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Come cambia la terminologia, globalizzandosi

Rammentate il film TITANIC che magnificò Leonardo Di Caprio, alla melodia dell’incantevole voce di Cèline Dion? TITANIC è una parola che deriva dal greco, assorbita dal latino: “Titanes”. Titani erano dei minori della mitologia greca. Shakespeare scelse Titania quale nome per la regina delle fate nel “Sogno di una notte di mezza estate”. Perciò la pronuncia Titanic è italicamente corretta! Ma per le persone di mondo, alla moda, dagli ampi orizzonti culturali, la dizione esatta è stata da subito TAITENIC! Da allora il vezzo non è cambiato, anzi è peggiorato. Adoperare nel linguaggio il binomio “Italiano – semplicità” è reputato da molti come indice di grigiore culturale, come prova di arretratezza plebea, come spia del vivere giorno per giorno nel pantano nebbioso della banalità.

Cosicché colonne incrollabili ed estranee si ergono nel nostro italiano ed in particolare nel linguaggio amoroso.

Esempio lampante è la parola PARTNER.

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Partner è stato un po’ come un asso pigliatutto linguistico. Ha lasciato sopravvivere, sia pure riducendone il numero e in parte la solennità, i tradizionali “moglie” e “marito”, “fidanzata” e “fidanzato”, un tempo capisaldi del cammino amoroso; ma ha rarefatto i vocaboli il o la” coniuge” e il o la “consorte”. Hanno resistito il o la “convivente”, grazie alla burocrazia, e la “compagna” e il “compagno”, grazie alla politica, o almeno a una fazione della stessa. Ha però riscosso un successone nelle unioni omosessuali, risolvendo intuibili problemi d identificazione all’interno della coppia.

Altra colonna portante è la parola FLIRT. Ad opporlesi erano gli italiani “amorazzo”, orribile, e “amoreggiamento”, poco romantico e con un non so che di burocratico. Ammettiamolo pure: flirt ha giocato sul velluto. L’espressione piccolo amore non ha avuto fortuna, tantomeno presa. “Avventura” meglio non rivelarlo al o alla diretta interessata, e relegarlo alle confidenze fra amici e amiche intimi.

Colonne granitiche le parole CHARME e SEX APPEAL. Per la verità non hanno fatto “tabula rasa”; ancora si sentono “fascino”, “attrazione”, “magnetismo”, gran bei termini, come pure “seduttività”; un po’ meno fortunati “malia” e “maliardia”.

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I tempi cambiano, l’amore, il sentimento no. Muta la maniera di viverlo e di goderlo, questo sì. Anche la lingua si evolve, ma sarebbe bello se lo facesse solo quando è necessario. Affinché il lavoro dei Grandi della Letteratura, inutile nominarli, resti patrimonio vivo della nostra cultura.

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Data:

8 Novembre 2016