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“COME HO PRESO IN MANO LA MIA VITA”

Nel 2020, quando l’Italia era ferma, attanagliata dall’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, ed avvolta da una nube grigia che offuscava ogni possibile idea di futuro, il fotografo pontino Enrico Duratorre, decise di raccontare se stesso, attraverso un libro fotografico, dando vita ad “Emozioni in un click” dove tra immagini ed aneddoti si racconta una parte della sua storia e soprattutto della sua rinascita.

Duratorre, talento a tutto tondo e personalità poliedrica, possiede, come tutti i dotati di arioso dinamismo carburato dalla passione, un carisma travolgente. I lettori di IWP hanno avuto modo di conoscere il livello della sua vocazione artistica attraverso i suoi articoli.

Perché hai deciso di avvicinarti alla fotografia?

Tutto è iniziato nel 2010, allora ero un apprezzato professionista di successo e lavoravo già da anni in un importante studio legale della provincia, quando un giorno, dopo settimane in cui una malattia legata allo stress accumulato negli anni aveva intaccato la mia salute, guardandomi allo specchio, mentre mi facevo la barba, decisi che non sarei morto sotto le carte.

Partì da lì la mia rinascita fisica e soprattutto mentale, accompagnato dalla mia fidata macchina fotografica che pochi mesi prima era rientrata nella mia vita dopo un lungo periodo di pausa, iniziai un percorso che mi ha portato, dopo oltre dieci anni, a diventare un apprezzato fotografo.

E’ stata una decisione coraggiosa… ma è stato un percorso facile?

Il percorso non è stato facile, all’inizio sono state tante le porte prese in faccia ed i bastoni tra le ruote da parte di chi, probabilmente insicuro del proprio, vedeva in me un pericolo per la sua piccolezza.

Ma la testardaggine che da sempre è una mia caratteristica, mi ha portato a non fermarmi davanti a nessuno ostacolo, sicuramente la scelta di abbandonare una professione che viene vista spesso come uno strumento per fare soldi, ma che in una realtà di provincia, spesso ha più ombre che luce, ha comportato il pagamento di un prezzo piuttosto alto in tema di rapporti sociali, ma che ha avuto come risultato la libertà, la libertà di esprimere me stesso senza alcuna costrizione, senza dover restare ingabbiato in schemi che qualcun altro aveva disegnato per me.

La fotografia mi ha permesso di far venir fuori la mia vera essenza di “folle sognatore”, che ancora crede nella bellezza, che si batte per l’eliminazione degli stereotipi, che lotta per i suoi sogni, che si emoziona ascoltando una canzone.

Com’è nata l’idea del libro fotografico?

Era da tempo che volevo raccontare la mia storia, come ho deciso di avvicinarmi alla fotografia. Così quando nel 2020, dopo dieci anni, di cui gli ultimi cinque ad occuparmi solo di fotografia, dopo aver lasciato la professione, ho deciso che neanche la pandemia mi avrebbe potuto fermare, ho chiamato la mia amica Julie Biasucci e le ho chiesto se se la sentiva di pubblicare il mio libro, lei non ha esitato un attimo a dirmi di sì, sebbene non avesse visto il materiale, ma conosceva bene la mia determinazione e così ha accettato la sfida nonostante la sua piccola casa editrice, Fawkes Editions, non aveva mai pubblicato una cosa del genere, così le ho inviato il materiale.

Quando il libro arrivò, ci sentimmo telefonicamente e lei mi disse, “questo è il libro che tutti i ragazzi dovrebbero avere, la tua storia sarebbe per i ragazzi un esempio di perseveranza e determinazione un esempio di chi ha avuto il coraggio di essere se stesso, abbandonando il certo per l’incerto, guidato dalla propria passione”

Queste parole mi hanno fatto pensare, non mi sono mai considerato un esempio, ma oggi a distanza di anni, vedendo come la società ci tratta e ci impone stereotipi che nulla hanno a che fare con la libertà di scelta delle nostre coscienze, ho deciso di riprendere in mano questo piccolo libro fotografico e vedere la strada che ho fatto, le persone che ho incontrato, riabbracciare anche se solo con il pensiero tutte quelle persone che mi hanno dato una mano quando ero a terra, o che mi hanno solo messo una mano sulla spalla quando dovevo prendere una decisione o fare una scelta.

Che messaggio ti senti di dare, soprattutto ai ragazzi e a chi oggi vive una difficoltà o si sente scoraggiato?

Oggi, che vedo ragazzi con lo sguardo perso, aggrappati ad una realtà virtuale, credo che l’esempio sia il più grande insegnamento ed io nel mio piccolo voglio provare ad essere davvero di esempio, ad insegnare che con determinazione e costanza si possono realizzare i propri sogni, “niente è impossibile” se ci lasciamo guidare dalle nostre passioni e troviamo il coraggio di affrontare le nostre paure, perché il futuro può essere migliore di come ce lo descrivono.

Data:

22 Gennaio 2023