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Colombia: come uscire dalla crisi attraverso le riforme

Come uscire dalla crisi? Questa è stata la domanda che per anni ha ossessionato economisti, politici e privati cittadini. Una domanda che noi tutti almeno una volta ci siamo posti, e alla quale purtroppo nessuno di noi è riuscito a trovare una risposta definitiva. Alcuni hanno proposto soluzioni apparentemente credibili, che tuttavia nella realtà si sono rivelate inefficaci, altri ancora hanno proposto soluzioni sgangherate e spesso perfino inattuabili. Eppure, noi tutti, nel nostro piccolo e con la nostra diversità, ci siamo chiesti negli ultimi anni in che modo fosse possibile rendere l’economia globale più equa, forte e solidale.

Naturalmente, non sappiamo se esista o meno una ricetta universale, specialmente se consideriamo che ciascuna nazione e ciascun contesto sociale conserva le proprie differenze e le proprie peculiarità. Non sappiamo, ancora, se esista una soluzione ai problemi che affliggono l’economia mondiale, ma di certo abbiamo quantomeno il dovere di provare ad aprire una riflessione seria e approfondita sull’argomento.

Ebbene, in una marea di notizie poco rassicuranti che giungono da ogni parte del mondo, emerge un Paese dell’America Latina che, grazie ad una serie di sforzi e di scelte ponderate della propria classe dirigente, inizia a vedere finalmente i risultati tangibili di quella che sembra essere a tutti gli effetti una ripresa del tessuto economico. Quel Paese è la Colombia.

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Partiamo dai dati. Dal secondo semestre del 2017 ad oggi la crescita economica del Paese si è attestata intorno all’1,8%; il Pil, dall’inizio dell’anno, è aumentato del 2,5% e il debito pubblico è più che mai sotto controllo. Un dato, questo, di particolare rilevanza, se consideriamo che è proprio a causa della precaria condizione dei conti pubblici che alcuni Paesi sudamericani strutturalmente simili alla Colombia, come l’Argentina e il Venezuela, stanno affrontando negli ultimi mesi profonde difficoltà con annesse lacerazioni sociali. La ricetta per ridurre il debito offerta dal governo di Bogotà è molto semplice: contenere l’inflazione. In questo modo gli investitori saranno sicuri che i titoli di Stato nazionali non verranno pagati attraverso una moneta svalutata e, di conseguenza, saranno maggiormente invogliati ad acquistare il debito colombiano, con un inevitabile impatto sui tassi d’interesse dello stesso. Proprio nelle prossime settimane, è probabile che la Banca Centrale colombiana abbassi ulteriormente i tassi d’interesse in modo da sostenere ulteriormente la crescita e le misure espansive del Paese, dando vita a un profondo circolo virtuoso.

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A tutto ciò bisogna inoltre aggiungere che negli ultimi mesi le FARC, le feroci forze armate che nel 2002 rapirono la candidata alla presidenza Ingrid Betancourt, il 23 giugno 2016 hanno annunciato la propria intenzione di cessare qualunque attività violenta. Malgrado le trattative per raggiungere una pace stabile e duratura non siano affatto semplici, il progressivo smantellamento dell’apparato militare del gruppo bolivarista ha avuto un forte e decisivo impatto sull’economia nazionale. Già, perché se in passato numerose aree della Colombia meridionale erano letteralmente controllate dalle FARC, le quali spesso arrivavano ad imporre un proprio sistema fiscale e sociale alle regioni sottomesse, ora inevitabilmente quelle zone potranno tornare a rispondere alle istituzioni colombiane.

A tutto questo, bisogna poi aggiungere un sistema fiscale equo e rispettoso verso le classi sociali meno abbienti. Le riforme volute dal governo di Juan Manuel Santos negli ultimi due anni, infatti, hanno consentito al Paese di vivere una forte semplificazione fiscale che ha portato, inevitabilmente, a una maggiore fiducia da parte del popolo colombiano nelle proprie istituzioni … una fiducia che ha concesso ai colombiani perfino, in alcuni casi, di accettare l’aumento di alcune tasse come l’Iva, che è cresciuta dal 16 al 19%.

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Inoltre, la Colombia sta attuando una serie di politiche volte a favorire le esportazioni e, più in generale, una serie di politiche finalizzate ad acquisire una sempre maggiore influenza nello scenario internazionale. Malgrado negli ultimi anni ciò non sia sempre avvenuto con costanza, varie azioni di Bogotà, a partire dall’acquisto di parte del debito straniero, lasciano immaginare che nei prossimi anni la nazione abbia tutto l’interesse ad acquisire un ruolo primario nello scacchiere internazionale. In questo senso, le elezioni che si svolgeranno il 17 giugno con la possibile vittoria del candidato moderato Ivan Marquez potrebbero segnare una netta discontinuità con i Paesi Chavisti e, di conseguenza, un avvicinamento alla Nato; un passo da molti ritenuto necessario per rendere a tutti gli effetti la Colombia un Paese moderno e industrializzato.

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Naturalmente le sfide non sono finite. Varie zone rurali, infatti, vivono ad oggi una profonda situazione di regresso e di disuguaglianze sociali. In molte città della Colombia del Sud, addirittura, si registrano elevati e preoccupanti numeri relativi alla disoccupazione e all’analfabetismo. Per la prima volta, queste sfide sembrano davvero poter essere affrontate e vinte. In altre parole, avere una classe dirigente matura non vuol dire risolvere ogni problema, ma avere la sensazione di star andando, finalmente, nella direzione giusta.

Data:

2 Giugno 2018