere cauti: non devono prendere nulla, perché le confezioni potrebbero essere danneggiate e si potrebbe assumere” cocaina con il rischio di “un’overdose”.

Una scena analoga si è verificata, come racconta la Cnn, nella zona di Paradise Beach Park. Qui, martedì, è stato recuperato un chilo di cocaina trasportato da Dorian. Una persona ha individuato un “pacco sospetto” e lo ha segnalato ad un agente, ha spiegato alla Cnn la portavoce della città di Melbourne, Cheryl Mall.

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7 Settembre 2019